
Antoine Manca
di ORNELLA DEMURU
Nel giugno del 1896, in una remota distesa del deserto nordafricano, si spegne la vita incredibile di Antoine Amédée Marie Vincent Manca di Vallombrosa, marchese di Mores. A comunicarlo, con giorni di ritardo, è la stampa parigina. Ma la notizia arriva subito anche in Sardegna, dove quel nome – Manca di Mores – risuona come un’eco lontana di nobiltà e mistero.
Antoine era nato a Parigi nel 1858, ma aveva sangue sardo nelle vene. Suo nonno Vincenzo, nipote diretto del duca Antonio – colui che fece costruire il celebre Palazzo Ducale di Sassari – si era rifugiato in Francia dopo le turbolenze politiche, e lì aveva sposato Geneviève de Perusse des Cars, figlia di un importante generale della conquista dell’Algeria.
Antoine cresce tra le corti e gli ideali militari francesi, si forma a Saint-Cyr, la scuola militare d’élite, dove stringe un’amicizia profonda con Charles de Foucauld, il futuro “santo dei Tuareg”. Alto, elegante, magnetico, si sposa giovanissimo con una ricca americana, Medora von Hoffman, e da quel momento la sua vita diventa un romanzo d’avventura senza tregua.
A Parigi entra in politica, ma si distingue subito per posizioni radicali: è un feroce antisemita in un’epoca segnata dall’affare Dreyfus. Sfida ripetutamente a duello gli avversari “filo-ebraici”, arrivando perfino a ucciderne uno, e osa sfidare nientemeno che Georges Clemenceau, il futuro “Tigre della Repubblica”.
A 25 anni vola negli Stati Uniti, in pieno West. Lì, sulle rive del Missouri, fonda una città e la chiama Medora, come la moglie. Alleva migliaia di capi di bestiame, ospita il giovane Theodore Roosevelt (che diventerà presidente USA) e dichiara guerra alle mafie del commercio della carne. Quando perde quella battaglia, lascia l’America per una nuova avventura.
In India caccia tigri, poi si mette in testa di costruire una ferrovia che colleghi il Tonchino alla Cina per favorire l’espansione francese in Oriente. Rientra in Francia per continuare la lotta politica: è un socialista sui generis, aristocratico ma amato dal popolo, fondatore di giornali e finanziatore di campagne elettorali.
Ma è in Africa che va incontro al suo destino. Nel 1895, parte per l’Algeria con un’idea folle: unire Arabi e Tuareg in una coalizione che metta in difficoltà l’Inghilterra, impegnata nella conquista dell’Egitto e del Sudan. Con pochi cammelli e una manciata di portatori, si inoltra nel deserto. Ma viene tradito, abbandonato ai Tuareg.
Combatte da solo, leggenda vuole che resista a lungo, uccidendo numerosi assalitori. Ma alla fine viene ucciso e fatto a pezzi. Aveva 38 anni. Quando la Tripolitania passerà sotto controllo italiano, la duchessa Elena d’Aosta, sua parente, farà porre una grande croce di granito nel luogo della morte, con incisa una frase in latino: “Neanche le sabbie roventi della Libia ti hanno fermato.”
Pochi mesi prima, era stato in Sardegna, a Tissi, antico feudo dei Manca. Durante la festa del patrono, entrò in chiesa a cavallo, imbracciando lo stendardo che un suo antenato aveva strappato ai Turchi. Era il suo modo per salutare l’isola che non l’aveva mai dimenticato.
Nel 2019, l’editore Condaghes ha pubblicato la biografia completa del marchese: “Vita e morte del marchese di Mores Antoine Manca (1858-1896)”, scritta da Antonio Areddu. Un libro che restituisce tutta la complessità di un personaggio straordinario e controverso, a metà tra nobiltà e ribellione, storia e leggenda.
facebook.com/ainnantis
Views: 72





































































































