VIAGGIO NELLA LETTERATURA: IL ROMANTICISMO E I SUOI PROTAGONISTI

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L’Ottocento è un secolo rigoglioso per la Letteratura Italiana. Durante questo periodo si afferma in Europa un nuovo movimento culturale che coinvolge tutti i campi della cultura europea, la Letteratura e le Arti, il Romanticismo. La parola deriva dall’inglese Romantic, usata in senso negativo per indicare con disprezzo le tematiche presenti all’interno dei romanzi cavallereschi e pastorali.

Non è possibile dare una definizione univoca e concreta del termine Romanticismo. Questo movimento, nel campo della Letteratura e non solo, si affranca da quelli che erano i punti chiave dell’Illuminismo, al fine di addentrarsi nell’esplorazione di tutto ciò che è irrazionale e che coincide con l’esaltazione del sentimento, in contrapposizione al dominio della ragione.

Sono la passione, il tormento dell’animo umano, il sogno, la follia, i veri temi affrontati dal Romanticismo, ulteriore testimonianza di come la Letteratura abbia la capacità di far emergere senza veli i più profondi sentimenti dei grandi scrittori.

A seguito dell’intervento di Madame de Stael, che invita gli italiani ad affrancarsi dal culto del passato e cominciare a cercare l’ispirazione nelle opere della Letteratura europea, i romantici intuiscono la necessità di creare una nuova Letteratura che si distacchi dalla classicità e cominci ad affrontare argomenti più vicini a un pubblico popolare, facendo leva soprattutto su un linguaggio più semplice e quindi più accessibile.

Nasce infine l’esigenza di trattare tematiche che rispecchino i due principi, diventati poi i capisaldi del Romanticismo, il Vero, che implica la volontà della Letteratura di addentrarsi sempre di più nella realtà e l’Utile, principio che implica la necessità di identificarla come disciplina funzionale al progresso della società.

I GRANDI DELLA LETTERATURA ROMANTICA. Sono tanti i nomi che durante il Romanticismo hanno contribuito attraverso le loro opere al fiorire della Letteratura Italiana, ma sicuramente il più famoso non può che essere Alessandro Manzoni.

Manzoni dedica gran parte della sua vita allo studio e alla scrittura, lasciandoci in eredità poesie meravigliose come Il Cinque Maggio, dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte e famose tragedie per il teatro come L’Adelchi e Il Conte di Carmagnola.

Ed è proprio la letteratura manzoniana a darci la prova dell’importanza dei tre principi cardine del Romanticismo, il Vero, l’Utile e l’Interessante, quando l’autore ne intuisce la validità proponendoli, il primo come “soggetto”, il secondo come “scopo” e il terzo come “mezzo”.

Ogni argomento trattato dalla Letteratura deve rispecchiare la realtà storica, al fine di destare tutto l’interesse del pubblico. E a seguito di questa concezione Manzoni inizia a concepire uno dei più famosi e importanti romanzi storici italiani di tutti i tempi, I Promessi Sposi.

È il romanzo dove i protagonisti sono gli umili, persone modeste appartenenti ai ceti popolari, le cui peripezie sono dominate dalla potenza della Provvidenza che viene identificata dai due protagonisti, Renzo e Lucia, sempre in senso positivo, contrariamente alla realtà dove anche i buoni e i giusti, nella vita terrena, sono spesso vittime di sofferenze e ingiustizie.

Manzoni si propone in questo romanzo come narratore onnisciente, colui che, pur essendo esterno alla vicenda, conosce tutto dei personaggi e si prende la libertà di inserire giudizi personali, facendo uso di un’altra importante componente, l’ironia.

Attraverso l’ironia Manzoni giudica i personaggi e consente ai lettori di identificarne più facilmente le peculiarità. Un altro importante poeta del Romanticismo è Giacomo Leopardi. La Natura è il tema principale delle sue opere ed è il cuore del mutamento della sua visione dell’umanità in rapporto con essa.

Inizialmente la fase del pensiero leopardiano è definita pessimismo storico, dove la Natura è identificata come madre benevola, attenta alle esigenze degli uomini, che essa considera propri figli. Gli uomini sono felici solo grazie al potere delle illusioni, poiché, sostiene Leopardi, l’uomo è nato per essere infelice e solo l’illusione, donata dalla Natura può alleviare le sofferenze dell’uomo stesso.

Ma il pensiero leopardiano subisce una svolta segnata dal passaggio al pessimismo cosmico, dove la Natura non è più una madre ma una matrigna crudele, causa della sofferenza umana.

Questo concetto è espresso chiaramente in una delle Operette Morali, Dialogo della Natura e di un Islandese, dove però notiamo come, a seguito della contestazione dell’Islandese riguardo le catastrofi che la  Natura provoca, rovinando la vita dell’uomo, essa stessa risponde manifestando la sua totale indifferenza verso l’umanità e affermando invece che tutto ciò che accade è strettamente necessario alla sopravvivenza di questo mondo e non infierisce volontariamente su quella che è la sorte umana.

Questi due grandi autori ci confermano ancora una volta la bellezza e la sensibilità della nostra Letteratura, una Letteratura ricca di nobiltà e sentimenti, capace di suscitare nell’animo umano le più profonde emozioni nascoste nel cuore.

COSA CI INSEGNA LA LETTERATURA. La Letteratura non deve essere vista come semplice materia scolastica che dobbiamo conoscere per ottenere un buon voto e guadagnarci la promozione.

La Letteratura è il prodotto della sensibilità dell’animo umano e a seconda delle tematiche trattate mira a insegnarci differenti e importanti lezioni.

Ci insegna come l’essere umano sia capace di entrare in contatto con la sua interiorità, mostrare le proprie emozioni e talvolta le proprie debolezze attraverso l’arte della scrittura.

Ci insegna a praticare l’empatia, perché ci permette d’immedesimarci nei protagonisti delle più belle opere e d’immaginare addirittura come noi lettori ci saremmo potuti comportare al loro posto.

Ci insegna, come nel caso del Verismo, a conoscere meglio la realtà che ci circonda e considerare alla pari tutti gli esseri umani, dai ceti più alti alle classi più umili.

La Letteratura potrebbe identificarsi come tutto quell’amore, quella passione ma anche quella necessità di sfogo che i grandi scrittori hanno manifestato nel corso della loro vita e che li ha aiutati a essere ricordati e far sentire la propria voce quando gridava: “Io faccio parte di questo mondo”.

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