
di GIANRAIMONDO FARINA
Una “strana visita” a Siccadores.
Per capire meglio i “fatti” di Urchinele, ora “riavvolgiamo” la pellicola e ritorniamo a Siccadores. Dopo il primo scontro a fuoco che ha visto il ferimento di Antonio Sanna e l’uccisione di Giovanni Antonio Fiori, i primi tre ostaggi dei nughedesi, Niccolò Farina riparano nuovamente nel loro porcile. Nel sopraggiungere, dopo mezzogiorno del 27 novembre, si ritrovavano il paesano Antonio Bulla, non proprio uno qualunque. Si trattava di pastore proprietario, fra i maggiorenti di Anela, con alle sue dipendenze i servi porcari Raimondo Sanna Cubaju, Pasquale Sanna Farre ed, appunto, Giovanni Antonio Fiori, l’ucciso. Ma perché il Bulla si trovava lì in montagna a Siccadores? Proprio subito dopo il conflitto a fuoco di Urchinele? Dalle sue dichiarazioni rese vi si trovava per controllare i propri porci custoditi dai predetti suoi servi porcari. Antonio Bulla, quindi, veniva messo al corrente della morte cruenta del Fiori. Tuttavia, prima di muoversi per ritornare nel “luogo del delitto”, i quattro aspettano mezz’ora circa, sperando, come fù in realtà, che i nughedesi si fossero “dati alle gambe”. Preso, dunque, coraggio, ritornano ad Urchinele e vedono il cadavere disteso di Giovanni Antonio Fiori, colpito da un proiettile al basso ventre. Al dolore segue la pietas. Gli anelesi prendono il loro compaesano ucciso e lo portano nel porcile di Niccolò Farina Foddianu di Siccadores per poi avvertire i parenti ad Anela e “la Giustizia” a Bono. I parenti arrivarono con il feretro e portarono l’ucciso ad Anela per essere ispezionato dal medico flebotomo Giovanni Nela in S’ Ortu Tomasu, al centro del paese. Dopo un’ora, sopraggiungeva a Siccadores , anche il ferito Antonio Sanna, con sorpresa dei presenti i quali erano rimasti del tutto ignari della sua presenza da giorni nel ghiandifero montano e, soprattutto, del suo ferimento. Questi erano stati i fatti, complessi e cruenti, di un evento che segnò, ineludibilmente, la vita di un paese. Ora la parola e l’azione passavano alla “Giustizia” che, altrettanto, ineludibilmente, continuerà a colpire.
Una lunga e complessa fase istruttoria.
La fase istruttoria e processuale del fatto criminale durerà dal novembre 1838 al luglio 1840, con gli arresti e le condanne avvenute nel 1841. La particolarità è la fase istruttoria, piuttosto lunga e complessa, giacché ci si trovava ad operare all’interno del vecchio sistema giudiziario del Regno di Sardegna, dove, poi, vi era la peculiarità sarda, con una giurisdizione frammentata ed un sistema feudale non ancora del tutto debellato. Nonostante la promulgazione e l’estensione del Codice Feliciano. Ed in questo caso processuale ci troviamo al cospetto di un unicum. Da un lato la grassazione commessa in un territorio del Meilogu, mandamento di Bonorva. Le vittime della grassazione ed autori dell’omicidio e del ferimento, di Nughedu San Niccolò, Monte acuto parte ozierese, mandamento di Pattada e Curia di Ozieri. Dall’altro lato, invece, gli autori della grassazione di Anela e Bultei, Regia Contea di Gocéano, Curia e mandamento di Bono, intendenza di Nùoro ed appello alla Reale Udienza di Cagliari. La prima relazione è datata 28 novembre 1838 ed è la citata querela avanzata da Niccolò Bullitta di Nughedu. Segue, per trasmissione degli atti, la prima fase dell’istruttoria seguita dalla competenza della Reale Udienza, con competenza della Curia e mandamento di Bono. L’istruttoria viene trasferita a Cagliari. Da Cagliari partono alla volta di Bono (il Gocéano era feudo regio e dipendeva dalla Reale Udienza) il magistrato Biddau ed il suo collaboratore Moi. La fase istruttoria goceanina si dipana dal 10 al 20 luglio 1839. Finita l’istruttoria goceanina , nel settembre 1839, l’ufficio della Reale Udienza giudica di propria competenza la cognizione del delitto, per cui si procede con le condanne.
La fase ozierese dell’istruttoria durerà anch’essa un mese, l’anno successivo, dal 15 luglio 1840 all’11 agosto 1840, ad opera del delegato supplente di giustizia Cossu Solinas e del segretario di Curia Corda. Nel mezzo le condanne e gli arresti.
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