LA PRIMA SINDACA IN ITALIA: LA FIGURA DI MARGHERITA SANNA, INDIMENTICABILE “SINDACHESSA”

il diario di Margherita Sanna

Vorrei che venisse ricordata per l’umiltà e l’onestà del suo pensiero, l’impegno politico e sociale, il ruolo fondamentale svolto nell’insegnamento, nell’azione cattolica e per il sostegno incondizionato alle donne. Scevra da compromessi, rifuggiva dai gesti plateali e mirava al concreto delle cose. Per tutto questo continuerò a battermi perché la storia le tributi il giusto riconoscimento”.

A parlare è Pietrina Deiana dirigente farmacista ospedaliera, nipote di Margherita Sanna prima sindaca in Sardegna e in Italia.

Nata a Orune il 13 febbraio 1904 terza di 8 figli di padre pastore e mamma casalinga, a 29 anni si è diplomata in ragioneria a Sassari precorrendo i tempi per la scelta di un indirizzo di studi riservato ai soli uomini. Emblematico il fatto che pur essendosi aggiudicata il primo posto ad un concorso in banca nel 1939, sia stato preferito il concorrente maschile a lei secondo. Una vera discriminazione di genere.

Assunta nella segreteria del Comune di Orune, lascerà presto per riprendere gli studi a Cagliari conseguendo il diploma magistrale nel 1936. L’insegnamento sarà per lei la sua vera ragione di vita, per 33 anni ha prestato servizio in diverse sedi prima di ottenere il trasferimento a Orune. Generazioni di alunni serberanno di lei un ottimo ricordo e profonda riconoscenza come donna e come maestra.

“Fino alla seconda elementare – racconta la nipote – è stata anche mia insegnante. La ricordo affettuosa e premurosa nei confronti di tutti, prodiga di suggerimenti e incoraggiamenti alle donne perché intraprendessero gli studi certa che la cultura le avrebbe rese libere di autodeterminarsi e affrancarsi da qualsiasi schiavitù”.

Nel ‘39 prese la tessera del partito benché le sue idee fossero lontane da quella dottrina. Era religiosissima, una delle poche donne di cultura, conosceva la lingua inglese, impegnata nel sociale e da femminista “ante litteram” durante le sue conferenze a Orune e nei paesi della diocesi trasmetteva alle donne il suo anelito di riscatto perché fossero protagoniste del cambiamento sociale e politico del paese.

Sospetta al regime, venne attenzionata e il 18 gennaio ‘43 tradotta nelle carceri di Nuoro con l’accusa di spionaggio e poi trasferita alle carceri di Buon Cammino-Cagliari dove, “prigioniera col corpo, ma libera nello spirito”, sarà per tutti “la numero 7”. Dopo 33 giorni verrà rilasciata senza alcuna spiegazione.

Dentro le pareti del carcere– prosegue Pietrina -, mia zia ha affidato il racconto di quella dolorosa esperienza al suo diario, straordinario testamento morale, umano e politico per le generazioni future che ho ricevuto in dono da mia zia Luciana”.

Il 14 gennaio del ‘43 – scrive Margherita -, alle ore 15 venne un carabiniere ad invitarmi in caserma … Ivi trovai due uomini che cominciarono a tempestarmi di domande… Rientrata a casa, cominciarono una perquisizione perfino nella stalla… Rimasi insonne tutta la notte… il lunedì seguente il maresciallo e un carabiniere vennero a trovarmi e mi chiesero di seguirli. Sentii che mi stavano portando via per non tornare e salutai con lo sguardo il mio caro babbo seduto su di un sedile di granito… Non era il mio stato fisico che mi affliggeva – si legge ancora nel diario -, ma l’onta che si era addensata sulla mia famiglia, sulla mia opera da educatrice, come maestra e come elemento attivo dell’Azione Cattolica… Lungo il viaggio di ritorno avevo l’impressione che tutti leggessero sul mio volto che tornavo dal carcere, accusata di essere una spia … A Nuoro mi attendevano i miei familiari, mio padre era venuto a prendermi a cavallo. Quando mi vide pianse”.

L’accusa infamante di essere una spia, sarà per lei una ferita mai rimarginata.

Caduto il regime partecipò alla competizione comunale del 24 marzo nelle fila della DC ottenne l’89% dei consensi, 332 voti su 371. Il 7 aprile 1946 con delibera venne eletta prima sindaca sarda rimanendo in carica fino al ‘56; eletta consigliera provinciale dal ‘56 al ‘66, ha ricoperto la carica di assessore provinciale all’Assistenza. Rieletta per la terza volta nel ‘64 nel comune di Orune, lasciò la politica due anni dopo a causa di un male incurabile. Morirà il 20 marzo 1974.

Pietrina Deiana

In quel momento storico quando una società agropastorale faticava a sbarcare il lunario, logorata dalla piaga del banditismo e dall’analfabetismo, grazie ai suoi interventi nei lavori pubblici, viabilità, pastorizia, istruzione, edilizia scolastica, sanità, assistenza, servizi e disoccupazione, ha cambiato il volto del paese. Fra i numerosi riconoscimenti a lei conferiti quello di Cavaliere della repubblica italiana; premio al merito educativo; medaglia d’argento al merito silvano dal ministero dell’agricoltura e foreste per aver impiantato la pineta di Cucumache.

Margherita Sanna è presente a Montecitorio nella sala delle donne dedicata a figure femminili che hanno segnato la storia italiana.

Qual è il lascito maggiore di sua zia? “L’integrità morale, la coerenza e la concretezza del suo operare”.

Come la racconta? “Racconto la sua unicità di figura femminile, educatrice e rappresentante delle istituzioni. Simbolo delle donne che si sentono emarginate e discriminate da una società antropologicamente patriarcale che fatica a riconoscerle come tali”.

Margherita Sanna riposa al cimitero del suo paese. La sala consiliare porta il suo nome così come la via che conduce alla sua casa natale.

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Un commento

  1. Francesca Pirodda

    Grandissima donna e onore al suo lascito indimenticabile! .Esempio per tutte le donne che vivrà nella memoria di tutta la Sardegna e dell’Italia

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