GIORGIA SERPI, PASSIONE IN LIMBA: L’ESPERTA IN LINGUA SARDA DI SANLURI PREMIATA DALLA REGIONE SARDEGNA

Giorgia Serpi

Il riconoscimento è arrivato a coronamento di un percorso lungo e coerente, fatto di studio, lavoro e scelte non scontate. Giorgia Serpi, 39 anni, di Sanluri, è stata premiata dall’assessore regionale, Ilaria Portas, in virtù della sua tesi di laurea magistrale, scritta interamente in lingua sarda e dedicata al rapporto fra scuola, giovani e competenze linguistiche. «È stato un premio che non mi aspettavo, ma che mi ha fatto enormemente piacere», racconta. «Credo che sia arrivato per più motivi: certamente per il lavoro di ricerca, ma anche per la scelta di scrivere la tesi in sardo, che non è così frequente, e forse anche per il mio percorso personale, come donna, mamma e lavoratrice».

Un percorso che affonda le radici nella quotidianità familiare. «La mia passione per la lingua sarda nasce in famiglia. A casa nostra si è sempre parlato sardo, con i miei genitori e con i miei nonni. Per me era naturale usarlo, non era qualcosa da “studiare”, ma una lingua vissuta». Un legame che si rafforza negli anni della scuola superiore, grazie all’incontro con docenti sensibili al tema: «Alle superiori ho avuto insegnanti che proponevano attività in lingua sarda. Da lì la mia passione è cresciuta ancora di più».

La scelta universitaria segue quella direzione. Giorgia si iscrive a Lettere, con curriculum in lingua e cultura sarda. Dopo la laurea arriva una pausa, dedicata alla famiglia, poi nel 2021 la svolta professionale con il corso regionale per gli sportelli linguistici. «Quel corso ha cambiato molto.

Subito dopo ho iniziato a lavorare e lì ho capito che la lingua poteva essere non solo passione, ma anche impegno concreto sul territorio». Nel 2023, però, l’interruzione del progetto nel comune in cui operava la costringe a fermarsi. «Per non restare del tutto ferma ho deciso di tornare all’università. Mi mancava la magistrale e ho colto l’occasione quando l’Università di Sassari ha attivato il corso in Lingue e culture della Sardegna». Due anni intensi, conclusi con la laurea a dicembre. La tesi nasce proprio dall’esperienza maturata negli sportelli linguistici e dal lavoro nelle scuole. «Collaborando con le scuole medie ho notato quanta difficoltà abbiano i ragazzi ad approcciarsi al sardo, soprattutto nella lettura e nella scrittura».

Con il relatore Simone Pisano, la scelta di approfondire il tema in modo scientifico: «Abbiamo verificato che molti studenti non conoscono le strutture della lingua sarda. Se mostri loro una frase corretta e una scorretta, per loro vanno bene entrambe. Questo perché manca una coscienza di come la lingua è costruita, soprattutto sul piano della morfosintassi». Un problema che, secondo Giorgia, parte da lontano. «Oggi manca la trasmissione intergenerazionale. Nelle famiglie la lingua primaria è l’italiano. Il sardo, quando c’è, viene usato quasi solo con i nonni». I questionari somministrati per la tesi lo confermano. «Solo una piccola percentuale di ragazzi parla sardo in famiglia, e quasi esclusivamente con i nonni. Quando anche questo viene meno, la lingua perde uno dei suoi canali fondamentali». Gli sportelli linguistici, sottolinea, «fanno tantissimo nel loro piccolo, perché cercano di ridare entusiasmo, soprattutto ai bambini».

Ma non basta. «Servono nuovi luoghi, nuovi contesti educativi, che permettano ai ragazzi di apprendere il sardo fin da piccoli. Se lo impari da adulto, puoi farlo, ma ti manca la fluidità». Eppure qualche segnale incoraggiante esiste: «Ci sono giovani che scelgono di studiare il sardo, anche se non l’hanno vissuto in famiglia. È un segno importante». La strada però resta complessa: «Le soluzioni non sono molte. La più importante è una vera pianificazione linguistica sul piano didattico, che integri il sardo nella scuola in modo strutturato». L’obiettivo ambizioso, ma alla lunga necessario: «La lingua sarda – conclude – ha bisogno di essere vissuta, non solo difesa, e la scuola può essere uno dei luoghi chiave per costruire il suo futuro».

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