L’AFFASCINANTE STORIA DI STEFANO CARDU: UN CAGLIARITANO ALLA CORTE DEL RE DEL SIA, L’ATTUALE THAILANDIA

C’è una storia che pochi conoscono, eppure è custodita nel cuore di Cagliari, tra le sale silenziose della Cittadella dei Musei. È la storia di Stefano Cardu: ingegnere, avventuriero, collezionista. Un sardo che, nella seconda metà dell’Ottocento, raggiunse uno dei regni più lontani e misteriosi del mondo.

Nato a Cagliari nel 1849, Cardu arrivò a Bangkok sotto il regno di Rama V — il sovrano illuminato che stava trasformando il Siam – attuale Thailandia – in una moderna potenza asiatica, a colpi di ponti, strade e palazzi reali. In questo cantiere a cielo aperto, un giovane ingegnere sardo trovò il suo posto nel mondo.

Studente del Regio Istituto Nautico di Cagliari, Cardu apprese quelle poche ma essenziali nozioni che gli consentirono di nutrire la sua sete d’avventura ed imbarcarsi via mare, pronto ad intraprendere un viaggio senza meta, attraverso le sfide che solo il mare può offrire.

Lasciò gli studi e si imbarcò su una nave mercantile alla volta della Grecia, facendo dapprima scalo a Napoli. Dopo essere scampato a diverse traversate, nel 1874, all’età di 25 anni, approdò in una terra lontana, della quale, all’epoca, si sapeva molto poco: il Siam. Qui grazie alla conoscenza dell’inglese e del francese appreso in navigazione, entrò subito a far parte di una società di progettazione britannica incaricata di portare avanti una serie di opere pubbliche e private a servizio del giovane re Chulalongkorn, meglio conosciuto in Occidente come Rama V.

Sovrano moderno e illuminato, Rama V fu incoronato re nel 1873 e, anche dopo la sua morte, continuò ad essere uno dei re più amati dai thailandesi, tanto da meritare l’appellativo di Rama “il Grande”. Ricevette un’educazione moderna, tramite una serie di tutori occidentali fatti arrivare in Thailandia dal padre, il sovrano Rama IV, tra cui Anna Leonowens, resa nota al grande pubblico dalla sublime interpretazione di Jodie Foster, nel celebre film “Anna and the King” di Andy Tennant.

Fu proprio questa sua apertura alla cultura occidentale a renderlo fautore di una politica che mirava a proteggere il Siam dalla colonizzazione stringendo rapporti commerciali con molti Stati come l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia. Egli, inoltre, abolì la schiavitù ed istituì le prime scuole di ispirazione occidentale, adoperandosi per migliorare l’istruzione nel Siam, convinto che si potesse apprendere da un modello culturale diverso e adattarlo ad un contesto differente e ricettivo.

Non è un caso che alcune tra le più grandi opere pubbliche siamesi dell’epoca siano d’ispirazione europea, richiamando l’eclettismo comune a molti stili che stavano iniziando a manifestarsi sul finire dell’Ottocento, dal Liberty al Neogotico al Decò. Per questo, sensibile al fascino dell’arte e dell’architettura europea, Rama V fece entrare nelle sue grazie i più importanti disegnatori ed architetti dell’epoca presenti in Siam, tra cui Stefano Cardu, di cui era qualche anno più giovane. Unico italiano in Siam, il giovane cagliaritano accese la curiosità del sovrano, il quale decise di visitare l’Italia per ben due volte.

Fu proprio sotto l’incarico di Rama V che Cardu ottenne importanti commissioni per la corte del Siam. Tra queste il Palazzo del Principe Chaturonratsami nel 1879 e il Royal Military College tra il 1890 e il 1892. Partecipò anche alla costruzione dell’Oriental Hotel nel 1890, per ospitare diplomatici e regnanti in visita alla corte siamese. L’edificio, oggi noto come Mandarin Oriental Bangkok, conserva ancora il suo fascino originario.

In Siam Stefano Cardu creò anche la sua impresa – la S.Cardu & Co. – che dava lavoro a diversi architetti, ingegneri ed operai locali e non. Cominciò quindi a viaggiare tra Cina, India, Malesia e Giappone, ed è qui che capiamo bene come il suo contributo più duraturo, forse, non fu in mattoni e cemento. Accanto al lavoro, che svolgeva instancabilmente, Cardu coltivava una passione silenziosa e tenace: raccogliere e circondarsi di bellezza. Negli anni accumulò oltre milletrecento manufatti artigianali, databili tra il XIV e il XIX secolo, provenienti dal Siam e dal Sud-Est asiatico, ma anche da Giappone, Cina e India.

Questo inestimabile patrimonio artistico, oggi, è a Cagliari, nelle sale del museo che porta il suo nome. Sculture buddhiste, manoscritti illustrati, porcellane Ming, armi cerimoniali, tempere siamesi: ogni oggetto era un pezzo di un mondo che stava per cambiare per sempre.

Tornato in Europa nel 1900, dopo la grande crisi economica del 1890, che colpì anche la Thailandia, il 22 luglio 1914 Cardu offrì in dono alla città di Cagliari una parte cospicua della sua collezione. Un gesto di generosità raro, che portò l’Oriente in Sardegna. Ma la Prima Guerra Mondiale era alle porte e rese vano il sogno di organizzare una grande mostra nella sua città natale.

La collezione siamese, allora ospitata nelle sale del Palazzo Civico, in accordo con il sindaco Ottone Bacaredda, aprì al pubblico nel 1918, e fu lo stesso Cardu a occuparsi dell’allestimento e del catalogo, destinando i proventi delle visite agli orfani della Prima guerra mondiale.

Il Museo Cardu fu quindi il primo museo civico di Cagliari e ancora oggi è l’unico museo d’arte orientale della Sardegna. Ma non solo: oggi il museo d’Arte Siamese Stefano Cardu vanta un primato inaspettato: la più grande raccolta di arte siamese presente in Europa.

Ma la collezione Cardu è molto più di questo: è il frutto di una vita di sacrifici e di lavoro, della sete di scoperta e di avventura di un giovane sognatore, un tesoro che nessuno si aspetta di trovare a Cagliari, in una città di mare che un giorno mandò uno dei suoi figli fino alle porte del lontano Oriente, e lui tornò portandosi dietro un mondo intero.

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