
di ENZO CUGUSI
Il 25 aprile a Ovodda, nel cuore della Barbagia, è stato reso omaggio alla memoria di Giovanni Antonio Vacca con l’inaugurazione di un monumento e di una stele anagrafica dedicati alla sua figura. Alla cerimonia ha partecipato una folla attenta e partecipe che ha voluto testimoniare con affetto e rispetto il legame della comunità con una delle sue figure più significative.
Il monumento commemorativo è stato realizzato da Roberto Ziranu, artista di Orani, il cui lavoro ha saputo tradurre in forma simbolica e intensa il valore della memoria e del sacrificio di Giovanni Antonio Vacca.

Roberto Ziranu e la sindaca Ilenia Vacca
Proveniente da una famiglia del ceto medio, interruppe gli studi nel 1916 per rispondere alla chiamata alle armi. Dopo il servizio nel 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza a Genova, fu inviato al fronte in Cadore e successivamente frequentò il corso Allievi Ufficiali di complemento a Vittorio Veneto, prendendo parte alle ultime fasi della Grande Guerra tra il Grappa e l’Altopiano di Asiago.
Terminato il conflitto riprese gli studi universitari a Torino, laureandosi in Giurisprudenza nel 1928 e avviando la professione forense. Le sue posizioni antifasciste furono sempre note in un ambiente come quello dell’avvocatura torinese dove, come ricordò Valdo Fusi, dopo l’8 settembre era più facile contare gli elementi allineati con il regime fascista che i dissidenti. Nonostante ciò, Giovanni Antonio Vacca scelse con fermezza la strada dell’opposizione, subendo sorveglianza, perquisizioni, arresto e diffida già nel 1938 dopo contatti con antifascisti fuoriusciti.
Dopo l’8 settembre 1943 collaborò attivamente con le formazioni cittadine di Giustizia e Libertà. Arrestato il 12 agosto 1944 per aver tentato di liberare detenuti politici, fu deportato prima a Dachau, poi a Natzweiler, Sachsenhausen e infine a Buchenwald, dove nel febbraio 1945 si persero le sue tracce.

Giovanni Antonio Vacca
Una lapide posta a Torino, in via Corte d’Appello 16, ricorda il sacrificio di dieci avvocati antifascisti, tra i quali Giovanni Antonio Vacca, testimoniando il prezzo pagato da chi scelse la libertà e la democrazia.
Dal 15 gennaio 2016 una Pietra d’Inciampo, realizzata dall’artista tedesco Gunter Demnig e collocata davanti alla sua abitazione torinese di piazza Amedeo Peyron 13, ne custodisce il ricordo. Si tratta della prima dedicata a un deportato politico sardo, oggi “adottata” dall’Associazione Sardi Gramsci.
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Non é stato facile realizzare una grande opera traendo spunto da questa piccola foto. Oggi posso dire di essere molto soddisfatto 👏
Un grandissimo artista! Complimenti e grazie!
Grazie a Tottus in Pari per aver dato risalto all’inaugurazione dell’opera dedicata a Giovanni Antonio Vacca