
di MARCO BERNARDINI
C’è un suono che a Lula, attraversa I secoli: è il ritmo regolare del latte che cade nel secchio durante la mungitura. Non è solo un gesto agropastorale, è un linguaggio. Oggi questo linguaggio antico prende il nome di “Su Malune“.
In un’epoca di globalizzazione frenetica, Lula risponde con la lentezza sapiente del suo “Nettare”.
La cultura del latte qui si trasforma in “Leva di sviluppo territoriale sostenibile”: non si tratta di musealizzare il passato, ma di renderlo vivo, produttivo e capace di generare valore per le nuove generazioni. Attraverso il recupero di questi antichi saperi, il territorio ritrova la sua voce più autentica, attirando un turismo esperienziale che cerca l’anima dei luoghi, non solo la loro superficie. Immaginate il mattino presto a Lula, alle pendici del suo monte Albo.
L’aria è fresca e profuma di elicriso. Qui, la figura del pastore non è una cartolina del passato, ma il custode di un sapere profondo. Su Malune nasce con un obiettivo chiaro: non lasciare che questa memoria svanisca tra le pagine dei libri di storia, ma come segno di rinascita riponendola nelle mani della comunità.
Il cuore pulsante di questa rinascita, sono i “Laboratori didattici”. Immaginate i bambini di oggi che, con le mani immerse nella tradizione, scoprono gesti che appartenevano ai loro bisnonni. Ma l’invito è aperto a tutti: “per i giovani”: E’ una scoperta, un modo per radicare il proprio futuro nella terra d’origine.
“Per gli adulti”: è un esercizio di memoria, un ritorno a casa per chi aveva smarrito il ricordo di profumi e rituali che sembravano perduti.
Quindi il progetto è un Ponte. Da una parte ci sono gli anziani, i “maestri” che conoscono i segreti della coagulazione e il carattere del pascolo, dall’altra ci sono i visitatori, pronti a riscoprire il valore di ciò che mangiamo.
A differenza di un classico museo, a “Su Malune” la cultura si tocca, si annusa e si modella. Il cuore dell’iniziativa sono i laboratori esperienziali.
La mungitura: imparare il contatto rispettoso con l’animale, capendo i tempi della natura stessa.
La trasformazione: vedere il latte che si fa cagliata, sentire il calore del siero e dare forma al formaggio con le proprie mani.
E mentre le mani lavorano, le storie fluiscono. E’ qui che avviene la magia: il dialogo intergenerazionale diventa naturale, quasi spontaneo. Questi laboratori non insegnano solo a trasformare il latte, insegnano a custodire un’eredità. Il progetto non vive in isolamento, ma respira all’interno della manifestazione di riferimento del territorio: “Santu Frantziscu de Luvula“. Questa celebrazione, pilastro del palinsesto dei grandi eventi della tradizione identitaria sarda, funge da palcoscenico naturale per “Su Malune”.
Esiste un filo invisibile che lega il rito del latte alla devozione per il Santo: entrambi parlano di Condivisione, Umiltà e Comunità. Partecipare a questa manifestazione significa immergersi in un’esperienza totale, dove il sacro dei cammini si sposa con il sacro della tavola e del saper fare.
“Su Malune” è, in definitiva, la dimostrazione che l’identità è una forza dinamica. Attraverso questo programma di valorizzazione, Lula non protegge solo una ricetta, ma protegge se stessa, offrendo al mondo un modello di sviluppo dove la cultura è il nutrimento principale, proprio come quel latte che, con pazienza, si fa essenza.
Ma perché parlare di latte oggi? Perché “Su Malune” non è solo nostalgia. E’ una visione politica e sociale del territorio. Valorizzare la cultura agropastorale significa: offrire ai viaggiatori un motivo per fermarsi a Lula, non solo per passare, vivendo un’autenticità che il turismo di massa non può offrire. Supportare le produzioni locali e dare dignità economica al lavoro del pastore. Un paese che vive della propria terra è un paese che non si spopola.
Quindi non mi resta che dedicare ai lettori di tottus in pari, un invito a Lula: visitare il paese durante le attività di ”Su Malune” il 2 maggio, significa partecipare a un rito collettivo di rinascita. E’ un invito a riscoprire la bellezza della lentezza e l’importanza delle radici. Perché, in fondo, in una forma di formaggio fatta a mano c’è molto più di un alimento: c’è l’identità di un popolo che ha deciso di scommettere sul proprio futuro partendo da ciò che ha di più caro. Dimenticavo, una domanda ai lettori: e voi, avete mai provato l’emozione di creare qualcosa con le vostre mani seguendo un’antica tradizione?
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Bellissimo, un viaggio nella storia di una comunità che non si limita all’esposizione di qualcosa che c’era, ma che esiste e vuole continuare a tramandare e condividere.
Un progetto che riuscirà a far progredire e crescere una generazione troppo tecnologica che ha perso il contatto con la terra e la vita vera di una volta, con la comunionalità ed i rapporti interpersonali che stanno sempre più diradandosi, ci si isola nel proprio spazio sempre più ristretto e si innalzano muri insormontabili di protezione per paura di soffrire per colpa di chi ci sta intorno, non capendo, invece, che anche le delusioni e gli errori ci aiutano a crescere e rafforzare la personalità e il carattere.
Ogni occasione per uscire dal bozzolo e condividere con altri esperienze è sempre positivo ed utile per tutti.
Tanti bravi artisti e le tradizioni della nostra terra grazie x tutte le informazioni mi fate conoscere persone e posti che non conosco gilda
Bravissimo nell’esporre in maniera molto chiara un’attività lavorativa quale quella dei pastori che ci riporta indietro nel tempo,un tempo antico riproposto in tempi di modernità.
Ottima la forma linguistica adottata nell’esposizione del pezzo.
Grazie Marco per questa bellissima presentazione. Sono stata a Lula tre volte e riconosco nelle tue parole le sensazioni di un mondo agropastorale di cui essere orgogliosi.
Complimenti per l’articolo.
Bella presentazione del luogo Marco, di Lula, e della sua cultura. Come sempre sai esporre i fatti e gli eventi.
Grazie 👍
Grazie Marco per avermi fatto partecipe di questa meravigliosa iniziativa spiegandola nella maniera più semplice e profonda affinché arrivi nelle case di tutti. Io sono appena tornato dalla nostra bella isola e ho avuto modo di assistere a varie manifestazioni di carattere tradizionale, storico e culturale. In tutte ho visto la collaborazione tra gli anziani, portatori di conoscenza, ed i giovani ai quali viene affidato il compito di portare avanti le nostre tradizioni millenarie affinché non restino sui libri di storia ma siano occasione di convivialità, fraternizzazione,ed impegno sociale e culturale nello stesso tempo. Così da attrarre i giovani staccandoli dalle effimere illusioni del sistema di globalizzazione che li allontana dalla fatica dei nostri antenati per sopravvivere in un mondo meraviglioso ma ricco di molte inquietudini. Complimenti per il tuo operato a nos biere sanos Ciao
L’articolo è veramente interessante e ben elaborato. Complimenti
Nel leggere “su malune” in questo scorrere di parole che ti portano lentamente e profondamente in un mondo intimo, in un mondo di profumi, di emozioni, i ricordi riaffiorano, vengono a galla. Le parole di Marco Bernardini sono come il gesto antico e tramandato delle mani che mungendo la mucca fanno uscire il latte buono, profumato … un profumo che ti allarga il cuore. E poi le stesse mani, le stesse parole, con il siero della memoria, mescolano e rompono e creano un futuro concreto per le generazioni future. Io sono veneta e ho avuto la fortuna di aver vissuto in campagna. Davanti casa mia c’era una fattoria con le mucche e i vitellini. Leggendo questo articolo sono affiorati tanti ricordi che mi hanno fatto emozionare. Questa é l’arte di Marco Bernardini.
Grazie Marco.
Grazie a te, Tommasina per la tua condivisione di istanti di vita quotidiana dei nostri tempi.