
Maria Luisa Congiu
di CAROLINA BASTIANI
Ha iniziato muovendosi tra le parole dei poeti sardi di Otto e Novecento. È poi ha fatto sue le melodie del canto a chitarra. Infine, questi due mondi li ha combinati. Adeguando il linguaggio del primo ai tempi moderni e dando al secondo la possibilità di uscire dalla memoria orale. Maria Luisa Congiu ha cominciato così, finendo per diventare una delle voci più rappresentative del panorama musicale sardo, con alle spalle più di trent’anni di carriera e oltre cento canzoni scritte. Un percorso di valorizzazione della lingua e della musica isolane intrapreso quando aveva 18 anni e che da poco le è valso un riconoscimento al Premio Letterario di Ozieri – il più vecchio in Sardegna e settimo in Italia per longevità – per il suo lavoro come scrittrice e divulgatrice di lingua, cultura e identità sarde. Nel percorso, poi, una costante: l’attenzione, il rispetto e il dialogo con le persone, al centro del suo ultimo progetto.
A 18 anni il ritorno in Sardegna da Roma. La sua è stata un’esigenza? «Sì, mio padre è sardo e mia madre romana figlia di un nuorese emigrato, e vivevamo lì. Io ho amato e amo Roma, ma mi stava stretta al livello umano. Corse, vita frenetica. Era un problema anche andare a scuola. Per evitare il caos, arrivavo talmente presto la mattina – io andavo dalle suore – che preferivo seguire mezz’ora di messa tutti i giorni. Allora in Sardegna ci stavo poco, ma avevo capito che era il tipo di vita che volevo fare. I rapporti umani sono più stretti».

E una volta tornata sull’isola la passione per il sardo è esplosa subito. «Mettevo da parte i soldi per comprare i testi editi da La Torre che aveva una collana con traduzione a fronte di poeti sardi. Io amo la lingua dei poeti, è molto musicale. Provavo anche a parlarlo il sardo – la variante di Oliena – ma visto che avevo l’inflessione romanesca mi prendevano tutti in giro. Però io sono caparbia. Ho approfondito gli studi e ho iniziato a chiedere agli anziani, così ho recuperato una terminologia in disuso. Il romanesco è scomparso. Ho anche avuto la grande fortuna di avere Paolo Pillonca come mentore».
E poi l’ingresso nell’ambiente del canto a chitarra. «Sì, il mio inizio vero e proprio nella musica è avvenuto lì. Era un mondo basato molto sulla memoria orale, ma a me piaceva andare a cercare i testi, i poeti e piano piano ne ho aggiornato il linguaggio, adeguandolo ai tempi».
Nel 1999 l’esperienza nel Duo di Oliena, qualche anno dopo la collaborazione con il tenore Francesco Demuro. Possiamo tracciare una prima evoluzione? «Direi di sì. L’esperienza con Demuro ci ha cambiato entrambi. Eravamo tutti e due alla ricerca di qualcosa di diverso e così ci siamo trovati in modo naturale. Mio marito, Pasqualino Puligheddu, anche lui musicista, ci consigliò di fare un canto tradizionale sardo, ma con una connotazione moderna. E così è nata “Dinghiridera”, una sfida amichevole tra uomo e donna, tra una voce potente e una più dolce, per mettere in luce il dono di ognuno».
«Mi dispiace che non ci siamo parlati prima». Queste sono le parole che le ha rivolto Andrea Parodi. Quando l’ha incontrato? «Purtroppo quando stava già troppo male. Abbiamo parlato di come il suo impegno non fosse stato riconosciuto prima. Sembra che sia stato apprezzato davvero solo una volta che si è ammalato e ancor più quando se n’è andato. Eppure ha sempre fatto cose straordinarie. Io ho voluto dedicargli un album, ma non perché ne avessi necessità per la mia carriera, quanto per il ricordo. Finché il ricordo esiste rimane anche la persona. E in quel lavoro mi sono posta in una veste per me insolita, molto più vicina al suo mondo».

Un grande apprezzamento lei lo ha espresso anche verso Anna Maria Puggioni. «Lei è stata l’ispiratrice della musica etno-pop che ora dilaga e riempie le piazze. Ho organizzato un gran galà del canto sardo dove lei era l’ospite d’onore quando non cantava già più, ma era giusto renderle il riconoscimento che meritava. È nata una grande amicizia, grazie alla musica che ha fatto da apripista. La musica è un linguaggio universale: quando dall’altra parte c’è la volontà, ci si incontra sempre e possono nascere cose meravigliose».
Nel 2020, a causa del Covid, la sua vita è cambiata e ha smesso di scrivere per un po’, ma non ha abbandonato l’attività musicale. «Ho tenuto viva la musica attraverso le dirette social per entrare in casa delle persone e fargli compagnia. Per un po’ ho solo smesso di portare novità. Adesso sono tornata a scrivere e ho tante cose in produzione. Però non ho mai smesso di studiare e ho avuto il privilegio di conoscere Clara Farina, attrice e cultrice della lingua sarda, con cui ho tanti confronti e un’amicizia profonda».
A proposito di amicizie, le faccio un nome: Giuliano Marongiu. «Con lui siamo un po’ come fratello e sorella. È una collaborazione a cui tengo molto, ci conosciamo da tanti anni. Ci unisce la volontà e la gioia di condividere l’affetto e le emozioni che ci legano anche con il pubblico».
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Grazie di cuore per Titolo e Articolo. Un caro abbraccio ♥️
Ti aspettiamo numerosi a villaspeciosa il 31 maggio
Brava
Buongiorno buon weekend Maria Luisa 🌹❤️🩵🌺😘
Buongiorno Maria Luisa buon fine settimana 😀😀😀
Maria 😘😘
Buon proseguimento di giornata sereno
sei unica e la migliore 😘❤️
Buongiorno Maria Luisa
Buongiorno ❤️❤️
Bravissima
♥️♥️♥️♥️♥️♥️