
Daniele Cossellu
di LUCIA BECCHERE
Quando il 6 marzo nell’Auditorium Giovanni Lilliu in Nuoro, a sorpresa, Daniele Cossellu ha unito il suo canto al tenore Remunnu ‘e Locu, in sala è calato un silenzio surreale. “È la prima volta che riprendo a cantare dopo tanti anni”. Ha confessato sa oche fra gli applausi scroscianti.
“Il canto di una vita” – ha detto Stefano Lavra presidente dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico 1° volume della collana “I suoni-Studi di musica e poesia orale in Sardegna” a cura di Sebastiano Pilosu -, celebra Daniele Cossellu protagonista della storia e della cultura più identitaria della Sardegna per aver saputo coniugare tradizione e innovazione nel canto a tenore”.
Per Marcello Mele direttore tecnico scientifico dell’Istituto e coordinatore della serata, il libro narra il percorso straordinario di un promotore e testimone della musica popolare sarda che ha saputo tramandare ai giovani questo canto così radicato nella comunità di Bitti”.
“Per noi etnomusicologi – ha dichiarato Marco Luzzu- docente all’università di Cagliari e componente del comitato tecnico dell’ISRE -, questa collana pubblicata dalla casa editrice Squilibri-Roma, è di riferimento per le pubblicazioni scientifiche meritevoli di visibilità in campo nazionale e questo libro ci dà l’opportunità di collocare Cossellu al pari di tanti musicisti nazionali e internazionali. Raccontare un singolo significa raccontare l’evoluzione del canto a tenore e la società intera che lo ha prodotto.
“Non i numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali conferitigli – ha affermato l’antropologo Bachisio Bandinu -, ma questo testo è la più importante testimonianza della singolare esperienza di Tanielle, perché affida la memoria di una vita alla scrittura che in quanto tale permane come documento raro da cui un ricercatore può sempre attingere testimonianze singolari.

Tanielle Cossellu canta col tenero Remunnu ‘e locu all’ISRE
Il merito non sta nel raccontare il canto in sé ma come da ragazzo lo ha vissuto in una comunità precisa e come piano piano è diventata una professione. Colpisce la rielaborazione di come, anno per anno, il corpo di Daniele nell’ascolto, nel canto, ha comunicato col mondo. Questo è il fascino sprigionato dal testo. Il canto è uditivo, invece lui lo respirava. L’esplorazione e la realizzazione del tenore è insita nella posizione a cerchio dove i cantori sono aggropatos con le braccia unu chin sos brazos in sa pala de su cumpanzu. Cantare in cerchio significa elaborare la metafora che richiama il nuraghe, su ballu tundu, il canto rituale attorno alla bara. La funzione del cerchio è importante perché nello spazio centrale si compie il canto e le quattro voci lo elaborano e ne riscoprono il mistero.
Il canto a tenore ha un processo di parto – ha proseguito Bandinu -, viene dalle viscere, dae sas intragnas, è una gravidanza che si realizza. Daniele ha perfino apportato una modifica nel canto a tenore bittese, la mezza voce non è più quella tradizionale che mirava a ricamare sa oche, su bassu e sa contra come una tessitura di un tappeto, ma l’ha resa parte integrante del canto. Questa mezza voce di Daniele così avvolgente si è incorporata nella sua pienezza in quella che forse era la prima genitura del canto, rendendo unitario il tenore. A lui anche il merito di aver saputo operare trasformazioni nel ritrovare un rapporto tra innovazione e tradizione accogliendo sonorità innovative che giungono a noi da tutto il mondo senza tradire quanto appartiene alla propria cultura.
Salvatore Pilosu musicologo, cantore, appassionato della cultura sarda e insegnante al Conservatorio ha confessato come questa idea sia nata in Daniele. Io sono un esecutore, unu teraccu e con questo spirito ho lavorato per rendere chiaro ciò che Daniele aveva nel cuore, col massimo rispetto per non tradire il suo intendimento perché parlare e scrivere non è la stessa cosa ancor più dopo aver dialogato in sardo e se a farlo non è la stessa persona.
Il volume non racconta la storia di una persona ma “de su cuncordu de tottus sos cumpanzos” che hanno vissuto la stessa avventura viaggiando per il mondo intero.
“Daniele, ricordi sas peleas degli anni cinquanta? – ha chiesto Pilosu.
“Quelli erano gli anni in cui su cantu a tenore veniva escluso dai festeggiamenti del carnevale, dai veglioni, dai bar e dalle piazze – ha ricordato Tanielle -. La gente diceva che ero antico, perché cedeva alla modernità incipiente. È stato grazie alla sensibilità di un brigadiere se abbiamo ripreso a cantare”.
“Vogliamo ricordare i compagni con i quali hai vissuto questa storia”?
“Sos cumpanzos meos, Tancredi Tucconi, Battore Bandinu e Piero Sanna, sono statos bravos dae su cominzu (1974).Battore, classe 1922, da tempo lamentava un forte senso di spossatezza e nel 1994 è stato sostituito da Mario Pira. Nel 2002 Tancredi si è arreso alla malattia, sostituito in sa contra da Pierluigi Giorno, Pino Ruiu è subentrato a Piero Sanna deceduto nel 2014. Nel 2019 stessa sorte è toccata a me, a 87 anni ho scritto la parola fine. A sostituirmi Andrea Sella”.
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