
di GIANRAIMONDO FARINA
Le cronache e gli storici parlano di un bombardamento tremendo. Sono le prime ore pomeridiane di mercoledì 17 febbraio 1943. Una squadriglia aerea americana attraversa i “sereni cieli” di Cagliari. Ed inizia a “sganciare” il suo carico di morte, seminando una strage in una folla indifesa che, inutilmente, cercava la salvezza nella cripta di Santa Restituta, quartiere di Stampace. Santa storica, molto venerata in Sardegna, la madre di San Saturnino: invocata, non poté nulla contro quel “primo assaggio di morte americano” in Sardegna. Saranno i primi cento morti dei mille che subiranno Cagliari ed hinterland in quell’ annus horribilis. Con duecentocinquantacinque feriti. Un prezzo alto da pagare. L’obiettivo era quello di distruggere le forze aeronautiche dell’Asse presenti nel capoluogo sardo. Peccato, però, che a Stampace, quartiere storico del centro, non vi erano basi italiane o tedesche, ma civili inermi. O militari in convalescenza, vista la vicinanza dell’Ospedale del Regio Esercito ubicato nel complesso gesuitico di San Michele, proprio nel pieno del rione. E lì era arrivato, per ristabilirsi, l’anelese Francesco Silvestro Dettori, reduce dal fronte russo. Neanche ventisette anni. Ma già due dati alla Patria. Sulle rive del Don. Veniva da una famiglia onesta e laboriosa, i Dettori correddos, da secoli radicata ad Anela. Classe 1916, figlio di Dettori Francesco e Oddi Rosalia, Francesco Silvestro, nato proprio il 31 dicembre, sopravvive alla guerra russa e si presenta all’ Ospedale militare per un periodo di convalescenza. Era radiotrasmettitore. La Russia, appunto: altro “sepolcro” di soldati italiani, sardi e, quindi, anche anelesi. Solo due sopravvissuti in quella terribile campagna, fra cui, appunto, il nostro, a fronte di altri tre paesani morti e dispersi. Neve, freddo, fame. E, laddove non poterono loro, arrivarono le bombe. Non russe. Ma americane. Non nelle steppe ucraine. Ma in Sardegna. A “casa”. Perché la nostra isola era diventata strategica per le operazioni militari alleate. Non ci sarà lo sbarco. Ma i bombardamenti del 1943, per Cagliari, si. E saranno terribili. E Francesco Silvestro ne sarà testimone e vittima.
Reduce convalescente dal fronte orientale. A Cagliari per ristabilirsi, troverà la morte nel quartiere stampacino. All’ ombra di Sant’ Efisio, Santa Restituta e San Saturnino. A ventisette anni non ancora compiuti. Una vita davanti. Ed un prezzo pagato, anche lui, duramente per la Patria.
Cagliari ricorda questo tristissimo e dolorosissimo giorno in modo ufficiale. E’ il capoluogo della Sardegna ed ha pagato pesantemente il suo “tributo” alla guerra con oltre mille morti in tutto il 1943. Il 17 febbraio, quindi, inizierà un’escalation di attacchi dal cielo su una città inerme. Le prime cento solo quel triste mercoledì. Con un anelese tra di loro, da ricordare: scampato agli attacchi dei cosacchi, ma non agli ordigni “di libertà” americani.
P.S.: Francesco Silvestro Dettori, e’ ricordato ad Anela come vittima “generale” del secondo conflitto mondiale in quella lapide “minestrone” in cui tutti i caduti sono menzionati senza capirne il perché. Sarebbe il momento, a fronte anche dei dati ricevuti e consultati dal sottoscritto e discussi nel gruppo culturale Anelesos in su mundhu che in quella lapide venga apposta, all’altezza del suo nome, la seguente dicitura: “vittima del bombardamento americano di Cagliari del 17 febbraio 1943”. Per non dimenticare e continuare a fare vivere nelle nostre memorie.
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