
di FILIPPO PETRUCCI
Pubblicati i dati ISTAT sulla popolazione aggiornati al primo gennaio 2026. La situazione demografica dell’Isola continua ad essere preoccupante.
A fronte di una ripresa dell’immigrazione soprattutto straniera, la riduzione della popolazione continua, e si aggrava di anno in anno.
Mauro Carta, presidente delle Acli Regionali della Sardegna: “La Sardegna continua a perdere popolazione, ma non solo perdiamo popolazione in senso assoluto, soprattutto perdiamo popolazione giovane. Gli under 15 continuano a scendere e sono appena il 9% della popolazione, siamo gli ultimi in Italia: vent’anni fa eravamo al 14° posto per popolazione giovane. A questo, va aggiunto il fatto che non si riesce ad incrementare la popolazione attiva, quella che lavora e con tasse e contributi, sostiene il sistema del welfare pubblico, mentre aumenta ancora la popolazione più anziana”. Continua Carta: “I dati mostrano nuovamente che i morti sono quasi il triplo dei nati vivi. Vediamo finalmente un dato positivo nel saldo migratorio, che tuttavia non ci permette di compensare i valori negativi del saldo naturale. A livello provinciale, vediamo che solo la Gallura – Nord Est ha un tasso di variazione debolmente positivo, mentre calano anche le province più popolose. A livello comunale, sono ben 132 i comuni con meno di 1000 residenti”.
“Sono necessari interventi strutturali di medio e lungo periodo che permettano di invertire la rotta. Innanzitutto, occorre una lotta senza quartiere al lavoro povero, soprattutto negli appalti pubblici che riguardano sanità e servizi in generale. Con stipendi troppo bassi o si va verso l’emigrazione o si rimanda all’infinito la scelta di mettere su famiglia. In secondo luogo, occorre aumentare la competitività della Regione sulla innovazione tecnologica da subito: Einstein Telescope è la giusta scommessa ma serve fare subito qualcosa nel campo dell’Intelligenza Artificiale; serve un piano operativo per le istituzioni, scuole, imprese e associazioni (una legge regionale sul tema è stata approvata il 10 marzo). In terzo luogo, occorre intervenire sulla dispersione scolastica: sono troppi anni che non esiste un sistema della formazione professionale di livello stabile, senza il quale la percentuale di esclusi è troppo elevata nell’isola tanto da farci rimanere tra gli ultimi. È poi necessario creare un programma che attragga giovani studenti, emigrati e lavoratori qualificati per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per lavoratori qualificati con l’obiettivo di creare nuovi processi socio-economici. Infine, occorre prendere atto del fatto che la cura delle persone diventerà sempre più un ambito di lavoro e formare sardi o attrarre famiglie dall’estero, piuttosto che singoli lavoratori, è un percorso strutturale che va costruito e non lasciato alla occasionalità.”
I dati sulla popolazione al 1° gennaio 2026, pubblicati questa mattina dall’Istat, indicano che nel 2026 la popolazione della Sardegna ha continuato a scendere, attestandosi su 1.554.490 unità con una perdita percentuale dello 0,51% (Grafico 1). La variazione assoluta tra 2025 e 2026 indica che, nel corso degli ultimi 12 mesi, sono state perse ulteriori 7.891 unità, vale a dire come se più della popolazione del comune di Maracalagonis (al 2026, 7.885 abitanti) fosse scomparsa.
Complessivamente dal 2016 ad oggi, la Sardegna ha perso -103.648 residenti, vale a dire poco sopra quanti risiedono attualmente nei 161 comuni meno popolati della Sardegna (tutti sotto i 1.300 abitanti) che corrispondono al 43% dei comuni attualmente esistenti (Grafico 2).
A livello nazionale, la Sardegna è la terza regione per popolazione persa in un solo anno, superata solamente dalla Basilicata (-0,9%) e Molise (-0,66%) (Tabella 1).
La distribuzione della popolazione per fasce d’età vede un’ulteriore riduzione della percentuale di under 15 in Sardegna, oggi pari al 9,37% della popolazione. Esattamente 20 anni fa, tale dato era pari al 12,90% della popolazione sarda, in linea con molte altre regioni italiane e con ben 6 regioni che avevano una percentuale di giovani inferiore alla Sardegna. Oggi la Sardegna è all’ultimo posto ed è la regione “meno giovane” d’Italia.
Rispetto al 2025, continua ad aumentare la quota di popolazione con 65 anni, a fronte di una popolazione attiva che rimane pressoché stabile.
I dati del bilancio demografico al 31 dicembre 2025 (Tabella 2) raccontano che il numero di morti supera quello dei vivi di 12.363 unità, 951 unità in più rispetto all’anno precedente, più della popolazione di Terralba e Uras messe assieme (12.148 abitanti al 1.1.2026).
Tuttavia, il saldo totale è migliorato: se al 31 dicembre 2025 si perdevano 9.114 unità, quest’anno il bilancio, pur negativo è -7.891. Questa riduzione è l’effetto del saldo migratorio positivo. A livello interno il saldo è positivo di 229 unità (mentre lo scorso anno era negativo e pari a -280), mentre il saldo migratorio con l’estero, che lo scorso anno era positivo e pari a +2.578 unità, al 31 dicembre 2025, era pari a +4.243, con un incremento di 1.665 unità. In poche parole, sono più le persone che hanno trasferito la loro residenza in Sardegna di quelle che dalla Sardegna l’hanno trasferita altrove. In 12 mesi, l’effetto netto è quello della popolazione che risiede in un comune come Marrubiu (4.499 abitanti al 2026).
Oggi risultano residenti in Sardegna 57.754 stranieri, pari al 3,72% della popolazione totale, con una crescita di 3.663 unità, pari alla popolazione di Calangianus (3.692 abitanti al primo gennaio 2026). A livello nazionale, la popolazione straniera è quasi il triplo percentualmente rispetto al dato sardo, 9,43% sul totale: anche in questa graduatoria la Sardegna è ultima tra le regioni italiane.
Per quanto riguarda le comunità straniere, vediamo che vi sono 12 comunità che superano il migliaio di presenze. La prima comunità continua ad essere quella rumena (10.931, con una leggera flessione pari a -1,63%), seguita dalla comunità senegalese (4.207, -0,38%) e dai marocchini (3.757, -2,06%), a rafforzare quel trend di progressiva riduzione delle presenze nelle comunità storiche (in particolare in quelle senegalese e marocchina). Tra le comunità più numerose, continuano a crescere quella cinese (3270, +0,71%), quella ucraina (3186, +1,08%) e quella filippina (2006, +1,16%), stabile la comunità nigeriana (1729, dieci unità in meno, pari allo -0,58%). Sono soprattutto le comunità arrivate più di recente a segnare crescite rilevanti: i nuovi residenti provenienti dal Pakistan sono 2172, +381, con una crescita pari al 21,27%; quelli provenienti dal Bangladesh sono 2046 (+358, una crescita del 21,21%); quelli provenienti dal Kirghizistan sono 1383 (+204, +17,30%). La Sardegna continua ad essere la regione italiana che ospita la comunità kirghiza più ampia: ben il 48% dei kirghisi residenti in Italia vive in Sardegna.
Crescono ancora la comunità tedesca (1442, +131 unità, + 9,99%) e quella polacca (1098, +26, +2,43%).
In totale, i dati al 2025, indicano che, in Sardegna, sono residenti cittadini di 157 comunità diverse (+1, il Tagikistan rispetto al 2024), presenti in quasi tutti i comuni: ad oggi solamente a Monteleone Rocca Doria e Bidonì, non risultano registrati residenti cittadini stranieri nel centinaio circa di residenti. Se in valore assoluto a prevalere per la popolazione straniera sono le grandi città (Cagliari, Olbia, Sassari, Quartu Sant’Elena, Alghero, Arzachena, Nuoro hanno oltre 1000 residenti con cittadinanza straniera), in percentuale sul totale della popolazione sono Villanovaforru (22,88%), Trinità d’Agultu e Vignola (18,84%), Osidda (12,62%), Palau (12,29%), Aritzo (11,56%), Santa Teresa Gallura (10,63%), Aglientu (10,13%) i comuni in cui gli stranieri contribuiscono maggiormente alla consistenza demografica. A livello provinciale, sono la Città Metropolitana di Cagliari e quella di Sassari e la provincia di Gallura – Nord Est ad avere un numero maggiore di residenti con cittadinanza straniera.
Considerando le ripartizioni provinciali, si conferma che la maggior parte della popolazione risiede nella Città Metropolitana di Cagliari (534.219, pari al 34,37% della popolazione, con un calo dello 1,2%), seguita dalla Città Metropolitana di Sassari (311.128, pari al 20,01%, con un -0,51% rispetto al 2025) e dalla Gallura- Nord Est (159.460, il 10,26%, l’unica che cresce dello 0,15%). Tutte le altre ripartizioni territoriali hanno una popolazione inferiore al 10% del totale regionale, con l’Ogliastra che pesa appena per il 3,38% della popolazione regionale (Tabella 3). Per quanto riguarda la popolazione straniera, il 35% circa risiede nella Città Metropolitana di Cagliari, il 21% nella provincia della Gallura-Nord Est e il 20% nella Città Metropolitana di Sassari, mentre il 23% risiede nelle rimanenti province.
A livello comunale sono 26 i comuni con oltre 10.000 abitanti. Il comune più popoloso è Cagliari (145.981 abitanti, -0,44% rispetto all’anno precedente), seguito da Sassari (120.231,-0,22%), da Quartu Sant’Elena (67.869, -0,35%) e Olbia (61.739, -0,13%). Chiudono la graduatoria, i 133 comuni (pari al 35% del totale) con meno di 1.000 residenti (erano 132 lo scorso anno), tra cui 11 comuni con meno di 200 abitanti. Tra questi ultimi i meno popolosi sono Baradili con 80 abitanti (+4 unità), Monteleone Rocca Doria con 105 (+2 unità) e Bidonì con 112 abitanti (-5 unità). I dati del bilancio demografico al 31.12.2025, pubblicati in data odierna, indicano che sono 25 i comuni della Sardegna in cui non sono stati registrati nati vivi.
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