LA FORZA DELLA VERITA’ PER COMBATTERE I LUOGHI COMUNI E L’IPOCRISIA: IL MANIFESTO ESISTENZIALE DI GIUSEPPE FLORIS, POETA

Anima messa in versi. Anima che soffre, che gioisce, che sa trasmettere le emozioni più profonde, emozioni che si vorrebbero tenere celate ma che è impossibile, alla fine, tenere nascoste. Giuseppe Floris, poeta classe 1978, lo sa bene e non ha alcun timore nel mettere nei propri versi tutta la propria anima e il proprio amore verso la vita, con tutte le sfumature che la riguardano. Anima, si diceva, e versi: un connubio indissolubile che caratterizza la sua opera ‘’La gente come me muore da sola’’, uno dei suoi lavori più completi, schietti e genuini, un vero e proprio manifesto di chi aborrisce i luoghi comuni e ci si scaglia contro con quella forza di chi non teme i giudizi altrui e i chiacchiericci. Un lavoro maturo e intenso, costituito al suo interno da 78 componimenti in versi liberi. Liberi, non solo metricamente, ma anche contenutisticamente e concettualmente, aspetto questo ancora più significativo.

L’atto iniziale è sancito da ‘’Nemmeno in sogno’’ dove mette subito le cose in chiaro: «non piaccio a nessuno ma è un sentimento reciproco». Subito dopo, in ‘’Una ventenne bugiarda sul letto’’, rincara la dose con ironia sferzante: «io vorrei sterminarvi tutti con la lacca Splend’Or così come la lacca Splend’Or fa con i miei capelli». Tanti gli attimi di intenso lirismo come in ‘’Un miracolo’’ dove il sentimento di speranza è racchiuso in questi versi: «sono ancora qua anche senza religione a credere in me stesso fino a quando accadrà e se accadrà prometto che griderò al miracolo». Un approccio esistenzialista e malinconico permea ‘’40 anni’’ dove si legge: «a 40 anni in terrazza mi chiedo come sarò a 50 sto consumando del tempo estivo in una fresca serata di fine luglio».

Le poesie di Giuseppe Floris sono poesie composte da lacrime e sangue, poesie che profumano di filosofia, letteratura e di artisti di grossissimo calibro come Caravaggio, Van Gogh e Rothko, oltre che di tutte quelle piccolezze quotidiane che al suo sguardo non sfuggono di certo. In ‘’Questi poeti’’ non ha parole di riguardo verso i modaioli privi di reale talento artistico e afferma con risolutezza: «questi poeti mi annoiano sono tutti uguali pare che mastichino il dizionario a colazione. Questi poeti mi provocano allergia ma le mie poesie sono e saranno il mio antistaminico naturale». Colpisce il flusso lirico contenuto in ‘’Uno come me’’ dove l’autore non ha timore di mettersi a nudo descrivendosi così: «uno come me ha bisogno di silenzio per pensare scrivere disegnare uno come me ha capito ieri ciò che tu afferrerai domani». Una sfida infinita, quella dell’io contro loro, la sfida del pathos interiore di chi procede nel proprio cammino nonostante tutto contro chi dagli spalti è solamente pronto a giudicare. Un sentimento vibrante questo contenuto in ‘’Come il sole nuovo’’ in cui puntualizza: «loro tengono stretto un piccolo regno nel pugno ma noi edificheremo un Impero stanotte e aspetteremo l’alba insieme per vederlo splendere come il sole nuovo». Un sole nuovo da cui trarre energia fondamentale per proiettarsi verso la felicità, titolo del componimento finale, dove conclude all’insegna di una speranza nel domani incrollabile: «corri, corri veloce senza indugio verso la tua felicità». Una felicità che si conquista giorno dopo giorno, cominciando a cogliere la magia di una quotidianità che non smette di regalare sorprese e nuove sfide in cui cimentarsi.

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