
di LUISA SABA
Serata emozionante e partecipatissima al Gremio dei Sardi il 28 aprile, sala Italia stracolma, per celebrare Sa die de sa Sardigna, il giorno della rivolta contro i feudatari ricordato in rapida sintesi storica dal presidente Masia, che ha pure sottolineato uno dei frutti poetici di quell’esperienza, di quel vespro sardo che ci poteva portare ad un vero e concreto autonomismo (o indipendenza?): il celebre inno di Francesco Ignazio Mannu “Procurade ‘e moderare barones sa tirannia”. Il ricordo ha rappresentato non solo l’omaggio rituale, seppur dovuto, ad una rivolta e resistenza contro nemici e invasori, ma anche la rivisitazione di ciò che artisti, scrittori e musicisti, hanno fatto per esaltare l’immagine e l’identità della Sardegna. Come ha fatto Grazia Deledda attraverso la sua vita e le sue opere. Come ha fatto il maestro Porrino con la sua musica ispirata e legata alla sua Isola attraverso il dramma musicale: I Shardana, gli uomini dei Nuraghi e altri poemi sinfonici e concerti.
Al centro della serata la scrittrice Dacia Maraini, che con Stefania Porrino e Francesca Sancin presenta Amiche (volume da lei curato per il Mulino, Bologna 2025), e Stefania Porrino, che in un libro di memorie dedicato alla Sardegna e al padre compositore Ennio Porrino “Effetto di sardi affetti” (Nemapress 2019) ne ricorda la vita e alcune musiche. Raccontate ed eseguite, fra applausi scroscianti, nella seconda e ultima parte della serata da Angela Nisi soprano e al pianoforte da Enrica Ruggiero, che hanno presentato il loro CD con i “Canti dell’esilio” del Maestro.

Dacia Maraini incanta con fluida immediatezza e semplicità i suoi racconti sull’ amicizia tra donne, amicizia storicamente trascurata dalla letteratura di ogni tempo, che invece si è attardata, spesso mitizzandola su quella maschile.
Amiche, undici storie di sorellanza, di legami che narrano di rapporti intensi e straordinari, in primis tra la stessa Dacia Maraini e Piera degli Esposti, tra Maria Montessori e Annie Besant di Stefania Porrino, Ada Gobetti e Bianca Guidetti Serra di Eliana Di Caro, tra Carla Lonzi e Carla Accardi di Linda Laura Sabbadini e Mirella Serri, Elvira Sellerio e Luisa Adorno ancora di Eliana Di Caro, Fausta Cialente e Sibilla Aleramo di Cristina di San Marzano, Rossana Rossanda e Luciana Castellina ancora di Cristina di San Marzano, Gae Aulenti e Rosellina Archinto di Elisa Dossi, Raffaella Carrà e Alessandra De Stefano di Francesca Sancin, e Michela Murgia di Chiara Valerio.
Come si evince tutte firme importanti e autorevoli di Controparola, oltre quella della grande Dacia Maraini, più che meritevole per il premio Nobel come suggerisce Masia, quando accenna ai tanti prestigiosi premi conseguiti nella sua lunga carriera, fra i quali Campiello e Strega. Perché no?

Non tutte queste storie sono state vissute in prima persona o tratte da testimonianze dirette, alcune, come quella tra Grazia Deledda e Biancofiore: Tra sogno e realtà, dicono di una amicizia sognata più che vissuta, ricostruita magistralmente attraverso carte e documenti da Stefania Porrino, che nel rapporto tra le due donne studia il passato oscuro di una Sardegna che bloccava la libertà delle donne. Nella lettura dell’amicizia tra Grazia Deledda e Paolina Satta di Olzai, “Biancofiore” nel racconto, Stefania Porrino ritrova misteri della memoria, le vicende dell’amicizia tra suo padre, il musicista Ennio Porrino, e la Sardegna, rapporto segnato da incomprensioni, ritorni e fughe come suonano I canti dell’esilio, ma soprattutto da radici profonde e indissolubili. Masia ricorda la forte e lunga amicizia tra Ennio Porrino e Marcello Serra, l’autore di “Sardegna quasi un Continente”, la cui versione televisiva, nei primi anni ’60, vide la colonna sonora tratta dalle musiche del Maestro, scomparso prematuramente nel 1959. E nella circostanza Masia sottolinea, con una punta di fierezza, che Ennio Porrino è stato nel 1948 rifondatore del Circolo con la denominazione attuale: Il Gremio.
Dacia Maraini conclude: “c’è un filo rosso che unisce tutte queste storie. Non è solo il genere. E’ la forza della relazione tra donne come spazio di libertà e verità. Non sempre pacificata, spesso dolorosa, ma sempre viva.”
Amiche riesce infatti a rappresentare oltre un secolo di storia letteraria politica e sociale del nostro Paese, sia oltrepassando la visione di un mondo al femminile, sia i paradigmi di una appartenenza femminista a cui diverse protagoniste delle storie hanno fatto riferimento.
Amiche ci riconsegna il valore dell’amistade che in italiano antico, vedi Petrarca, designava l’amicizia come un valore etico, un compendio di virtù cardinali che servivano a condurre una vita moralmente buona e virtuosa. Nel tempo il valore dell’amistade si è trasformato, e la moderna “amicizia” diventa simbolo di affiatamento e complicità generazionale, di appartenenza sessuale, meta di diritti personali e civili.
Come sempre la serata ha avuto fine con i sapori e i gusti dei prodotti sardi graditissimi, in un contesto sereno foriero di nuove amicizie.
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A medas annos a tottus… qui nove minuti dall’opera del Maestro… https://www.youtube.com/watch?v=B-rs3Y4r9kI