LE ARTIGIANE ARTISTE DE ‘SU TESSINGIU’ DI SEULO: IL LABORATORIO TESSILE CHE APRE LE SUE PORTE AI TURISTI CHE ARRIVANO DA TUTTO IL MONDO

Vilma, Maria Rosa, Arianna

La Barbagia di Seùlo è un territorio verticale, scolpito da montagne antiche, gole profonde e boschi che sembrano custodire il respiro dei secoli. Qui il paesaggio non è sfondo, ma presenza: il profumo del ginepro, il silenzio dei lecci secolari, il vento che scende dalle cime del Gennargentu come una voce che conosce i nomi di tutti.

Seùlo sorge su un balcone naturale affacciato sulla valle del Flumendosa, tra acque limpide, cascate nascoste e sentieri che si arrampicano verso alture dove il cielo sembra più vicino. È un paese che vive in armonia con la sua natura aspra e generosa: le stagioni scandiscono ancora il ritmo della comunità, i riti antichi convivono con il quotidiano, e ogni gesto conserva la dignità di un’eredità.

In questo scenario incantato, dove la montagna protegge e la foresta accompagna, l’arte del tessere ha trovato casa. Vilma e Maria Rosa hanno trasformato una passione ereditata e incontrata nel corso della vita, in un’impresa viva, capace di custodire la tradizione e allo stesso tempo di aprirsi al futuro. Il loro laboratorio non è solo un luogo di lavoro: è un presidio culturale, un punto di incontro tra memoria e creazione, tra radici e possibilità.

Intervista a Vilma – La radice che tiene salda la trama

Qual è il primo ricordo che hai del telaio e chi te lo ha trasmesso?  Il mio primo ricordo del telaio ha il sapore dell’infanzia: mi rivedo bambina, in piedi su uno sgabello per arrivare all’altezza dei fili, intenta a imitare con cura i gesti di mia madre. È stata lei a trasmettermi l’arte della tessitura, trasformando quello che per me era un gioco in una passione che oggi definisce chi sono.

Cosa significa per te trasformare una passione familiare in un lavoro quotidiano? Significa onorare le proprie radici senza restarne prigionieri. La mia famiglia mi ha dato il seme della tessitura e un’opportunità preziosa, di cui sono profondamente grata, ma è stata la mia tenacia a far germogliare tutto questo in un lavoro quotidiano. L’orgoglio che provo nasce da questo equilibrio: aver unito il dono ricevuto alla mia forza di volontà e a quella punta di “testardaggine” che non mi ha mai fatto mollare, permettendomi di superare ogni ostacolo.

Qual è il momento del processo di tessitura che senti più tuo, più intimo? Non riesco a scegliere un unico istante, perché l’intera danza della tessitura è per me un atto profondamente intimo: il fruscio dei fili che scorrono nel pettine, il gesto preciso del filo che si avvolge intorno al ferro per dare vita ai pibiones e veder nascere il disegno… sono momenti di un’intensità pura. Ma se devo cercare il cuore della mia connessione con quest’arte, lo trovo nell’atto di creare il nuovo. La ripetizione mi stanca; ciò che mi tiene viva e legata al telaio è la sfida di inventare pezzi mai visti, il momento in cui la tradizione incontra la mia voglia di esplorare e superare il già fatto.

In che modo Seùlo influenza il tuo modo di creare? Seùlo è molto più di un luogo geografico: è un concentrato di energia pura e armonia che vibra intorno a me. Credo che sia proprio questo respiro del paese a far emergere il mio amore per la tessitura; è come se l’equilibrio che respiro tra le strade e la natura di Seùlo si trasferisse direttamente nelle mie mani, alimentando la mia creatività e dandomi la spinta per immaginare sempre qualcosa di nuovo.

Qual è la sfida più grande che hai affrontato nel portare avanti questa tradizione? La mia sfida più grande è stata accettare il compromesso senza perdere l’anima. C’è stato un momento durissimo in cui il ricavato del lavoro copriva appena le spese; ho dovuto prendere la decisione sofferta di chiudere l’attività e reinventarmi come hobbista. È stato un passaggio difficile, ma non inutile, perché mi ha insegnato a proteggere la mia arte. A questo si è aggiunto lo scetticismo di chi non credeva in ciò che facevo. Lottare contro quei dubbi è stata la prova definitiva: la mia determinazione è stata più forte della realtà economica e dei giudizi altrui, permettendomi di non rinunciare mai ai miei fili.

Intervista a Maria Rosa – La mano che rinnova il gesto

Quando hai capito che il tessere sarebbe diventato parte della tua identità?  Il colpo di fulmine è avvenuto a 17 anni, durante l’esperienza in una cooperativa. È stato un amore a prima vista, nato dalla sensazione del filo tra le dita che ha trasformato il telaio nel mio orizzonte: in quel momento ho capito che tessere non sarebbe stato solo il mio lavoro, ma la mia identità e la mia più grande passione.

Quali insegnamenti delle donne della tua famiglia porti nel laboratorio? La mia passione è nata come una scintilla personale, una vocazione che ho scoperto e coltivato da sola a 17 anni. Non ho ereditato la tecnica per tradizione familiare, ma dalle donne della mia famiglia porto in laboratorio il valore della tenacia e della cura: mi hanno insegnato a credere nella forza delle proprie mani e io ho scelto di farlo attraverso il telaio, diventando la pioniera di questa arte nella mia storia familiare.

C’è un motivo, un colore o un simbolo che senti come firma personale? Non ho un unico colore o un simbolo predefinito, perché sento che tutto ciò che creo mi appartiene nel profondo. La mia vera firma è l’appartenenza totale a ogni pezzo: amo particolarmente creare sui piccoli telaietti, dove mi perdo in intrecci di fili e colori. In quegli spazi così intimi ritrovo la gioia pura di una ricerca personale che si rinnova in ogni singola opera.

Come vivi il rapporto tra tradizione e innovazione? Per me è fondamentale associare entrambi gli aspetti. La tradizione è la base tecnica indispensabile, ma nel mio lavoro riesco a portare sempre novità. Vivo questo rapporto come un dialogo costante: uso il sapere antico del telaio per esplorare linguaggi nuovi, materiali e accostamenti che rendano la tessitura un’arte viva e attuale.

Qual è il tuo sogno per il futuro del laboratorio Su Tessingiu Seùlo? Il mio sogno è raggiungere quella piena soddisfazione personale e lavorativa che seguo con dedizione da tempo. Questo mestiere mi ha già regalato grandi gratificazioni, ma il mio desiderio è che il laboratorio continui a crescere e a evolversi, diventando lo specchio sempre più fedele del mio impegno e della mia identità di tessitrice.

Domande comuni a Vilma e Maria Rosa – La trama condivisa

Come si organizza il vostro lavoro quotidiano nel laboratorio? Nel nostro laboratorio, l’organizzazione non segue solo l’orologio, ma è dettata dal tempo e dalle mani che scandiscono i ritmi. La nostra giornata è una condivisione totale in tutti i suoi passaggi, ma la piena organizzazione del lavoro è dettata dalla richiesta del cliente: è l’ascolto delle sue esigenze a dare la direzione alla nostra sinergia e al dialogo costante tra noi e i nostri telai.

Quali sono i valori che guidano la vostra collaborazione? Il valore fondamentale è il rispetto reciproco, che per noi si nutre di una sincerità assoluta. La nostra collaborazione è dinamica: ogni tanto viviamo delle divergenze e dei confronti, anche accesi, ma li consideriamo momenti preziosi. È proprio attraverso questo dibattito che riusciamo a limare le idee per arrivare a una visione comune, solida e condivisa.

Cosa vi ha convinte ad accogliere Arianna, una giovane arrivata da un’altra regione, nel vostro percorso imprenditoriale? Tutto è iniziato quasi per gioco, ma in breve tempo si è trasformato in un profondo legame di affetto e stima nei suoi confronti. Abbiamo deciso di accoglierla perché abbiamo sentito che era arrivato il momento di trasmettere il nostro sapere a chi ne capiva il reale valore. In Arianna abbiamo visto la sensibilità giusta per custodire la nostra arte e portarla nel futuro.

Arianna – La ragazza che ha scelto Seùlo

Cosa ti ha portata fin quassù, nel cuore della Barbagia?  A portarmi a Seulo è stata la ricerca di un sapere artigianale rimasto intatto. Ho scelto Su Tessingiu proprio per la sua dedizione nel tramandare l’arte della tessitura: cercavo mani capaci di lavorare ancora in modo tradizionale e una realtà che avesse a cuore la memoria storica del territorio.

Qual è stato il tuo primo impatto con il telaio e con le maestre? Il primo impatto con il telaio è stato timoroso, sia per la potenza che per la bellezza dello strumento e dell’azione. Attraverso l’osservazione costante, ho trasformato quella distanza in una profonda connessione. Oggi vivo la tessitura come una pratica ritmica e meditativa, un dialogo silenzioso tra me e lo strumento. L’impatto con Vilma e Maria Rosa invece è stato travolgente fin dall’inizio. Mi hanno accolta come figlia, nipote trasmettendomi tutta la passione e l’amore per il loro lavoro.

Cosa hai scoperto di te stessa attraverso il tessere? Tramite la Tessitura ho scoperto l’importanza dei gesti e delle azioni, la sincronicità con lo strumento fino a diventare un tutt’uno. Ho scoperto che la volontà supera ogni difficoltà, che la pazienza va allenata e che la curiosità spinge a creare e a resistere.
Il telaio per me è certezza, perché nonostante qualcosa possa andare storto – un filo rotto, un liccio da cambiare, il pettine rovinato, la cassa storta – la soluzione è evidente. Basta osservare, fermarsi e ascoltare, prendere consapevolezza ed infine, agire.

Come vivi l’essere parte di una comunità così radicata e antica? Vivo l’essere parte di questa comunità con un mix di curiosità e profondo rispetto. Per molto tempo mi sono sentita spaesata, con se non fossi ben radicata. Tuttavia, le mie origini hanno prevalso sul luogo di nascita: mi è bastato ricordare il sangue che mi scorre nelle vene e la terra che calpestavo fin da bambina per capire. In questo percorso, la frase che i miei nonni materni ripetevano spesso “su samben no est abba” (il sangue non è acqua) è tornata alla mente con una nitidezza impressionante. È la sintesi del mio vissuto, un legame indissolubile che non può essere cancellato dal tempo o dalla distanza. Considero l’esperienza a Seùlo come un secondo battesimo. Sono stata accolta da una comunità che mette il senso di appartenenza sopra ogni cosa. Sento che, in un certo senso, Seùlo ha scelto me prima ancora che io scegliessi lui, regalandomi finalmente quel senso di identità che cercavo.

Quali sono i tuoi progetti futuri nel mondo della tessitura e della creatività? I miei progetti futuri sono orientati sulla ricerca delle tecniche tradizionali attraverso la sperimentazione diretta al telaio. Il mio obiettivo è creare un dialogo fluido tra il disegno e la tecnica, integrando il mondo del design con quello dell’artigianato. Vedo questi due mondi uniti, come parti di un unico processo creativo capace di rinnovarsi costantemente.
Oltre alla creazione, desidero impegnarmi nella valorizzazione del manufatto artistico. Vorrei che chi osserva un tessuto non veda solo l’oggetto finito, ma diventi consapevole del processo produttivo: il tempo, la cura e la storia che ogni trama custodisce. Il mio obiettivo è trasformare l’interlocutore da spettatore passivo a conoscitore consapevole del valore dell’arte tessile.

Ultima domanda collettiva – Il futuro che si intreccia

Quali sono i vostri prossimi progetti, le date importanti e le manifestazioni di Seùlo in cui il vostro lavoro sarà presente? Viviamo il presente e non programmiamo il futuro, in quanto il nostro lavoro viene scandito giorno per giorno. Ci stiamo concentrando su laboratori immersivi e sul trasmettere la nostra arte ai visitatori che scoprono il nostro territorio.

Tre voci diverse, tre storie che si sono intrecciate come fili di lana: fili di vita, di comunità, di scelte coraggiose. Tre donne che hanno deciso di camminare insieme, di condividere un sapere antico e di trasformarlo in un gesto quotidiano che parla di identità, di appartenenza, di futuro.

Seulo accoglie, senza chiedere nulla, senza condizioni, senza rumore, con quella naturalezza che non ha eguali, che ti fa sentire a casa anche se arrivi da lontano, che ti fa sentire vista, riconosciuta, custodita.

A Seùlo senti l’identità come un respiro che ti avvolge.  Senti di appartenere a un luogo che vive ancora con un ritmo antico, in sintonia con la montagna, con il bosco, con l’acqua che scorre. Un ritmo che non si impara, si ascolta, che non si imita: si eredita.

Per questo vi ringrazio profondamente per la vostra disponibilità, per aver aperto il vostro laboratorio e il vostro cuore, per aver accolto la mia voglia di raccontarvi.

E questo mi riporta indietro nel tempo, a quando nel 2018 sono arrivata a Seùlo per insegnare cucina. In questo paese ho ritrovato la stessa sensazione che avevo da bambina, quando crescevo nella ruralità più antica: la cura reciproca, la lentezza necessaria, il valore del gesto che nutre; raccontando di Vilma, di Maria Rosa e di Arianna e del loro tessere, sento di raccontare anche una parte di me.

Contatti:
Laboratorio – sutessingiuseulo@gmail.com

Vilma Ghiani – 333 4957 929

Maria Rosa Puddu – 333 7722 367

Arianna Piras – 334 9948 317

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4 commenti

  1. Su Tessingiu di Seulo

    Grazie a voi che ci permettete di raccontarci❤️

  2. Maria Olianas

    Le mie compaesane di adozione , mio marito è di Seulo , le ho conosciute tutte la primavera scorsa , i loro racconti sulla tessitura incantano , tre belle persone .🤗

  3. Su tessingiu:
    Wilma e Maria Rosa,Siete meravigliose..maestre d’arte e sapere antico di una comunita’ forte virtuosa e “balente”.
    Siete un Team Tenace e Spendido.Grazie per l’Accoglienza ad ARIANNA per l’Insegnamento,
    Trasporto e Percorso Identitario che le avete fornito nella Magica Arte del “Tessingiu”
    Grazie di cuore e un abbraccio Bachisio e Antonella

  4. Susanna Simonetti

    brave

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