
Maria Pirisi
di LUCIA BECCHERE
Nata a Galtellì il 27 gennaio del 1926, secondogenita di Francescangelo cantoniere e Pasquangela casalinga, Maria Pirisi ha vissuto fin da piccola nelle cantoniere di sa Mendula, Manasuddas, sas Paules e il Cedrino conseguendo la licenza elementare da adulta alle serali. Aveva otto anni quando il giorno della Cresima ha indossato sa vardetta, a dieci ha cominciato a prendere sa palitta, a carasare il pane, a ricamare, cucire e fare i dolci.
Ricorda quando a tredici anni si è unita alla processione de sos garteddesos che a piedi transitavano a sas Paules diretti a Nuoro con la statua di San Salvatore d’Aorta proveniente da Cagliari per essere esposta alla devozione dei fedeli in Cattedrale.
“Mia madre – racconta -, mi aveva preparato il viatico: pane ‘e casu, un grappolo d’uva e una bottiglia d’acqua. Nel pomeriggio mio padre mi ha raggiunto con la bici perché il pullman proveniente da Terranova mi avrebbe ricondotto a casa molto tardi.
In cantoniera – continua -, la vita scorreva nella più assoluta normalità. Si attingeva l’acqua dalla cisterna, le candele di cera e le lampade a carburo garantivano l’illuminazione. Giocavo con mia sorella Cristina, mio fratello Lussorio e la figlia dell’altro cantoniere di Sarule che abitava nella stessa cantoniera, Maria Itria Bande in seguito diventata suor Maria Albina scomparsa in Argentina nel 2022. I nostri giochi consistevano nell’andare per la campagna a irvuzare e raccogliere le frasche per accendere il fuoco. Si univano a noi anche le figlie di unu juvarju dorgalese che lavorava nei dintorni. In quaresima simulavamo la Via Crucis attorno alla casa, con la partecipazione di tutti. A diciotto anni ho conosciuto il mio futuro marito, Sebastiano (Zaneddu) Mastio, un contadino che lavorava col carro nei pressi della cantoniera. Mi ha chiesto in moglie, il paraninfo era mio fratello, ho avuto anche altri due corteggiatori, uno di Onifai e l’altro di Galtellì”.
Perché ha scelto Zaneddu? “Puite gai! Mi ha trattato in pranta ‘e manu, gai donzi unu! Nessuno svago se non vedere i balli in piazza, noi non ballavamo”.
Il primo bacio? “Nudda! Abbiamo fatto da bravi fino al matrimonio. Quel giorno vestivo il costume tradizionale, Zaneddu su istire ‘e isporta (abito di velluto coi gambali). Nel 1948 mi sono sposata e sono venuta a vivere a Galtellì.
Ci racconti “Il primo figlio nato settimino nel ‘49 non è sopravvissuto, l’anno successivo è nata Battistina e nel ‘54 Francescangelo. I parti avvenivano in casa, per terra davanti al camino assistita da zia Martina, sa mastra ‘e partu. Ho svezzata la bambina al seno mentre il maschietto, avendo io contratto la mastite, è stato allattato dalla balia che guarda caso era la moglie di uno dei miei pretendenti. Mi alimentavo con frollata e brodo di gallina, dopo due o tre giorni dal parto ero in piedi. Non ho voluto altri figli perché avevo paura dei dolori.
Ho dedicato tutta la vita alla famiglia, mi porto dentro l’enorme dolore per la perdita di mia figlia Battistina scomparsa nel 2014. Ho cinque nipoti e tre pronipoti.
Nel 1955 – aggiunge -, ho giurato devozione alla confraternita de Santa Rughe, l’ultima mia prioria risale al 90-91. Ogni settimana faccio la comunione e una volta al mese ricevo la visita di don Piero Mula che il giorno del mio centesimo compleanno ha celebrato la messa a casa mia alla presenza di familiari e vicini di casa. Non riesco a capire perché mi negano molte cose, con la scusa del diabete mi hanno dato solo un pezzettino di torta, chiedo un cucchiaino di vino bianco a mezza mattinata e nel primo pomeriggio perché mi pranza s’istogomo e me lo negano. Per non parlare del mio piatto preferito – prosegue -, la minestra col brodo delle anguille a cassola, mio figlio e mia nuora non le cucinano perché le temono, dicono, la verità è che costano venti euro al chilo. Il giovedì santo le cucinano all’oratorio di Santa Rughe e me le portano sempre.
Ispero chi Deus mi lassade custu periudu, gai manigo torra s’ambidda”. Appo campadu pro chent’annos ispero de campare custu mese”.
Legge il Vangelo, l’Ortobene, sempre l’editoriale di don Francesco Mariani, “lo vedo solo in televisione, spero che venga a trovarmi”.
Da circa dieci anni zia Maria è allettata a seguito di un esteso crollo vertebrale. “Deus ti lu pachet” dice alla nuora Bastiana che l’accudisce con tanta dedizione.
L’ottima memoria e la vivace ironia rendono straordinaria la nostra nonnina dallo sguardo vivo e dalla pelle chiara e luminosa. Confessa di non aver mai fatto uso di creme di bellezza, solo acqua e sapone fatto con l’olio de listinchinu, mentre da piccola debellava le pulci e i pidocchi col mercurio acquistato in farmacia.
“Augurios metas– ci dice al momento del commiato -, a chent’annos bene colatos, a su piaghere vostru, chin sa pache, sa cuncordia e s’amore chin sa familia, amicos e parentes, chin fortuna in sos travallos. Tottu bi cherete”.
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Auguri
Auguroni