IL RESORT DEL FILM “LA VITA VA COSI’”, COSTRUITO DAVVERO A META’, BLOCCATO DAL PASTORE OVIDIO MARRAS: OGGI E’ UN VILLAGGIO FANTASMA

Ovidio Marras

Nel sud-ovest della Sardegna – nel comune di Teulada, a pochi chilometri da Pula e da Chia – la spiaggia di Tuerredda vista nel film “La vita va così” di Riccardo Milani (ora visibile anche su Netflix), disegna una baia perfetta di sabbia bianca e acqua turchese. Alle sue spalle un’ombra di cemento incompiuto rompe davvero l’orizzonte. A poche decine di metri dal mare sorgono infatti le villette abbandonate viste nel film, con gli infissi sfondati dal vento e dall’incuria, casermoni dalle fondamenta corrose dall’umidità salmastra e scheletri di edifici che nessuno ha mai abitato.

È il cosiddetto “villaggio fantasma” di Capo Malfatano, il relitto di un ambizioso progetto turistico di lusso promosso dalla Sitas S.p.A. (Società iniziative turistiche agricole sarde), fallita nel 2018. 

La Sitas era una joint venture che riuniva alcuni dei nomi più pesanti dell’economia italiana: la Sansedoni S.p.A. (legata al Monte dei Paschi di Siena e con influenza di Francesco Gaetano Caltagirone), la famiglia Benetton tramite Ricerca Finanziaria, il Gruppo Toffano, Silvano Toti S.p.A. e un interesse gestionale del gruppo Marcegaglia, che avrebbe dovuto gestire il resort una volta ultimato. 

Il piano, concepito tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, puntava a un complesso “eco-compatibile” da 140-190mila metri cubi di cemento: centinaia di camere, ville private, piscine, campi da golf. 

Un intervento che avrebbe trasformato uno degli ultimi tratti di costa sarda ancora intatti. Le autorizzazioni procedettero però per lotti separati, frammentando la Valutazione di impatto ambientale e aprendo la strada ai contenziosi.

Al centro della resistenza c’è Ovidio Marras (nato nel 1930, morto il 6 gennaio del 2024), pastore e agricoltore di Teulada a cui è direttamente ispirata la figura del personaggio del film Efisio Mulas. Per tutta la vita Ovidio aveva vissuto e lavorato nel suo furriadroxiu, l’antico casolare familiare, a Capo Malfatano. Quando la Sitas provò ad acquisire porzioni di terreno per viabilità e accessi, Marras disse no. Rifiutò offerte milionarie arrivate fino a 12 milioni di euro secondo le ricostruzioni, con una frase semplice: la terra non si vende. Il nodo si strinse su un sentiero di pascolo e accesso al mare che il progetto voleva deviare o ostruire.

Supportato da Italia Nostra e da avvocati locali, Marras portò la società in tribunale. Il contenzioso durò anni: dal 2010 al 2016, passando per Tribunale di Cagliari, Tar Sardegna, Consiglio di Stato e infine Corte di Cassazione (sentenza 2016). I giudici confermarono l’illegittimità delle autorizzazioni per mancanza di una Via unitaria, violazione di diritti di servitù e irregolarità paesaggistiche. Fu ordinato il ripristino dei luoghi e la demolizione parziale delle opere già edificate – strutture avanzate sui terreni Sitas, ma mai completate.

Nel 2018 il Tribunale di Cagliari dichiarò il fallimento della Sitas. Da allora l’area è rimasta congelata: nessuna demolizione integrale (per costi, burocrazia e mancanza di fondi), nessun tentativo serio di rilancio. Il complesso giace come un reperto di archeologia del cemento contemporaneo, in netto contrasto con il paesaggio tutelato dal Piano paesaggistico regionale (Ppr), approvato nel 2006 sotto la presidenza di Renato Soru. Primo strumento del genere in Italia, il Ppr impose vincoli restrittivi sulle coste, rafforzando le ragioni di conservazione e rendendo impraticabili ulteriori espansioni in zone di pregio.

Oggi nell’area regna il silenzio assoluto, d’estate la spiaggia è diventata a numero chouso e i turisti che affollano Tuerredda non sanno dei ruderi alle loro spalle. Il “villaggio fantasma” è il fallimento di un modello di sviluppo speculativo, Ovidio Marras il Davide che riuscì a sconfiggere i giganti. Il film “La vita va così” di Riccardo Milani ne raccontato la vicenda (con molte critiche), ciò che resta davvero in questa parte di Sardegna è un cantiere incompiuto, un paradiso sfregiato a metà e poi abbandonato.

https://www.cagliaritoday.it/

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Un commento

  1. Fabrizio Porcedda

    Da Google maps risulta così

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