IL MAESTRO DELLE LAUNEDDAS: LUIGI LAI E’ “SU MAISTU” NEL DOCUFILM DI GIANFRANCO CABIDDU SULLA SUA VITA

Luigi Lai

La musica è la sua vita. E a distanza di anni, Luigi Lai continua a custodire le launeddas come si custodisce qualcosa di vitale e di molto prezioso, che non appartiene soltanto al tempo, ma a una dimensione più profonda, intima e identitaria. Ogni nota, ogni respiro e ogni vibrazione dello strumento si radica in una memoria viva e articolata, che non si esaurisce ma continua a creare suono, esperienza e racconto. Non è soltanto musica: è un linguaggio antico che attraversa generazioni, che si rinnova nel gesto e nell’ascolto, che resiste al tempo, perché continua a essere parte della vita.

È in questa continuità che si inserisce Su Maistu, il docufilm diretto da Gianfranco Cabiddu, presentato in prima nazionale, domenica, 29 marzo 2026 al Teatro Massimo di Cagliari. Un lavoro lungo otto anni, costruito con pazienza, attraversando stagioni, incontri, viaggi e ritorni, fino a comporre un racconto che non si limita a ricostruire una biografia, ma entra in profondità dentro la vita personale e artistica del Maestro, traducendosi non soltanto in una proiezione, ma in un vero e proprio viaggio. Il teatro Massimo, sold out per l’occasione, ha accolto un pubblico che con partecipazione e attenzione ha seguito il ritmo del racconto senza distrazioni. Un ascolto collettivo, quasi fisico, che si è costruito per tutto il tempo della visione, tra emozione e commozione e che ha trovato compimento in un lungo applauso finale, sentito, pieno e spontaneo.

Il documentario, prodotto da Clipper Media e Backstage e sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione Sardegna Film Commission e dal Comune di Cagliari, racconta il percorso umano e artistico di Luigi Lai, il massimo interprete vivente delle launeddas, antico strumento della tradizione sarda, riconosciuto dall’UNESCO. Ma più ancora del riconoscimento, ciò che emerge è la responsabilità che il maestro ha assunto nel tempo: quella di custodire, trasmettere e divulgare.

Nel film prende forma, attraverso la sua voce e attraverso le immagini, un percorso costruito giorno dopo giorno, fatto di studio, di sacrificio, di ostinazione. Non c’è nulla di improvvisato o di casuale: ogni traguardo è il risultato di una scelta precisa, quella di credere nella musica e nella sua capacità di attraversare i confini, di andare oltre.

Dall’infanzia in Sardegna all’emigrazione in Svizzera, fino al ritorno nell’isola, il racconto si sviluppa come un percorso non semplice, ma guidato dalla passione, dall’amore e dalla dedizione, dove la musica e la vita sono un tutt’uno, in perfetta armonia. Le launeddas entrano presto nella sua esistenza e diventano una presenza costante, un punto fermo, un riferimento attraverso cui leggere il mondo.

Il viaggio del maestro non si ferma ai confini dell’isola. Nel corso degli anni ha portato il suono delle launeddas in Europa e nel mondo, arrivando in Irlanda, in Scozia e a New York. In questi contesti, lo strumento si è confrontato con altri linguaggi musicali, dialogando con il jazz, con la musica classica, con la ricerca contemporanea e, come voce viva, capace di entrare in relazione e in contesti più ampi.

È proprio in questa capacità di dialogo che si riconosce una delle dimensioni più significative del percorso di Luigi Lai: aver portato uno strumento della tradizione orale dentro contesti internazionali, senza snaturarlo, ma anzi rafforzandone l’identità.

Il valore di questo lavoro è stato riconosciuto anche a livello internazionale: il documentario Su Maistu di Gianfranco Cabiddu ha vinto il prestigioso premio come Miglior Film nella sezione “Per il Cinema Italiano” al Bif&st – Bari International Film Festival 2026, confermando la forza di un racconto capace di partire da una radice locale per aprirsi a una dimensione universale.

Ad introdurre l’importante evento è stato lo stesso regista, Gianfranco Cabiddu, che, visibilmente commosso, ha salutato il pubblico, ringraziando tutti i presenti e coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film. Un progetto costruito nel tempo, attraverso un lavoro attento, rispettoso, capace di entrare in relazione con il maestro senza mai sovrapporsi.

In sala erano presenti alcuni tra i più importanti artisti sardi, protagonisti anche del docufilm: Paolo Fresu, Elena Ledda, Mauro Palmas e Gavino Murgia.

Presente in sala anche Gabriele Congiu, autore e curatore della biografia del maestro.

Le loro testimonianze non si limitano a raccontare, ma costruiscono una trama di relazioni che attraversano il film. Ognuno porta uno sguardo, un ricordo e un frammento di esperienza, contribuendo a restituire la complessità di un percorso condiviso.

Il montaggio, curato da Leonardo Cabiddu, accompagna questo intreccio con equilibrio, alternando immagini di repertorio, momenti di vita e sequenze musicali, senza mai perdere il filo emotivo del racconto, ma amplificandolo.

Al termine della proiezione, il lungo applauso del pubblico ha segnato un momento di forte intensità ed emozione. È da lì che prende avvio un dialogo diretto con il maestro, che si racconta con semplicità e senza filtri.

«È stata un’emozione grandissima», dice Luigi Lai. «Ho provato tanta gioia e tanta gratitudine. Rivedere tutta la mia vita, il mio percorso, insieme a tutte queste persone… è stato qualcosa di molto forte».

Le sue parole non cercano effetti, ma restituiscono una percezione autentica. Nel rivedersi sullo schermo, il maestro riconosce il proprio cammino: «C’è tutto quello che ho fatto, il mio lavoro, la mia vita, l’amore per la musica e per le Launeddas».

Tra gli elementi che più lo hanno colpito emerge il legame con gli altri artisti: «Mi ha emozionato rivedere tutti i miei amici. Con loro c’è un rapporto vero, umano, oltre che musicale. È qualcosa che si costruisce nel tempo e con rispetto».

Guardando al passato, al giovane che si è avvicinato per la prima volta alle launeddas, riconosce gli stessi valori: «Sacrificio, dedizione, lavoro e rispetto. Soprattutto rispetto per i miei maestri».

Il pensiero va ad Antonio Lara ed Efisio Melis: «Non sono stati solo maestri di strumento, ma maestri di vita. Per me sono sempre vivi, presenti».

Parlando della musica, il discorso si fa ancora più ampio. La musica, per Luigi Lai, trova il suo senso più pieno quando riesce a entrare in relazione con gli altri, quando diventa comunicazione, quando crea un legame, perché un artista deve saper trasmettere.

Questo legame si ritrova anche nella dimensione familiare. Le figlie e i generi accompagnano il maestro con una presenza costante, discreta ma fondamentale. «Sono sempre con me», racconta. «Mi stanno vicino, mi seguono. È un legame forte».

Dopo una vita interamente dedicata alla musica, il rapporto con le launeddas resta immutato: «Sono innamorato come il primo giorno. Non solo delle launeddas, ma della musica in generale e di tutto ciò che  di bella ruota attorno ad essa. Per me la musica è la vita».

Quando lo sguardo si sposta verso il pubblico, le parole diventano ancora più semplici: «Mi piacerebbe che le persone portassero con sé un bel ricordo, che, dopo aver conosciuto questa storia si avvicinassero a questo strumento con uno sguardo più attento».

Come sottolinea Gianfranco Cabiddu, «Luigi tocca il cuore». È forse qui che si trova il senso più profondo del film: nella capacità di raccontare una vita che, attraverso la musica, continua a parlare.

Su Maistu diventa così molto più di un documentario. È un passaggio della memoria, della musica e delle relazioni. Un racconto che non si esaurisce nella visione, ma continua a vivere nel suono delle launeddas, nello sguardo di chi ascolta, nella trasmissione di un sapere che non si interrompe.

Un viaggio intenso che parte da una storia personale e si apre a una dimensione più ampia, capace di restituire il valore di una tradizione e, allo stesso tempo, di proiettarla verso il futuro.

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Un commento

  1. Un grande. Maestro LAI

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