
di SERGIO PORTAS
Scrive Vincenzo Vita sul “Manifesto” del 28 gennaio scorso che la Par condicio sul referendum c’è Ma nessuno l’ha vista. Chiude il suo articolo scrivendo che “tre personalità del costituzionalismo italiano-Agostina Cabiddu, Vittorio Angiolini e Roberto Zaccaria- hanno annunciato la volontà di circa cento professoresse e professori di aderire al Consiglio scientifico del Comitato del No presieduto da Giovanni Bachelet. E’ una notizia. E chi l’ha vista?”. Maria Agostina Cabiddu è da tempo “la mia costituzionalista di fiducia”. Ogliastrina di Urzulei, paese che si adagia nei territori del Supramonte, caratterizzato da scoscese pareti calcaree alternate a boschi di lecci e macchia mediterranea, dove si aggirano cinghiali e mufloni, e volpi e ghiri, tra le sue numerosissime grotte ( tra 250 e 300) anche un anfibio del tutto particolare, il geotritone, specie a rischio di estinzione che però si difende ancora bene, intanto si fa vedere solo di notte, e poi con le sue zampe a ventosa ha agio di esplorare ogni antro del territorio a caccia di ragni e piccoli insetti, solo la grotta di Su Palau è parte di un sistema carsico lungo 70 chilometri che arriva fino alla Grotta del Bue Marino. Urzulei, forse mille abitanti, è parte della zona blu sarda, area in cui la speranza di vita è notevolmente più alta della media mondiale. Il 50% del merito va alla genetica, il resto allo stile di vita e all’alimentazione. Da poco è uscito uno studio in cui si rileva che l’attività motoria dei sardi d’età avanzata che vivono da quelle parti è notevole, specie se paragonata a quella del resto della popolazione italiana ed europea. Chi l’avrebbe detto che passeggiare sul Supramonte servisse ad allungare la speranza di vita, e non ad accorciarla per mano di un qualche “latitante” in cerca di mantenere la privacy. Maria Agostina Cabiddu è assunta ai massimi livelli di notorietà nazionale per uno stralcio di un suo scritto sul “diritto alla bellezza” comparso su A.I.C. (Associazione Italiana dei Costituzionalisti), che fu scelto a traccia del primo scritto per la Maturità 2024. Lei insegna al Politecnico di Milano, Diritto amministrativo, urbanistico e ambientale. Da che l’attuale governo a trazione post-fascista si è messo alacremente nel solco di picconare la nostra carta costituzionale, la incrocio spesso a convegni e dibattiti in cui spende la sua professionalità nel tentativo di porre argine a questa deriva autoritaria (Elezione del “premierato”), che rischia di sfasciare l’unità del Paese (autonomia differenziata), e sovvertire il rapporto di autonomia tra politica e giustizia (referendum costituzionale sulla “riforma della giustizia”). Mercoledì 28 sera era all’ARCI Milano di via Bellezza, in compagnia dell’ex magistrato Armando Spataro e della giornalista scrittrice Benedetta Tobagi, per il lancio della campagna referendaria del coordinamento milanese che si batte per il No. Nel palco rappresentanti di ANPI, ACLI, GGIL, tutti schierati su medesime posizioni. Inizia Spataro, che è nella sua lunga carriera ha coperto i ruoli sia di magistrato che di giurista, procuratore della Repubblica, eletto al Consiglio superiore della magistratura, segretario nazionale del Movimento per la Giustizia, una delle correnti di sinistra dell’Associazione nazionale magistrati, di cui è Dirigente nazionale. La riforma in questione lui la chiama “controriforma”, e dal 28 marzo ha girato l’Italia in ben 38 eventi, tutti in difesa della nostra Costituzione. Cita l’articolo che Massimo Giannini ha scritto per “Repubblica”, intitolato: “Il gioco delle tre riforme”, che in verità aveva un incipit alquanto catastrofista per la coalizione di governo: “Premierato, autonomia e giustizia erano le pietre angolari sulle quali poggiava il patto della coalizione fascioleghista nata per “riscrivere la storia”. Ma di cotanta speme restano solo le scorie civiche e politiche…”, era il 6 dicembre del 2024, oggi va in onda il primo dei tre tentativi. Naturalmente, dice Spataro, la “mamma di tutte le riforme” è quella che prevede il cosiddetto “premierato”, un vero unicum di tutte le democrazie che si conoscono: addirittura “Il Popolo” che sceglie e incorona il “Capo di governo”, il presidente della repubblica relegato a comprimario. Nonostante già adesso tra “fiducia” richiesta ad ogni piè sospinto e decreti legge a gogò, un periodo di bulimia legislativa mai vista prima, questo anche per la giustizia è stato il biennio peggiore per il nostro paese. I pacchetti sicurezza e gli aumenti di pena conseguenti, l’accanimento contro i migranti, le carceri allo sfascio più totale, la lentezza dei processi, il bilancio-giustizia di questo governo è sconfortante. Nella “riforma” c’è un Consiglio superiore spezzato in due: uno per i giudici, e uno per i pubblici ministeri. Una corte disciplinare pei magistrati che si forma per sorteggio di tutti gli iscritti. E, più pericoloso di tutti, l’articolo 8: il Parlamento, entro un anno dal referendum, se vince il SI, si impegna a fare una legge ordinaria (quindi votata a maggioranza) che è una vera e propria “licenza di uccidere”. Già oggi con la legge Cartabia vigente, un magistrato può scegliere di far richiesta di passare alla carriera di giudice solo dopo 9 anni, e solo per una volta in carriera. Tant’è che neanche l’uno per cento dei magistrati lo ha fatto nel 2024, nell’ordinamento attuale il PM è tenuto a investigare anche in favore dell’imputato, se passasse la “divisione”, diventerebbe una sorte di super-poliziotto, e i poliziotti dipendono dal Ministro di Giustizia. Cita a proposito l’incriminazione tutta politica dell’ex capo dell’FBI, James Comey, che poi è stato assolto da ogni accusa: “Non ci dobbiamo inginocchiare” (a Trump, ndr.) aveva detto. Anche noi dobbiamo lottare perché il dissenso non sia criminalizzato. Maria Agostina ha una sua definizione per etichettare quanto sta avvenendo in termini di giustizia: la chiama “deforma”, che stravolge la Costituzione. Intanto alcune cose sul metodo, su come si è arrivati a tanto. Il testo è stato presentato dal governo, testo blindato, nessuna possibilità di emendamento, una forzatura inaudita per una norma che interesserà, se passa, tutta la collettività, è la prima volta che accade nella storia della nostra repubblica. Ricorda a questo proposito l’art.138 cost. Che parla delle garanzie per le minoranze. Di scorcio l’obbligo per i residenti di tornare nelle loro case se vogliono votare, sono questioni di metodo gravissime. Se davvero il governo avesse voluto agire in una qualche stortura da “risanare”, avrebbe benissimo potuto usare una legge ordinaria, come la Cartabia ad esempio, ma ha invece scelto di usare un cammino legislativo molto più complicato: ce l’hanno con la Costituzione. Tentano di stravolgere l’intero sistema. Per entrare nel merito: questa riforma non ha niente a che fare con il giusto processo, tutto rimane come prima: l’art. 111 cost. Mette sul piede di parità giudice e pubblico ministero, che è addirittura punito se mente o non usa tutte le prove nel processo, anche quelle che risultano in favore dell’imputato. Tanto che dopo lo svolgimento dei processi, tra assoluzioni e condanne siamo quasi alla parità. Si dice che bisogna combattere il sistema delle correnti, che sono quelle che hanno portato la Costituzione all’interno della magistratura. Da combattere è il fenomeno del correntismo non continuare nella delegittimazione di tutta una categoria, come negli ultimi tempi si è fatto anche coi partiti. Buttano il bambino e conservano l’acqua sporca. Benedetta Tobagi aveva tre anni quando le Brigate Rosse le uccisero il padre Walter, giornalista, ne scrive nel suo primo libro: “Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre”. Che ha vinto un incredibile numero di premi. Laureata in Filosofia, ha lavorato molto in Rai e collabora a “Repubblica”, nel 2023 con “La resistenza delle donne” ha vinto il “Campiello”, edizione fortunata per la scrittura femminile, seconda infatti si è classificata Silvia Ballestra con: “La Sibilla. Vita di Joyce Lussu”, l’indomita compagna di vita del nostro Emilio Lussu. Esordisce dicendo che, vista la miserrima condizione in cui versa la stampa nazionale, i “social” saranno cruciali per l’esito finale. A questo proposito sul sito: referendumgiustizia2026.it sono ben spiegati cinque buoni motivi per votare NO. E’ un documento sintetico di facile consultazione. E mai come questa volta che non c’è alcun quorum da raggiungere, ogni voto conterà e il passaparola farà spostare i pareri degli indecisi. Nonostante la martellante propaganda che “ora il processo cos’ì com’è non e giusto”, anche se persino il ministro Nordio ha dovuto ammettere che non è con questa “riforma” che cambierà qualcosa. Credete, dice Benedetta, che con il PM controllato dalla Politica si sarebbero potuti fare i processi Regeni, Cucchi, i processi per i fatti del G8 di Genova di venticinque anni fa? Questo è un palese tentativo di ridimensionare il ruolo della magistratura tutta. Un fatto che mina i diritti di tutte le persone. Commentando l’apertura dell’anno giudiziario, Mario Di Vito, nel “Manifesto” del 1° febbraio così si esprime: “E così, a Milano, dove nel 2002, in pieno berlusconismo, Francesco Saverio Borrelli disse il famoso “resistere, resistere, resistere”, la procuratrice generale Francesca Nanni ha affondato il colpo davanti al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La sostanziale inutilità della riforma a correggere le attuali pesantissime carenze-ha detto-fa venire il dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo”. Benedetta Tobagi, Armando Spataro e Maria Agostina Cabiddu, non hanno dubbio alcuno che così sia. E io pure.
Views: 133





































































































