
Sara Nicole Cancedda
di GIANRAIMONDO FARINA
Sara Cancedda rappresenta realmente quello che ora l’emigrazione sarda organizzata dovrebbe essere: radici profondamente ancorate alla storia, ma anche, e soprattutto, proiettate verso il futuro. Un futuro che, ora, dopo la presentazione della nuova Federazione degli emigrati sardi, la S. E. U. (Sardi Emigrati Uniti) del 13 marzo scorso, a Palazzo Doglio, ha una concreta prospettiva. Una Federazione che riunisce 24 circoli usciti dalla Fasi, la storica associazione, dopo il travagliato e discusso congresso di Alghero dello scorso ottobre. Sara Cancedda è un’avvocatessa dal piglio deciso, esperta in diritto assicurativo, con solidi studi giuridici alla LUISS ed un Master Universitario di II Livello in Business and Company Law, nonché un importante esperienza internazionale alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Si è prestata gentilmente, per la prima volta, ad un’intervista esclusiva per la carta stampata. E lo ha fatto, non a caso, per Tottus in Pari. In questo momento, con generosa disponibilità, ha risposto alle nostre domande, fornendoci un’importante spaccato dello status in cui attualmente versa l’emigrazione sarda.
Carissima Presidente, la SEU rappresenta il «punto di arrivo» di un percorso. Perché siete arrivati a questo punto? SEU nasce da un’esigenza concreta, maturata nei circoli e all’interno della FASI in un triennio di discussioni che non trovavano sbocco: costruire uno spazio nuovo di confronto, partecipazione e rappresentanza, capace di valorizzare la storia dell’emigrazione sarda e insieme di affrontare le sfide contemporanee su un piano valoriale condiviso tra generazioni.
Dentro quella necessità covava però anche una frattura. Il Congresso di Alghero l’ha resa visibile e insanabile: lì si è chiarito che esistono due visioni incompatibili del futuro dell’emigrazione organizzata. Da una parte chi intende conservare gli assetti esistenti a qualunque costo. Dall’altra chi ritiene che senza un quadro valoriale condiviso e senza una gestione democratica e realmente partecipata, qualunque federazione sia destinata all’irrilevanza. Le gravissime irregolarità che hanno contraddistinto quel Congresso — oggetto di un ricorso formalmente depositato — hanno reso impossibile fare finta che non fosse così e ci hanno messo davanti alla responsabilità di salvaguardare la dignità di chi rappresentiamo e costruire il futuro che auspicavamo.
Il nome mi piace. Sardi (e sarde) emigrati uniti. Un nome che non è «istituzionale», ma nasce dal basso. È anche un riferimento alla comunità sarda integrata della l.r. 7 del 1991? Sì, la legge 7 del 1991 aveva un’intuizione straordinaria: i sardi fuori dalla Sardegna non sono un problema da gestire, ma una comunità da riconoscere come parte integrante del popolo sardo. Così peraltro ci percepiamo noi: non “disterrados”, ma “emigrati”, persone che hanno scelto e che mantengono un legame vivo e attivo con la Sardegna, di partecipazione diffusa. “Sardi Emigrati Uniti” viene da lì: è il nome che è emerso da un gruppo di lavoro aperto a volontari da tutta Italia, senza che nessuno lo imponesse dall’alto. Questo, per noi, non è un dettaglio. È già una dichiarazione di metodo: le cose che durano nascono da chi le vive, non da chi le progetta a tavolino.
Nelle Dichiarazioni Programmatiche si parla di giovani, donne, democrazia interna e rappresentatività. Come si traducono concretamente? Sono aspetti centrali: occorre costruire meccanismi che rendano la partecipazione strutturale, non episodica. Avere una presidente donna e under 35 è già un segnale della direzione in cui stiamo andando, così come il fatto che il direttivo sia equilibrato nella rappresentanza di genere. Ma non ci è bastato: SEU garantisce equilibrio di genere e anagrafico in modo strutturale e permanente nella partecipazione al voto di tutti i propri organismi. Giovani e donne hanno piena voce in tutti i momenti della vita della federazione, non solo nelle occasioni congressuali. A questo si affianca il rafforzamento dei coordinamenti giovani e donne, ai quali abbiamo affidato da statuto compiti progettuali concreti: non organi di raccordo passivo, ma soggetti attivi nella costruzione e nella realizzazione delle proposte di SEU.
I 24 circoli fondatori includono realtà storiche di grande peso. Innovazione e memoria possono davvero coesistere? Coesistere non basta: innovazione e memoria devono alimentarsi a vicenda. Un movimento che preserva la propria storia senza metterla in discussione non ricorda — si immobilizza. E un movimento che dimentica la sua storia si svuota. I circoli storici che hanno scelto SEU portano una cultura: decenni di solidarietà, mutualismo, identità, vita democratica concreta al servizio dei soci. È quell’esercizio costante di democrazia che ha reso possibile riconoscere quando era necessario costruire qualcosa di diverso. La memoria, se è viva e se coltivata, produce innovazione.
I «tavoli tematici» su lavoro, trasporti, sviluppo sostenibile, emigrazione di seconda generazione: come funzioneranno in pratica? La forma esatta è ancora in discussione con i circoli — e questo fa già parte del metodo: non vogliamo calare dall’alto una struttura preconfezionata. Quello che sappiamo è cosa devono produrre: proposte e posizioni concrete, non dichiarazioni di intenti. Su trasporti, lavoro, seconda generazione ci sono competenze straordinarie sparse nella diaspora che non hanno avuto uno spazio strutturato. I tavoli devono essere quello spazio.
Come saranno i rapporti con la Regione Sardegna? E sulla questione dell’assessorato competente Lavoro o Cultura? I rapporti con la Regione saranno improntati al dialogo e alla collaborazione costante, come è nella tradizione dei circoli che oggi compongono SEU. Per quanto riguarda l’assessorato, la legge 7 prevede che sia competente l’assessorato al Lavoro, e la ratio è evidente ed ancora attualissima: si emigra principalmente per ragioni di lavoro e questo rimane un aspetto centrale. Questo non significa che la dimensione culturale sia secondaria — tutt’altro. Noi crediamo che il mondo dell’emigrazione abbia una dimensione trasversale: culturale, sociale, economica e persino strategica per la Sardegna, e che questi temi siano strettamente legati fra loro. Proprio per questo riteniamo che, su temi o progetti specifici, un coordinamento interassessoriale possa rappresentare un valore aggiunto per l’intera comunità dei sardi emigrati.
È giusto rivedere la l.r. 7 stravolgendola, o non sarebbe meglio aggiornarla — estendendo finalmente la continuità territoriale ai coniugi non sardi? La legge 7 ha avuto un’intuizione fondamentale: considerare l’emigrazione sarda come una comunità integrata, non come una realtà marginale. Quel principio ha trent’anni ed è ancora attualissimo — ma la legge che lo incarna ha bisogno di essere aggiornata per riflettere una realtà profondamente cambiata (banalmente, anche solo per coordinamento con il nuovo codice del terzo settore) e questo dovrebbe essere fatto con una platea più ampia possibile di soggetti coinvolti.
Sul tema della continuità territoriale invece, va riconosciuto che negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti significativi, in particolare sul riconoscimento dei nuclei familiari: oggi i soggetti legati da rapporti di coniugio o filiazione con i beneficiari della tariffa riservata hanno diritto ad accedervi.
La frontiera aperta è estendere la continuità oltre Roma e Milano: troppi sardi emigrati vivono in città che non sono collegate in modo adeguato, e questo è una questione di equità, non un dettaglio logistico.
E se volessimo davvero essere ambiziosi: la continuità territoriale potrebbe essere universale e abbattere ogni distanza tra l’isola e il mondo.
Quali saranno i prossimi passi concreti di SEU? Ci sarà il riconoscimento regionale? I prossimi passi sono chiari nell’ordine: prima il consolidamento della rete, perché una federazione è forte quanto i suoi circoli. Poi i tavoli tematici ed il primo congresso. E parallelamente, il percorso di riconoscimento regionale — che non è un obiettivo di SEU in quanto tale, ma una condizione per garantire piena rappresentanza alle comunità che ci hanno scelto.
Scomparso il Messaggero Sardo, come intende SEU affrontare la comunicazione in un mondo completamente cambiato? Il nostro compito è comunicare la vita della federazione, delle associazioni che la compongono, le proposte, le battaglie, i risultati. Per farlo bene stiamo strutturando un gruppo di lavoro dedicato, che utilizzi tutti i canali disponibili. Siamo già attivi sui social, in particolare su Facebook e Instagram, e ci stiamo strutturando per contenuti editoriali di taglio più lungo. A questo proposito, venuto meno il Messaggero Sardo, realtà come Tottus in Pari hanno saputo raccoglierne l’eredità, senza rinunciare alla profondità e al senso di comunità che lo aveva reso importante. Con loro siamo certamente intenzionati a collaborare — e questa intervista costituisce certamente una prima occasione importante.
La scelta di Palazzo Doglio richiama l’ultima grande Conferenza sull’emigrazione. SEU riparte anche da quel laboratorio? La scelta di Palazzo Doglio non è stata casuale. Quella Conferenza generale ha rappresentato un momento importante di confronto e riflessione collettiva sul mondo dell’emigrazione, e SEU vuole ripartire anche da quel patrimonio di idee e di elaborazione. Non solo i contenuti: vogliamo mutuare anche il metodo, lavorando fianco a fianco con le altre federazioni per affrontare le sfide comuni che abbiamo davanti. Ci sono sfide — la continuità territoriale, la rappresentanza politica, la riforma della l.r. 7 del 1991, il rapporto con le nuove generazioni — che nessuna federazione da sola può affrontare e che richiedono la più ampia partecipazione.
Per concludere: l’emigrazione è ancora un problema o è anche un’opportunità? È entrambe le cose, in misure diverse a seconda della prospettiva. È un problema quando è sistemica, quando nasce dalla mancanza di opportunità. Ma spesso è invece una scelta che produce risorse strategiche: i giovani sardi seguono percorsi di studio e lavorativi d’eccellenza, nella penisola e nel mondo. L’obiettivo e attrarli e mantenerli nella rete dell’emigrazione organizzata. Se le comunità emigrate vengono considerate una risorsa strategica — e imparano a operare come tali — l’emigrazione può diventare un’opportunità straordinaria: una rete di competenze, relazioni ed esperienze. SEU nasce anche per questo, per non sprecare questo potenziale.
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Brava Sara 👏🏻
Brava Sara e che location!!
Era necessario un cambio di passo.. un cambio che avevamo già evidenziato durante il congresso del 2020… avevamo già allora posto delle questioni che sono rimaste totalmente inascoltate! Oggi questo cambio lo possiamo impostare! Grazie all’ impegno di Sara e di tutti noi che con un atto di coraggio siamo andati avanti!!
Verissimo,Sandra. Era necessario cambiare registro.
Complimenti avanti così
Bravissima Sara
Auguri, Buon lavoro 👍
Brava Sara,
Dopo l’ultimo congresso, con tutte le difficoltà affrontate, questo traguardo sembrava irraggiungibile. Invece, grazie alla tenacia dei 24 circoli fondatori, della nuova presidente e del gruppo dirigente della federazione SEU, siamo andati avanti. Credo che nel tempo questo impegno renderà la SEU un punto di riferimento sempre più importante per l’immigrazione noi continueremo a lavorare in questa direzione.
Aspettavamo di conoscere i programmi di S.E.U. Grazie
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Pienamente d’accordo su tutto!
L’uscita dalla FASI non è stata indolore, ma un passo necessario: creare una nuova Federazione..SEU è il risultato di un grnade lavoro condiviso democraticamente a cui tutti hanno potuto partecipare attivamente alla costruzione del nuovo Statuto,degli obiettivi e soprattutto della valorizzazione delle donne e dei giovani.a cominciare dalla nostra Presidente Sara Nicole Cancedda sono 35 anni,ma grandi competenze ,capacità e il ccarattere fiero da grande e vera donna Sarda..Complimenti ancora Sara e grazie per il tuo impegno continuo per tutti noi che ci sentiamo e siamo Sardi fuori dalla Sardegna ,ma non meno sardi dei nostri correzioni che vivono nell’isola .Siano certi che grazie all’impegno tuo e del nuovo gruppo dirigente i legami valoriali e i rapporti con la nostra Isola saranno più stretti e concreti del passato!FORZA PARIS
Pienamente d’accordo con Sara!!👍👍👍
Leggo con piacere questo meraviglioso articolo. Grazie Gianraimondo Farina . Complimenti alla nostra Presidente Sara Nicole Cancedda.
Forza paris💪 💪
Bravissima!!!👏 👏👏
Complimenti tesoro
Complimenti Sara 👏🏻❤️
Bravissima Sara!👏🏻❤️
Bravissima Sara
l’importante sarà il coinvolgimento, la partecipazione dei soci e di chi volontariamente lavora per far funzionare i circoli e proporre iniziative ed eventi sulla Sardegna per far sentire i sardi più vicini alla loro terra e i non sardi per conoscere e apprezzare questa terra meravigliosa
Tantissimi Auguroni Presidente!!!!
Complimenti SARA
Grazie e mille!! Sara sei bellissima!!!