NANDO GALLESE, CHIRURGO DA QUASI 50 ANNI, “GALLESE’S PROCTOLOGY -LE EMORROIDI NON FANNO MALE”

Nando Gallese, chirurgo da quasi cinquant’anni, ha deciso di raccontarsi in un libro,GALLESE’S

PROCTOLOGY – Edizioni Amicolibro, con l’intento di trasmetterci qualche sua idea, diversa da quelle che si è soliti trovare nei canali ufficiali della scienza. Il risultato è una lettura piacevole, agile e assolutamente interessante perché riporta nozioni e informazioni che possono arrivare anche ai non addetti ai lavori.

Dottor Gallese, lei sostiene di essere “nato” chirurgo. Da piccolissimo giocavo “al Dottore” con le mie amichette, ma negli anni ho realizzato che ci fossero anche altre variazioni interessanti in tale attività (che non ho mai abbandonato), esulando dagli aspetti squisitamente accademici, per passare a quelli maggiormente empatici dei rapporti diretti con le persone: comunque l’indirizzo ad approfondire gli studi medici evidentemente mi è rimasto e (scherzi a parte) ho affrontato la mia professione di Chirurgo con tutta l’anima, considerandola per quello che dovrebbe essere per tutti i Medici, cioè un missione. Ho fatto di tutto, ho ridato la vita e visto la morte, la malattia, la sofferenza, in tutte le loro forme. Ed entrato nell’ottavo decennio della mia vita, ancora lavoro così: prima di tutto il benessere del paziente, poi tutto il resto.

Dice che ha scoperto che la proctologia non può limitarsi alla regione anale… Esatto! Se un contadino coltiva un orto, ma non considera le coltivazioni dei vicini nei terreni circostanti, non prevede che un ruscello possa diventare un fiume impetuoso nei giorni di pioggia, non si cura delle scorie prodotte da una fabbrica vicina, probabilmente il suo raccolto corre il rischio di essere scarso e di cattiva qualità. La pelvi (parte inferiore dell’addome che contiene la vescica urinaria, il retto e l’apparato genitale) rappresenta un insieme nel quale i vari organi non funzionano isolatamente, ognuno per se, ma presentano stretti rapporti anatomici, stessa innervazione e circolazione per tutti, funzioni differenti, ma che non possono prescindere dai riflessi, interferenze o cortocircuiti che li associano a tutti gli altri; il pavimento della pelvi, il perineo, rappresenta lo sbocco all’esterno dei vari organi e  apparati ed è composto, sia nell’uomo che nella donna, da 3 compartimenti: l’anteriore “urinario”, il medio “genitale” e il posteriore “retto-anale”. Il tutto deve essere considerato un insieme in cui nessun componente deve essere studiato e trattato, senza considerare le altre strutture circostanti. Oltre a essere un “pavimento” dove si appoggiano gli organi pelvici (vescica, utero, prostata, retto), rappresenta anche un punto di passaggio degli organi stessi verso l‘esterno e soprattutto, con una trasformazione della struttura muscolare intorno alle varie aperture, si originano gli “sfinteri” cioè quei muscoli circolari che, aprendosi e chiudendosi, regolano la funzione dei vari organi: come si potrebbe prescindere dal definire la pelvi come una Unità Funzionale costituita da tutte le strutture presenti? In pratica si tratta di un’orchestra in cui ognuno deve suonare il suo strumento al meglio, ma sempre in armonia con tutti gli altri strumenti, sotto la direzione di un unico direttore (il Sistema Nervoso) che guida e coordina il tutto. La Proctologia è solo una parte della Perineologia e deve essere bagaglio culturale indispensabile sia per i Proctologi, che per gli Urologi, che i Ginecologi: curare il proprio orticello, dimenticando cosa c’è intorno in Medicina e in Chirurgia è un grande errore.

Si è messo a nudo come chirurgo, come uomo, come sportivo: cosa l’ha spinta a fare questo passo? Si tratta del carattere: fin da bambino, nei giochi fisici (corsa, lotta, finte battaglie con le spade di legno e sport vari) aspiravo a primeggiare… magari il più delle volte non ci riuscivo, ma ci mettevo tutto l’impegno; e anche nei giochi da tavolo, dal Monopoli, alle carte, a dama e scacchi, mi impegnavo al massimo. La mia indole è stata sempre quella di stare in prima linea e quando in gioventù ho giocato a calcio e poi in età matura mi sono dedicato alla corsa io volevo essere il protagonista: le proposte di passare a fare l’allenatore non le ho mai accettate, non perché le ritenessi inferiori o poco utili, ma solo per il desiderio di “fare”. In qualsiasi attività, dall’ingegneria aerospaziale, alla cura di un giardino e alla cura degli esseri umani, bisogna sempre cercare di comprendere i problemi, saperli analizzare e programmare tutto il lavoro nel migliore dei modi; ma poi raggiungere l’obbiettivo principale per me è imprescindibile.

Quanto è necessaria la giusta informazione per il paziente e quanto è disposto questo a recepirla?  Si tratta di un campo difficile in Medicina, soprattutto adesso che ognuno si “informa” su Google e negli studi Medici i pazienti arrivano già con la convinzione di aver già capito la diagnosi e con proposte di terapia già confezionate, davanti alle quali il ruolo del Medico dovrebbe essere solo quello di “confermare”: e purtroppo molti Medici lo fanno e “credono” al paziente, senza approfondire il dialogo sui suoi sintomi o altri problemi, senza nemmeno visitarlo, assecondandolo  verso diagnosi e cure che gratificano l’IO del paziente, ma mortificano la professione medica e soprattutto portano a risultati scadenti e spesso peggiorativi. Il Medico deve avere una solida base di studi scientifici, essere portato per la propria attività, possedere un talento nella professione, agire al meglio delle possibilità del proprio cervello e tendere sempre all’interesse del paziente… mai a quello di riempire il proprio portafoglio.

Se rinascesse cosa cambierebbe nella sua vita? Una mia passione, fin da piccolo, sarebbe stata quella di “volare” e chiamarla un “sogno” corrisponde alla realtà, perché davvero sognavo spesso di librarmi nell’aria: passavo ore sull’altalena per allenarmi e costruivo ali di compensato (tipo piccolo Leonardo da Vinci… scusate l’autostima esagerata) o mi gettavo con l’ombrello aperto da alti muretti, con i traumi cranici inevitabili dei quali, come si può capire da quello che dico, porto ancora i segni degli esiti indelebili. Per tale motivo ho sempre detto che in caso avessi potuto rinascere avrei fatto il pilota di aereo: ma non degli aerei di linea… come ho detto sopra (per la terza domanda) avrei voluto essere un Top-Gun, pilotare jet militari di ultima generazione, i più veloci, i più performanti, capaci di sostenere qualsiasi condizione di volo, fino ad arrivare ad essere un membro della Pattuglia Acrobatica (senza andare in guerra, possibilmente, ma anche senza escluderne l’opzione). Tuttavia, in realtà, ringrazio i miei genitori per avermi fatto studiare e per aver potuto intraprendere una carriera professionale onorabile; ma soprattutto mi fregio di avere operato sempre al massimo delle possibilità, sempre col massimo impegno, sempre con l’obbiettivo di offrire il meglio di me stesso per la cura delle persone, cosa che, a fronte di possibili e inevitabili delusioni e sconfitte, ha portato il più delle volte al miglioramento o guarigione del paziente, cosa che rappresenta per un Medico la massima gratificazione possibile. Quindi probabilmente… lo rifarei

Perché il suo libro dovrebbe essere letto?Per anni ho avuto tante idee, ho fatto tante riflessioni, ho intrapreso studi, tentativi, correzioni per migliorare molti aspetti della professione che svolgevo, pubblicando anche, nei ritagli di tempo (tiranno) lasciati dall’impegno chirurgico diretto al tavolo operatorio, 107 lavori scientifici, ma senza mai riuscire a pubblicare i miei pensieri “sciolti” e i principali aspetti di comunicazione verbale nei miei rapporti empatici con i pazienti; inoltre, oltre a scienziato e santo (come nella copertina del libro) sono stato sempre un empirista scientifico, privilegiando sempre la pratica rispetto alle chiacchiere, alle teorie, ai dogmi, ai protocolli; questo atteggiamento lo ho adottato per la comunicazione semplice e comprensibile ai pazienti, ma anche per discussioni e confronti congressuali con i miei Colleghi, snobbando un pochino le noiose statistiche, di noiose e ripetitive relazioni da podio, di stucchevoli ipotesi non realizzabili. Ho trovato molto più interessanti i confronti professionali a ruota libera durante i pranzi e le cene dei congressi, dove, di fronte a un buon piatto e a un buon bicchier di vino, tra colleghi ci si racconta “terra, terra” le cose come si fanno sul serio e si impara davvero. Negli anni tuttavia quando un pensiero mi passava per la testa in brain-storming, in diverse occasioni ho scritto immediatamente una nota (prima su carta, poi su supporti digitali) sui vari argomenti. Dopo la fine del primariato ospedaliero ho avuto un po’ di tempo per rileggere e catalogare queste note e, avendo avuto  sempre l’idea, mai realizzata, di scrivere un manuale di proctologia, ho pensato di affrontare questa strada; tuttavia la componente deviata della mia indole mi ha portato a pensare che i manuali chirurgici esistono da millenni, che ne sono stati scritti cataste e che anche il mio sarebbe stato ripetitivo e quindi noioso e poco utile; allora ho pensato ai pazienti e a quanto una buona informazione sarebbe stata utile per loro se illustrata in termini comprensibili… e a quanto sarebbe stata utile la mia “filosofia proctologica” anche ai miei dotti colleghi fossilizzati in concetti proctologici tanto obsoleti da poter risalire fino a 6500 anni fa, con errori e luoghi comuni e interventi ripetuti anche oggi, magari realizzati con la più moderna tecnologia, portando a dire però che “cambia il cucchiaio, ma la minestra è sempre la stessa”. E poi perché non intercalare le note proctologiche con altri argomenti più recepibili e con aneddoti professionali? E perché non anche con aneddotica biografica? Mettendoci anche sport, politica, facezie? Il tutto sarebbe stato più fruibile da chiunque e i concetti proctologici maggiormente assimilabili, anche dai miei colleghi, ma con meno pesante rigore. Quindi i miei colleghi potranno ripassare anatomia, fisiologia, patologia, tecniche chirurgiche e farmacologia sui trattati che hanno già studiato e che nel mio libro sarebbero scontati e superflui per i professionisti e inutili per i non addetti ai lavori… cioè i pazienti e l’uomo della strada: vorrei che quello che ho scritto sia comprensibile e utile a chiunque. No, essere allineato non è da me: il mio non è un trattato scientifico (non solo), non è un romanzo (non solo), non è una biografia (non solo), non è una pazzia (non solo) … è una sorpresa. Provare per credere!

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