ASSOCIAZIONISMO SARDO, QUANDO LA POLITICA DIVIDE CIO’ CHE LA COMUNITA’ HA UNITO: LA POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ‘GRAZIA DELEDDA’ DI PISA

La recente uscita di 24 circoli dalla FASI — la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia — e la nascita della nuova realtà nazionale SEU ha aperto inevitabilmente una stagione delicata per l’associazionismo sardo fuori dall’isola che dovrebbe essere affrontata con maturità e senso di responsabilità. Rischia invece, purtroppo, di trasformarsi in una delle pagine più brutte della nostra storia comunitaria.

Infatti la FASI invece di accettare il cambiamento con serietà sta scegliendo una strada diversa: quella della riconquista del terreno perduto attraverso la divisione. Nelle città dove i circoli hanno scelto di uscire, si sta muovendo cercando di riorganizzare consensi attorno a “vecchi presidenti” e soci, spesso figure legate al passato, rimaste ai margini dopo fisiologici cambi generazionali o insoddisfatte per ragioni personali, richiama vecchi soci, alimenta risentimenti Il risultato è uno solo: comunità che per decenni hanno camminato insieme si ritrovano oggi spaccate, con soci chiamati da una parte e dall’altra, confusi e sempre più lontani da qualsiasi associazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: comunità che per anni hanno camminato unite si trovano oggi spaccate, con soci chiamati da una parte e dall’altra, contrapposte in una logica che non serve né la cultura sarda né i suoi emigrati. Il rischio concreto è che molte persone, stanche e disorientate, decidano alla fine di non iscriversi più ad alcuna associazione. Un danno enorme, irreversibile, per il tessuto sociale delle comunità sarde nel continente. È emblematico il caso della nascita di una nuova associazione ad Ostia, il cui presidente, il più giovane d’Italia perché del 1993, si trova a dover “combattere” con la precedente presidente.

Questo non è fare politica culturale ma solo demolizione continua di valori. L’Associazione Culturale Sarda Grazia Deledda di Pisa non intende partecipare a questo gioco. Abbiamo saputo che anche nel nostro territorio lo schema adottato è quello di Ostia, il richiamo a vecchi soci, nell’intento di contrappore soci contro soci. Lo diciamo con chiarezza e senza polemica sterile: quello che si sta consumando è uno scontro che non condividiamo e che non ci appartiene. I nostri nonni hanno già vissuto, in altri contesti e in altri tempi, le conseguenze devastanti delle divisioni alimentate dall’alto per interessi di potere. Conosciamo bene quella storia, e non vogliamo ripeterla.

La forza delle comunità sarde emigrate è sempre stata una sola: l’unità. Non è bastato indebolire una federazione, adesso si punta a logorare i singoli circoli che ogni giorno lavorano nei territori, che organizzano eventi, che tengono viva la lingua, la cultura, le tradizioni di una terra lontana ma sempre presente nei pensieri di tutti noi. Chi sceglie questa strada — quella della divisione, del risentimento, della contrapposizione — si qualifica da solo. E conferma, involontariamente, tutte le ragioni per cui tanti circoli hanno sentito il bisogno di costruire qualcosa di nuovo.

Siamo orgogliosi di far parte di una storia fatta di resilienza, dignità e senso di appartenenza. Siamo orgogliosi di aver scelto, anche quando è stato difficile, di anteporre la comunità agli interessi di pochi.

Continueremo a farlo. Con la stessa determinazione di chi, decenni fa, ha fondato questa associazione partendo da niente. Con lo stesso rispetto per chi verrà dopo di noi.

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6 commenti

  1. Daniele Gabbrielli

    Bisogna evitare di pensare che sono liti in famiglia, perché la nuova federazione è nata a causa del comportamento divisivo e arrogante del Presidente Mossa ad Alghero, che con una maggioranza risicata ha preteso di prendersi il 100% dell’organo di amministrazione eletto. La vera domanda è chiedere a Mossa per quale ragione ha esasperato il controllo della Federazione rifiutando ogni mediazione.

  2. Beatrice Spano

    Credo sia importante ricordare che il mondo associativo dovrebbe basarsi su collaborazione, rispetto e attenzione reale verso le persone e i circoli.
    Quando si inseguono solo obiettivi personali o logiche di espansione, senza ascoltare chi è sul territorio e affronta difficoltà concrete, si perde credibilità. Tentare di sostituire realtà già esistenti con nuove strutture rischia di apparire più come un bisogno di controllo che come un vero progetto di crescita condivisa.
    Chi guida un’organizzazione dovrebbe dimostrare, nel tempo, di saper sostenere tutti, soprattutto i circoli più fragili, non ignorarli.
    Per quanto ci riguarda, continueremo a credere che il valore non stia nei numeri, ma nella qualità delle attività, nella loro autenticità e nella capacità di rinnovarsi, evitando di riproporre sempre gli stessi schemi.
    Grazie Sandra Capuzzi per l’articolo. Pochi ma buoni 💪💪💪💪

  3. Angela Nobile

    E comunque siete bellissimi!

  4. Gianraimondo Farina

    Condivido tutto

  5. Maria Nives Cabizzosu

    bravi

  6. Circolo Ichnusa Mestre

    Brava Sandra, condividiamo tutto il tuo pensiero. Proviamo una grande tristezza per le azioni di quegli “altri”!!!!! Che dire?????

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