‘SARDUS PAPER’, UN PONTE DI CARTA CHE UNISCE LUOGHI, TEMPI E VOCI

Hugo Pratt raccontava che a Venezia esistono tre luoghi magici e nascosti dove, quando i veneziani sono stanchi delle autorità, aprono una porta in fondo a un cortile e se ne vanno «in posti bellissimi e in altre storie». Mi piace pensare che Sardus paper sia nato da una porta simile: non una fuga ma un passaggio. Un varco aperto in un luogo che non esiste sulle mappe ma solo nella memoria di chi lo abita.

Per me quel luogo è stato un tavolo da lavoro a Firenze, lontano dalla mia isola, eppure colmo di Sardegna. Su quel tavolo si accumulavano, da anni, carte ingiallite, ritagli di giornale, fotografie d’epoca, libri dimenticati: tracce sparse di un continente sommerso. È lì che, con l’ostinazione di un paziente “cercatore”, ho iniziato a ricomporre un mosaico fatto di voci laterali, storie minori e frammenti dispersi. La collana non è nata per caso ma è scaturita da una esigenza personale: salvare e dare forma ai preziosi frammenti di memoria che andavo via via raccogliendo ed impedire così che andassero perduti.

La registrazione del nome Sardus paper risale al 2018, ma la pandemia ha rallentato tutto lasciando il progetto in sospeso per mesi. Quando la situazione ha iniziato a migliorare, è uscito il primo libretto; poi il secondo; e infine un ritmo mensile che ha trasformato un gesto personale in un progetto culturale riconosciuto e atteso. Attorno a quei libretti numerati e firmati a mano, infatti, si è formata nel tempo una comunità di lettori, studiosi e collezionisti: persone che in quelle pagine hanno trovato non solo un oggetto da collezione ma un modo diverso per comprendere le proprie radici. Non è stata casuale, pertanto, la scelta di non utilizzare, data la tiratura limitata, il normale circuito librario per la distribuzione. I libretti, infatti, possono essere acquistati solo tramite abbonamento annuale o, anche singolarmente, attraverso il sito ufficiale dell’editore Libri Liberi (il sito: www.libriliberieditore.it/categoria-prodotto/sardus-paper/).

Le parole di Anna Dolfi, che aprono e chiudono questo testo, non sono un semplice omaggio bensì la conferma che la collana Sardus paper è riuscita a intercettare quel punto in cui la cultura si intreccia con il sentimento e la storia torna a parlare: 

«Ha quasi dell’incredibile che un nuovo, originalissimo prodotto editoriale possa presentarsi in poco più di un paio d’anni e per merito di una sola persona con tanta ricchezza. Alludo alla collana “Sardus paper” (raffinato e allusivo titolo che trasforma in carta l’immagine del mitico dio autoctono dell’isola, il sardus pater su cui ebbe a scrivere anche Giuseppe Dessí) ideata e diretta dal colto e raffinato Angelino Mereu, sardo DOC, nato in Barbagia, per l’esattezza ad Orani, che pur vivendo da decenni a Firenze la Sardegna la conserva fitta nel cuore.

Dopo un avvio quasi familiare a partire da un fuori numero e da un numero zero, gli eleganti volumetti che escono con regolare cadenza mensile in edizione numerata dal 2023 sono diventati un appuntamento immancabile per collezionisti e cultori di curiosità, storia, letteratura, antropologia sarde e non solo. Mereu è riuscito infatti a trovare, per ciascuno dei ventidue libretti apparsi finora, testi brevi di argomento sardo, sconosciuti o quasi, ripescati da vecchi giornali o in librerie antiquarie; per ciascuno (quando non è intervenuto in prima persona con ricostruzioni e profili) ha individuato un prefatore, accostando agli scritti carte geografiche, fotografie d’epoca, immagini pittoriche che attinge dal suo ricchissimo archivio privato o che riesce con capacità quasi rabdomantica a trovare su riviste o sulla stampa periodica. I testi che ci propone sono dei veri, preziosi repêchages di autori e scritti che si collocano tra gli anni Settanta dell’Ottocento e la contemporaneità (anche se per lo più si fermano agli anni Cinquanta del Novecento) e coprono campi che vanno dalla storia all’antropologia, dalla zoologia al folclore, dalla sociologia alla letteratura, dalle tradizioni popolari al mito….È da sottolineare [inoltre] il ruolo che l’ideatore della collana, nelle sue varie fasi, ha avuto e continua ad avere non solo nel reperimento e nella scelta dei testi, ma anche nell’iter successivo fino all’impaginazione, sì che all’editore è rimasto/rimane solo (o quasi) l’apposizione del marchio e la collocazione in catalogo». 

Sardus paper nasce, come già accennato, dalla voglia di riportare alla luce una Sardegna sommersa, fatta di voci disperse, testi dimenticati, frammenti che rischiavano di perdersi. All’inizio non pensavo a una collana. Era piuttosto un archivio in movimento, un laboratorio di memoria, un gesto di restituzione culturale. Capivo che andavo incontro a un oggetto editoriale insolito, quasi anacronistico che sfuggiva alle categorie consuete del mercato librario in quanto la mia idea guardava alla Sardegna come a un continente sommerso da riportare alla luce attraverso frammenti dispersi. L’editoria contemporanea corre, produce (tanto) e consuma (poco). Personalmente credo, invece, nella lentezza e nella cura come valore. La preparazione di ogni libretto richiede ascolto, dedizione, ricerca. È un lavoro che assomiglia più all’archeologia che all’editoria: si scava, si trova, si pulisce, si ricompone. Ogni mese un tassello, ogni mese un frammento di memoria che viene recuperata.

Nell’ideazione di Sardus paper penso abbia contato anche un fattore importante: sono sardo e vivo e lavoro a Firenze da oltre 50 anni. La distanza, più che un distacco, è una doppia appartenenza che pone chi vive lontano dall’isola nella condizione di conoscere bene il valore dei frammenti, delle voci che riaffiorano, dei segni minuti che tengono insieme la memoria ma che rischiano di scomparire. Forse è per questo che Sardus paper è nato proprio qui, a Firenze, in una città che non è l’isola ma che permette di guardarla con uno sguardo più ampio, più meditativo. La Sardegna, da lontano, si vede meglio.

Nel 2023 (fino al 2024), con l’editore Nardini, è nato il primo libretto: il numero “zero”, dedicato a Marianna Bussalai, sardista della prim’ora e convinta antifascista. Quel libretto conteneva già la direzione del progetto: recuperare voci non canoniche, scritture nate ai bordi della grande storia. Dal 2025, con cadenza mensile, i libretti appaiono invece sotto una diversa sigla editoriale, quella di un piccolo e interessantissimo editore indipendente, il fiorentino Libri Liberi.

La varietà dei temi trattati è molto più ricca di quanto ci si aspetterebbe: dalla zoologia ottocentesca di Giuseppe Gené alle lotte sociali raccontate da Emidio Agostinoni, dalle feste popolari illustrate da Giuseppe Biasi alle maschere barbaricine di Raffaello Marchi, dai viaggiatori stranieri come Edmond Neukomm  e i coniugi Gosset  fino ai racconti di Indro Montanelli su Nuoro.

Ecco, come esempio dei tanti argomenti proposti dalla collana, un breve passaggio tratto dall’ articolo di Anna Dolfi: 

«Il più antico ci propone la descrizione fatta nel 1874 da un ‘regio verificatore’, Francesco Salino, che avendo viaggiato per quattro anni per la provincia di Cagliari racconta con brio e non senza umorismo le peripezie, le disavventure e anche le bellezze naturali incontrate durante la sua Ascensione del Monte Serpeddi. Accompagnato da guide inaffidabili per paesi e sentieri di montagna, alla fine troverà ridotto in stato deplorevole il suo Itinerario in Sardegna di Lamarmora (un libro di riferimento e verifica per molti altri autori, ad esempio per la ricerca sul Falco Eleonorae a cui si dedica nel 1840 per desiderio del primo Savoia lo zoologo ‘fissista’ Giuseppe Gené) e non gli resterà che mettere su carta una cronaca del viaggio per far conoscere ai turisti “ciò che sia viaggiare in Sardegna” […] Una significativa testimonianza su una ‘gita letteraria’ fatta in Sardegna negli anni Cinquanta per conto della RAI (che a sua volta aveva ricevuto l’incarico dal Cd, un centro di documentazione destinato a promuovere la cultura) ci viene dal pisano/fiorentino Piero Bigongiari, rappresentante tra i più significativi di quella terza generazione che avrebbe dato vita all’ermetismo. Bigongiari si trovò insieme a una eccezionale compagine di poeti e critici (Ungaretti, Caproni, Bo,…) ad attraversare l’isola fino alle località più impervie della Barbagia e a parlare con abitanti che ancora portavano gli abiti tradizionali e non conoscevano altra lingua che il dialetto (sì che sarebbe stato un giovanissimo Tito Stagno a fare loro da interprete). […] Sono davvero molte in ogni testo le riproduzioni di xilografie, quadri, sculture, cartoline, murales, vignette satiriche…, compresi acquerelli commissionati ad hoc, come nel caso di Francesco del Casino per Dessí e di Paolo Curreli per la descrizione di Nuoro fatta da un giovane Indro Montanelli con il quale Mereu era entrato in contatto per ricostruire le ragioni della sua presenza sull’isola. […] Di Caterina Cucinotta sono le pagine su Le decorazioni arcaiche dei costumi sardi (accompagnate da suoi acquerelli); con riproduzioni d’artista anche due novelle dei primi anni Venti di Giuseppina Coroneo, a riprova dell’attenzione della collana (aperta con un numero 0 su una sconosciuta sardista, l’impegnata Marianna Bussalai) alla presenza femminile. Un interesse che certo trova la sua testimonianza letteraria più significativa in uno scritto del 1949 di Giuseppe Dessí dedicato a Donne italiane. Le sarde, nel quale partendo da Lawrence e Vittorini, ricordando la Deledda e soprattutto Eleonora d’Arborea, ma senza scordare le umili artefici di lavori artigiani, il grande scrittore fa della donna sarda un esempio di delicatezza, cultura e coraggio contrapponendola alla rozzezza maschile».

Non a caso, quindi, in questo solco di continua riscoperta, l’intera programmazione del 2026 sarà dedicata all’esplorazione dell’universo femminile legato all’isola: un viaggio attraverso lo sguardo di donne che hanno saputo raccontare la Sardegna con una forza e una modernità straordinarie. Sono già stati pubblicati i fascicoli dedicati a Grazia Deledda, Maria Giacobbe, Joyce Lussu e Gemina Fernando, mentre altri titoli sono in preparazione per completare un quadro che lascia parlare voci femminili, spesso ingiustamente trascurate dalla cronaca ufficiale.

I testi proposti dalla collana Sardus paper contribuiscono a delineare un’immagine stratificata e complessa dell’isola mai riducibile a un’unica narrazione. La Sardegna, del resto, è un continente narrativo. Non è un’isola, ma un arcipelago di storie, memorie e tracce sovrapposte. È un luogo che non si lascia definire da un’unica voce. E Sardus paper intercetta proprio questa pluralità: non cerca di costruire un’immagine unitaria dell’isola, ma ne restituisce la complessità attraverso frammenti e voci considerate marginali. Ogni libretto diventa una piccola tessera di un mosaico più grande. Per tutti questi motivi, amo definirmi non un semplice curatore ma un “cercatore” di voci in grado di restituire un’immagine non convenzionale dell’isola.

Una volta individuato il testo, inizia la costruzione del libretto, che curo personalmente, con la scelta del prefatore, la ricerca iconografica, l’impaginazione. Oltre ad attingere al mio archivio privato per mappe, fotografie d’epoca, immagini pittoriche ne curo la forma: il libro non è solo un contenitore di testo, ma un oggetto tridimensionale, stampato volutamente in sole 70/80 copie, numerate e firmate a mano destinato a collezionisti, bibliofili, studiosi e amanti della Sardegna che apprezzano la cura artigianale del progetto che trasforma il libretto in un oggetto unico. Non è un caso se è stato definito “un piccolo gioiello editoriale”. 

«La prima copia di Sardus paper che ho ricevuto a casa mi ha sorpreso soprattutto sul piano estetico […] il primo effetto fu di avere in mano una cosa bella: un libro d’arte, ma non solo. La copertina chiara di cartoncino rugoso, l’immagine sghemba su due piani, costante in tutte le copertine, la carta, i caratteri scelti e l’impaginazione hanno una grande eleganza formale. L’impressione è di avere in mano qualcosa di raro, di prezioso e insieme di vicino e di familiare. Le copie sono numerate, stampate in numero limitato e firmate dall’inventore e curatore della collana. Come si fa per le stampe d’autore. Mi sono immaginato Angelino Mereu che firma e numera copia per copia. Una sorta di dono, un regalo da fare e da ricevere. Pensato per qualcuno e non per chiunque…»

Il mio, comunque, non è un lavoro solitario e, infatti, ho visto crescere attorno a Sardus paper una rete di collaborazioni e amicizie preziose. Le prefazioni sono affidate a studiosi che portano competenze specifiche: Anna Dolfi, Accademica dei Lincei, per Dessì e Bigongiari, oltre che per il libretto monografico dedicato a Maria Lai, Pietro Clemente, già docente di Antropologia culturale a Roma, Firenze e Siena, per gli scritti e disegni inediti di Caterina Cucinotta, Maria Elvira Ciusa per Il destino di Santus , Henry Boubat per il libretto sui Gosset, Franca Carboni per il bozzetto Il Natale di Basilio di Grazia Deledda. Preziose, inoltre, le figure come Marco Peri, storico dell’arte, capace di leggere con finezza le immagini e i contesti visivi della collana, autore della prefazione al libretto dedicato alle sorelle Coroneo; Teresa Porcella, scrittrice ed editor che ha curato il volume dedicato a Mercede Mundula e ha portato uno sguardo attento alla dimensione narrativa della collana; Bastiana Madau, filosofa e studiosa del mondo femminile a tutto tondo, autrice di una bella prefazione dedicata a Joyce Lussu, che ha riconosciuto in Sardus paper una forma di resistenza culturale, un modo per riportare alla luce una Sardegna plurale, lontana dagli stereotipi; Marina Moncelsi, studiosa e ricercatrice, che ha inquadrato in modo ineccepibile la figura di Raffaello Marchi e le sue maschere barbaricine.

La collana ha creato, inoltre, una vera comunità di lettori che scrivono, chiamano, suggeriscono testi, condividono ricordi, inviano materiali e segnalazioni. È un dialogo continuo, una bottega culturale che cresce attorno alla carta e che si estende ben oltre i confini dell’isola.

Anche gli articoli apparsi sulla stampa sin dalla prima apparizione dei Sardus paper, hanno confermato la rilevanza del progetto. La Nuova Sardegna ha dedicato un ampio articolo alle Tre poesie di Emilio Lussu, ritrovate dallo storico Giuseppe Caboni, presidente dell’Istituto «Emilio e Joyce Lussu», e pubblicate in un libretto della collana. Quelle poesie, scritte tra il 1959 e il 1970, rivelano un Lussu inedito: ironico, affettuoso, capace di giocare con la lingua sarda per parlare agli amici più cari, da Giancarlo Pajetta a Peppino Obino. È un Lussu che sorprende, che si sottrae alla retorica del grande politico e si mostra nella sua dimensione più intima. Anche L’Unione Sarda ha dedicato un’ampia pagina agli inediti lussiani, sottolineando come la collana abbia riportato alla luce una voce poetica che pochi conoscevano. In quelle righe ho ritrovato la conferma di ciò che penso da tempo: Sardus paper non è solo un progetto editoriale, ma un dispositivo di rivelazione, un modo per far emergere ciò che la storia ufficiale ha lasciato ai margini.

La reazione dei lettori, come già accennato, è stata sorprendente. Ciò che mi ha colpito è stata la geografia inattesa degli abbonati, provenienti non solo dalla Sardegna e dalla Toscana, dove la presenza sarda è storicamente forte, ma anche dalla Liguria, dal Friuli, dal Lazio, dalla Calabria e altre regioni che difficilmente si associano a un interesse così vivo per la microstoria dell’isola. È come se Sardus paper avesse intercettato un bisogno diffuso di radici, di narrazioni laterali, di memorie che non appartengono solo a chi è nato in Sardegna ma a chiunque riconosca, in quelle voci, un modo diverso di guardare il mondo. E mi ha colpito anche un altro aspetto, forse il più inatteso: in più di un caso l’abbonamento è stato sottoscritto come regalo di compleanno, un gesto affettuoso con cui qualcuno ha scelto di donare un percorso di memoria condivisa. È un segno che la collana non è percepita solo come prodotto editoriale, ma come esperienza, come modo di stare in relazione con la propria storia e con quella degli altri.

La collana Sardus paper nel 2025 è stata presentata, oltre che alla Biblioteca delle Oblate a Firenze, al Salone del Libro di Torino e alla Fiera dell’Editoria Sarda di Nuoro. Sono state esperienze più che positive: a Torino, la presentazione del libretto Donne Italiane. Le Sarde di Dessì con la Fondazione Dessì, Anna Dolfi e Nicola Turi, docente di Letteratura italiana contemporanea dell’Università di Firenze; a Nuoro, un confronto sull’identità barbaricina e sulla memoria storica. La collana è stata accolta con entusiasmo, confermando la sua capacità di dialogare con il territorio e con il pubblico.

Guardando al futuro vedo una collana che ha ancora molto da dire. I titoli programmati, ben oltre il 2026, testimoniano un serbatoio inesauribile di memorie da riportare alla luce. Finché ci saranno scritti dimenticati, Sardus paper continuerà a numerare e firmare i suoi piccoli “semi di civiltà”.  E se mi chiedono cosa significhi per me portare avanti questo progetto così profondamente legato alla mia terra d’origine, rispondo che significa custodire una forma di nostalgia attiva, una memoria che non si limita a guardare indietro, ma costruisce ponti. Sardus paper è questo: un ponte di carta che unisce luoghi, tempi e voci, e che continua a crescere grazie a chi lo legge, lo sostiene, lo riconosce come parte della propria storia.

Mi piace quindi, chiudere questo mio scritto, così come ho iniziato, con le parole di Anna Dolfi, che così profondamente ha compreso lo spirito che muove il “mio” Sardus paper

«Mereu, con questa collana così attentamente pensata, alimentata, seguita, riesce a trarre dalle testimonianze di tante voci lontane (appartenenti indifferentemente alla cultura alta come a quella popolare) che mettendo in primo piano le città, i paesaggi, i protagonisti, la storia privata e pubblica, reale e fiabesca dell’isola ne fanno emergere la bellezza e sacralità. Sì che, avendoli tutti insieme tra le mani, questi ormai ventidue libretti che ci propongono ‘semi di civiltà’, ‘semi di cultura’ – una cultura che nasce a volte anche dal basso ma che non per questo è meno ricca di significato e umanità […] e ci si accorge di amare la Sardegna più di prima, con una diversa convinzione e consapevolezza». 

Questo, in breve, è il racconto del viaggio avviato dai Sardus paper: un percorso che ora entra nel quarto anno e continua a parlare di Sardegna con l’attenzione del “cercatore” e lo sguardo del narratore. E mentre la collana cresce, in me resta la convinzione e la consapevolezza di chi sa che la memoria non si impone: si custodisce e si tramanda. 

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2 commenti

  1. angelino mereu

    Grazie Massimiliano per lo spazio dedicato ai Sardus Paper e per l’attenzione continua a tutto quello che riguarda la Sardegna.

  2. Isidoro Pistis

    La Sardegna deve aprirsi all’ mondo per trasmettere usi costumi millenari da custodire è divulgare per un Prospero avvenire di serenità è pace.

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