
di SERGIO PORTAS
A “Fa la cosa giusta!” fiera del consumo critico e solidale, ultima fermata della metropolitana rossa di Milano, il problema della guerra in generale e di quelle che martellano coi loro scoppi l’apertura dei nostri telegiornali, di ogni prima pagina dei giornali del mondo, proprio non poteva passare sotto traccia. Infatti sono molti gli incontri incentrati sui conflitti che dilaniano il nostro tempo, è tutta un’area tematica che qui hanno titolato “Ascoltare il dolore degli altri”, e mai titolo è parso più appropriato, almeno prestare ascolto a tanto dolore…verrebbe da dire, che altro non si può fare. E invece no! Francesco Chiacchio mette in mostra alcune delle vignette che disegna come risposta spontanea al senso di ingiustizia che lo opprime ogni giorno ascoltando le notizie dal mondo e da Gaza in particolare. E’ intitolata “Facciamoci vento”, non troppo forte però, che basta un niente per far volare via le tende raffazzonate dei superstiti gazawi che di case di pietra e mattoni non ne hanno proprio più, come di scuole e ospedali del resto, un vento fresco che asciughi le lacrime di tante madri che hanno i loro figli ancora sotto le macerie causate dalle bombe, intelligenti per carità, sganciate ad ogni ora dall’esercito d’Israele. Formato, come noto, dalla sua meglio gioventù, femmine comprese, ci sarà tempo per tornare all’università, ai lavori di sempre, agli svaghi d’ogni giorno. Nel primo pomeriggio quelli del MEAN (Movimento europeo di azione non violenta), una rete di oltre 35 associazioni italiane, hanno raccontato dei viaggi che compiono in Ucraina, quattordici missioni a ottobre 2025, dalle prime evacuazioni dei civili fragili, fatti nei treni nel buio, allarmi antiaerei, fischiare di missili e droni. Solo mezz’ora dopo Marco Trovato, direttore della rivista “Africa” e Gina Portella, direttrice divisione medica di Emergency a parlare di Sudan: conflitto dimenticato. Milioni di persone che fuggono la guerra e non hanno né da bere né da mangiare. E subito dopo, piazza Pace e partecipazione, Cari amici non dimentichiamo il Myanmar: la lotta per la libertà dopo 5 anni di golpe. L’indomani mattina, al padiglione 20, stand E51 di Festival di Fotografia Etica, all’interno dell’area tematica Pace, Cultura e Partecipazione attiva, una visita guidata mostra gli “Artigiani delle protesi”, foto di Gianmarco Sicuro scattate nel Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Emergency a Sulaimanya, nel Kurdistan iracheno. Nel pomeriggio Guido Veronese, professore di Psicologia clinica alla Bicocca, appena rientrato dalla striscia parlerà insieme ad altri di Gaza: restiamo umani, motto con cui Vittorio Arrigoni concludeva le sue mail prima di lasciarvi la vita, or sono quindici anni. La domenica Siria tra macerie e rinascita, disegnare il conflitto: reportage a fumetti di “Tracciato Palestina”, le lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, ancora il Libano col vescovo latino di Beirut che parla a Radio Popolare ( per tre giorni qui con tutti i suoi redattori) Mons Cesar Essayan che racconta la vita normale di cristiani e drusi e islamici tutti, che da sempre convivono l’uno accanto all’altro, ora sopraffatti dalle bombe israeliane, l’eterno ronzare dei droni sopra la testa, notte e giorno. Un milione di sfollati dal sud Libano, Beirut la capitale bombardata e devastata. A chiudere un esempio di utopia possibile, dal villaggio Neve Shalom, Wahat Al Salam (Oasi di pace in ebraico e in arabo) unico villaggio in Israele in cui, da oltre cinquant’anni, vivono insieme per scelta ebrei e palestinesi, tutti di cittadinanza israeliana, Nava Sonnenschein e Reem Al-Hajajreh ci raccontano come sia ancora possibile. Tutto questo mentre intorno impazzano nei tre giorni canonici 65.000 visitatori, senza contare i bambini a frotte, tra stand di birrifici artigianali, cucina siciliana di strada, cammini d’ogni dove e tipo, di Carlomagno, di san Rocco, di San Filippo Neri, accessori e abbigliamento artigianale , una Clinica botanica, formaggi di Cremona, dolci biodinamici, erbe Cilento, tisane e infusi, fattoria della mandorla, gelateria: “Il gelato della luna”, Greenpeace Italia, Gruppo Banca Etica, I più pazzi di Anna, il volo della rondine tour operator sociale, libreria In Cerca di Guai, Insieme Salute, Kombrù-Kombucha, bevande vegane, KoRo, farine e cereali e spezie e aromi, frutta secca, La Polpetteria, La saponaria biologica ovviamente, Oliena in Tavola, Panificatori Agricoli Urbani, Regione Sardegna-Assessorato del Turismo, Rivista Africa, Sartoria Sociale, tentazione Nera-Liquirizia Pura, Terre di mezzo editore, Vacanze in Houseboat, Come potete vedere un altro mondo è possibile. Un’altra Sardegna anche, magari fatta di posti che mai avreste detto degni di una qualche sosta, eppure quelli della Fondazione Parte Montis sono qui per farvi cambiare idea. Nel 2023 i quattro piccoli comuni della Marmilla: Masullas, Siris, Pompu e Morgongiori si sono messi insieme per un progetto che hanno chiamato “A spasso nel tempo” che comprende il restauro, la riqualificazione, la valorizzazione del patrimonio storico/culturale della storia del Parte Montis. Se mai vi capitasse di girare per quei posti, magari in primavera quando le colline della Marmilla fanno da apripista alla Giara di Gesturi, che è a due passi, davvero potreste pensare di essere nella Sardegna dei primi anni del novecento. Strade pressoché deserte, ogni tanto un gregge di pecore che pare custodito solo dai cani che sonnecchiano. Per visitare il tutto in “modo lento”, a Masullas c’è anche un funzionale albergo-diffuso, occorre prenotare presso la fondazione, sito su internet, che metterà a disposizione di visitatori curiosi di una Sardegna contadina d’altri tempi, le guide che ha a disposizione. A proposito di guide, con una sgargiante maglietta gialla con su scritto “Le janas”, mi imbatto in Loredana Lai e Francesca Mocco, ambedue di Gonnesa, che da sei anni si sono inventate un lavoro di guide ambientali ed escursionistiche. Sul loro sito Janas escursioni propongono trekking di vario livello nel Sulcis Iglesiente Guspinese. “Fatti avvolgere dalla macchia mediterranea e dai suoi profumi inebrianti! Cammina con noi in una terra magica!”. Anche Greka Collu è guida ambientale, accompagna viandanti sul cammino di S. Efisio, cammino giovane mi dice, la festa del santo in compenso si svolge da 370 anni o giù di lì. Io però come ogni guspinese che si rispetti, ho nel cuore Santa Barbara patrona delle miniere, e voglio sentirmi dire che sempre più sono le persone che si sono imbattute nelle bellezze di Montevecchio, di Piscinas, Monti Mannu. Nicola Calvia, villacidrese trapiantato a Iglesias, mi assicura sul numero esponenziale dei camminanti lenti che lo scelgono sempre più, lui che è dell’”ufficio accoglienza pellegrini”, ha studiato a Cagliari Scienza del turismo ma ci è voluta l’intuizione di GianPiero Pinna, indimenticabile sognatore e realizzatore del percorso, perché trovasse un impiego stabile nell’organizzazione. Dopo vari inutili tentativi di realizzarsi trovando lavoro all’estero. Oggi percepisco che mi sta davanti un uomo felice, del suo lavoro, dell’essere rimasto in Sardegna, la moglie insegnante, poi è nata Sofia, e il mondo ha svoltato nella possibilità di essere vissuto. Già oggi più di 1500 sono i pellegrini che si sono prenotati, e il bello è che quasi tutti ritornano anche per le ferie d’estate. Sull’asse centrale sarda (cammino di santu Jacu), ad attraversare luoghi poco noti e comunità in via di spopolamento, vanno ragazzi delle scuole sardi, fanno lezione lungo la via, mi dice Lisa Sofia de Heer, diciotto anni, lei in verità l’anno scorso è stata nel Lazio centrale e ha molto invidiato gli studenti che invece se ne andavano in giro per la nostra isola. Come dicono i ragazzi d’oggi: una vera figata! Sara Zanni (lei fa santu Jacu dal 2010) mette in guardia da ordinare un bicchiere di vino nei bar di Meana Sardo, te ne trovi subito accanto altri quattro. Offerti da avventori che non conosci. Non si può rifiutare per non offendere il principio d’ospitalità. Occorre ubriacarsi un po’. Maria Teresa Marras, guida turistica, e la dottoressa Sonia Mele, del consiglio provinciale di Nuoro, raccontano alle persone accorse a sentirli (da un video), chi sono e cosa rappresentano per la Sardegna i quattro uomini, in piedi in cerchio, che si mettono a eseguire un “Canto a Tenore”. Della prima registrazione che si ha nel 1929 a Milano del Coro di Dorgali. Del legame tra le generazioni che si forma, un orologio sociale che scandisce la vita del paese e le sue feste, “stregando chiunque senta questa musica poesia”. Sessanta centri in Sardegna ma i cori si vanno diffondendo, coi diversi bim/bam di “contra” e “bassu” che definiscono i territori. Una prossima “app” sarà strumento per il calendario degli eventi. A finire Michelangelo Salis e sua moglie Maria, di Ploaghe, offrono agli astanti (di nascosto ai tanti vegani che qui sono maggioranza) un assaggio di prosciutto di cinghiale dell’Asinara (l’Ente parco li caccia selettivamente quando decide che siano troppi) e di pecora, quelle da tutta la Sardegna, nonché un prosciutto d’agnello e una salsiccia sempre di cinghiale d’Asinara. Usando il miele (buono quello di sulla) che fa da antiossidante naturale e schifando la chimica di sintesi. Uno dei loro figli che sognava di lasciare l’isola per il continente (l’altro vuole studiare medicina) ha passato sei mesi d’inverno (e d’inferno) a Varsavia (freddo cane e sole sparito dall’orizzonte). Se ne è ri-scappato a casa e entrerà in azienda. Mi dice il padre che i cinghiali d’Asinara quando non trovano abbastanza cibo vanno sulla spiaggia e “pescano”. A sentir lui ogni tanto si sente il sapore, dei pesci pescati, nei suoi prosciutti. Mi piace lasciare l’ultima parola a Daniela Deidda, funzionaria di gabinetto di “turismo lento”, mi mette in mano libretto che parla di un’Isola che accoglie, tutti, disabili compresi. La Sardegna senza barriere. Per ora solo ad Alghero, Orosei, La Maddalena e Carloforte, ma la Regione mira ad estendere l’iniziativa a 20 comuni costieri. Accessibilità universale, trasparenza informativa, co-progettazione con le comunità locali, formazione di operatori turistici qualificati: un altro mondo, un’altra isola è possibile.
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