SARDEGNA, UNA CONTINUITA’ TERRITORIALE CHE ‘SPACCA’: LE FAMIGLIE DEGLI EMIGRATI SARDI ESCLUSE DAL NUOVO BANDO

Dal 29 marzo 2026 la Sardegna avrà la sua nuova continuità territoriale aerea. Per residenti ed, in tono minore, anche per i non residenti compresi nelle categorie previste. La presidente della Regione Todde ne ha parlato, in sede di presentazione del nuovo modello alla conferenza stampa del 19 marzo. Con toni quasi “trionfalistici”, al cospetto di una stampa che, tranne poche, eccezioni, sembra ancora non aver capito, o non conoscere, la situazione della continuità territoriale, che è, sostanzialmente, la “madre della questione sarda moderna”. Questo provvedimento, però, è giusto leggerlo con due “lenti d’ingrandimento”. Quella dei sardi dell’isola. E quella, non meno importante, dei sardi fuori dall’isola. Dell’ “altra Sardegna” che, ancora, qualcuno stenta a riconoscere.

Se parliamo, innanzitutto, di sardi dell’isola ed ivi residenti, allora è giusto, definirla, come una “rivoluzione”.  Parola, certamente, “pesante”. E da storici economici, attenti osservatori della questione, non possiamo che farne un’analisi critica ed approfondita. Partendo, ovviamente, dalla prima “lente d’ingrandimento”, quella sarda, della “terra madre”. Che è, sostanzialmente, positiva. Come se la continuità territoriale fosse solo aerea e riguardasse esclusivamente i sardi ed i residenti o i non sardi, ma ivi residenti.

Il primo dato obbiettivo è, stando ai risultati ottenuti dalla RAS, la riduzione netta delle tariffe. Nel concreto gli aventi diritto potrebbero acquistare un biglietto A/R con un risparmio di circa trenta euro a persona che diventa pari o superiore ad una famiglia di quattro persone. Sul termine “famiglia”, poi, ritorneremo in seguito, in quanto, a nostro modesto avviso, è l’“invitato di pietra” di questo bando.

Altro dato positivo è legato al numero complessivamente maggiore delle frequenze dei e ad una migliore distribuzione degli orari.

Nota “centrale”, letta sempre positivamente e dal lato sardo, è quella, poi, dell’ampliamento delle categorie aggiudicatarie: residenti, parenti dei residenti e lavoratori. In sostanza, stando alla “lettura” isolana, giusta, si risponderebbe al diritto alla mobilità ed alle esigenze reali di studio, di lavoro ed alle relazioni familiari. Sarde, però,

Altro “nodo” positivo risolto, quello delle rotte.  Secondo il nuovo modello IATA Summer unica aggiudicataria delle tratte è risultata essere Aeroitalia sia da Olbia che da Cagliari, per Roma Fiumicino e Milano Linate. Con Cagliari- Roma e Olbia- Milano senza compensazione economica. Unica eccezione, che per la regione sarebbe “una conquista”, la proroga del precedente regime di continuità territoriale aerea da e per Alghero con ITA Airwais. Questo, in attesa di un rinnovo della gara.

Cinque rotte, di cui una in proroga, quindi. E’ il “bottino” della nuova continuità territoriale aerea. Con, appunto, Alghero “messo in sicurezza” dal vecchio modello. E con una domanda che rimane inevasa: perché si è giunti a questo su Alghero? Forse che il nord ovest della Sardegna, dietro cui sta anche la seconda città isolana, non attrae economicamente o, vi è, forse, una crisi territoriale e di rappresentanza più profonda?

Altro aspetto da considerare in positivo, sempre dalla “lente sarda”, è l’apertura consentita, per circa un mese, per altri vettori di aderire al servizio “senza compensazione economica”, come già avvenuto per tre rotte. Positivo, ma con una postilla: chi potrebbero essere questi “gloriosi” vettori disposti ad “immolarsi”, senza ritorni, sull’ “altare” della continuità territoriale sarda?

Più positiva è, invece, l’apertura di “accordi di interlinea” per Aeroitalia, per un lavoro di partenariato. E’ la cosiddetta “integrazione del sistema aereoportuale sardo”, il sogno agognato, e teoricamente raggiunto, dell’attuale giunta regionale di ragionare nel senso di una logica di rete. “Logica perché”- è la spiegazione- “si potrebbe esercitare una maggiore massa critica verso i vettori, per coordinare, in modo efficiente slot, arrivi e partenze”. Perché la Sardegna, secondo questo nuovo modello, dovrebbe essere solo “slot, arrivi e partenze”.  Mettendo, però, da una parte, la “vera rivoluzione” della continuità territoriale, che un politico d’altri tempi, mai studiato e conosciuto, se non da pochi addetti ai lavori, come il deputato anelese Giuseppe Sanna Sanna, nella metà del XIX° secolo, individuava nello sviluppo dei trasporti interni. Allora si parlava di sviluppo moderno del porto di Olbia, di cui il politico goceanino è stato, sostanzialmente, il padre, mai riconosciuto, però. Ora si parla di integrazioni fra aeroporti, senza, comunque, implementare strade e ferrovie. Nuovi modelli, vecchi problemi. Irrisolti. Verrebbe da aggiungere.

Fin qui, quindi, gli aspetti sostanzialmente positivi della nuova continuità aerea. Visti dalla “lente d’ingrandimento” sarda residente. Ora prendiamo l’altra “lente”, quella dei sardi emigrati, ossia di coloro che, fin dagli anni Settanta, hanno veramente lottato per primi, organizzandosi, per la continuità territoriale. Bloccando i porti. Perché la continuità territoriale non è solo aerea, ma soprattutto, marittima. Storicamente marittima.

 E qua, il primo aspetto da analizzare è proprio quello delle categorie. E la cosa che “balza agli occhi” è che, nella sostanza, questo nuovo modello di continuità territoriale aerea abbia disatteso la legge regionale 7 del 1991, quella sull’emigrazione. Una legge che, nel suo complesso, deve rimanere, modello. Perché una conquista. Da rivedere, però, nella sua applicazione. Per essere ossequiosi verso Bruxelles, ed allargare le categorie dei beneficiari, si è messa da parte la “sostanza vera” della continuità territoriale per i sardi emigrati, ovvero le loro famiglie o unioni civili costituite nelle terre di adozione. Non tanto, quindi, le famiglie di origine, ma quelle create da loro nella penisola, con coniugi non sardi. Perché, occorre ribadirlo, le comunità sarde d’Oltremare non sono fatte solo di “categorie”, di “quadratini da cerchiare con una “x”, e di uffici anagrafe di comuni sardi da contattare e “tenere sott’occhio”. Ma da famiglie e/o unioni. Nel senso sia religioso che civile. Perché qua la “nota stonata” è, appunto, questa. Possibile che i lungimiranti estensori di questo provvedimento, gli attori coinvolti ed i funzionari della Regione non si siano resi conto di ciò? Una continuità territoriale che, da un lato, “estende”, ma, dall’altro, “limita” e riduce tutto a mera burocrazia ed a procedure da rispettare. Il cosiddetto monsieur Travet dell’emigrazione.

L’inverso di quanto, invece, ottenuto, almeno in parte, con la continuità territoriale marittima e le grandi e vere battaglie dell’emigrazione sarda degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso. Dove a bloccare i porti erano i sardi emigrati e le loro famiglie. Ora, “a mancare”, in questa sorta di nuovo modello è, visto dai sardi di fuori (de su Disterru), purtroppo, l’aspetto familiare. Ad essere “scorporata” è la stessa concezione di famiglia sarda emigrata. E ad essere “toccata nel profondo” è la stessa “impalcatura” della l.r. 7 del 1991, quella che faceva della Sardegna un modello per l’emigrazione. A favore di cosa? Di dati di categorie e di “caselle da riempire”. Sei lavoratore e militare “con sede stabile in Sardegna”? Si, hai diritto alla continuità territoriale. Sei una squadra sportiva sarda agonistica ma non professionistica, “residente in Sardegna”? Si. Sei uno studente universitario con meno di 27 anni? Si. Giovane fino a 21 anni, disabile e relativo accompagnatore, “ma residente in Sardegna”? Si. Anziano sopra i settant’anni, “ma residente in Sardegna”? Si.

E per i “non residenti”? Per quelli che vivono fuori dalla Sardegna? Per i nati in Sardegna che lavorano ed hanno costruito il loro futuro professionale ed i loro legami familiari fuori? Per loro lo “scorporo” è ancora più evidente. Per non parlare di vera e propria “spaccatura”.

Si citano come beneficiari i bambini ed i ragazzi “non residenti” da 12 a 14 anni, e va bene. Ma se uno dei loro genitori risulta non essere nato in Sardegna e senza alcun legame di parentela nell’isola, che si fa? Non è anche lui parte di quella “comunità sarda integrata” come stabilito giustamente e “profeticamente” dalla l. r. 7 del 1991?

Si parla, certamente, di “parentele ed affinità” entro il primo grado, di congedi straordinari ex l. 104/92 per assistenza a persone residenti in Sardegna. Tutto giusto per “rinsaldare” le radici.  Ma il vulnus di questo provvedimento sta, purtroppo, nel non avere considerato come “soggetti attivi” e protagoniste le famiglie vere degli emigrati. In tutte le loro sfaccettature. Quelle famiglie od unioni che, quotidianamente, con sacrifici, portano avanti e tutelano il buon nome della Sardegna fuori.  Quelle per cui i coniugi non sardi (si, proprio loro) sentono una maggiore appartenenza ad un’isola che, purtroppo, nella sostanza e nel silenzio generale di certa emigrazione sarda organizzata (non tutta, n.d.r), sembra, al momento, essersi dimenticata di loro.

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3 commenti

  1. Pierpaolo Dodero

    A prescindere se nato e/o residente l’ aereo serve a tutti ne più e nemmeno di chi usa un’ altro mezzo pubblico come il treno o il bus. Perché per i sardi compresi gli emigrati non è possibile usufruire normalmente di un servizio basilare? Essere isolani non può essere una condanna a vita.

  2. DI NUOVO QUESTA CONTINUITÀ NON HA NULLA.
    LA CIALTRONERIA ALL’ENNESIMA POTENZA 😤
    REGOLE?????CHI HA DIRITTO E COME FUNZIONA???? È QUESTA LA SVOLTA?😤
    È UN DIRITTO SACROSANTO DI TUTTI I SARDI, NESSUNO ESCLUSO, AVERE GARANTITA LA MOBILITÀ. NON DEVONO ESISTERE FASCE AVVANTAGGIATE E TARIFFE AGEVOLATE. ABBIAMO DIRITTO AD UN TRATTAMENTO EQUO PER TUTTI.
    L’ELENCO DEGLI AVENTI DIRITTO E LE PROCEDURE PER APPLICARE QUESTA DISPOSIZIONE SONO UN INSULTO ED UNA DISCRIMINAZIONE CHE DOVREBBE INDIGNARE TUTTI I SARDI.
    È UN’INDECENZA.
    È UNO SCANDALO.
    LA DISCONTINUITÀ TERRITORIALE CONTINUA

  3. Maria Olianas

    Non c’è nulla di trionfalistico in questa continuità territoriale, è rimasta tale e quale al passato, Emilia Romagna fuori come sempre. La F.A.S.I va in regione a fare passerella , hanno spiegato alla Presidente quanti emigrati ci sono a Bologna e in tutta l’Emilia Romagna? È ora di smetterla di prenderci tutti per i fondelli !!!

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