
Nicola Atzeni
di CARMEN SALIS
Nicola Atzeni nasce a Cagliari e vive a Pimentel, un piccolo paese della provincia del Sud Sardegna, orgoglioso del talento di un giovane poeta che con Fuori posto – Edizioni Amicolibro, ritorna sugli scaffali delle librerie.
Nicola, la poesia cura e consola: quando hai capito che scrivere poteva diventare una dimora sicura? Sedici anni fa morì mio nonno materno. Mi trovai completamente disarmato ad affrontare il mio primo lutto. La mia mente era un turbinio di emozioni, domande e dubbi che rimanevano imbottigliati dentro di me, senza alcuno sfogo, senza neanche la consolazione di una lacrima. Provai a scrivere su un foglio ciò che provavo, a descrivere il dolore usando immagini immediatamente fruibili, potenti, trovando il modo di esorcizzarlo, di farlo mio amico, di spiegarlo a me stesso. Allora sì, scrivere si è trasformato in una dimora sicura, è diventato la calda baita di montagna o l’ombra accogliente sotto un albero in estate. In poche parole, scrivere è il mio rifugio quando tutto il mondo mi è avverso e ho bisogno di una bella chiacchierata con me stesso, come se mi guardassi in uno specchio che riflette gli angoli più reconditi della mia anima. Posso affermare che io e la poesia abbiamo iniziato, sedici anni fa, un eterno rapporto simbiotico.
La poesia mette a nudo e scopre ferite, anche se non sono le proprie, che futuro avranno i poeti? In un mondo che ci vuole sempre pronti, reattivi, rapidi e performanti, il tempo che riusciamo a dedicare alla cura della nostra interiorità è sempre meno. Coltivare interessi, passioni, hobby, relazioni interpersonali sono attività che mano a mano vanno decadendo in favore di obiettivi imposti dalla società, costantemente rinnovati e resi, dunque, sempre irraggiungibili. Il risultato è un’umanità frustrata, sempre più votata al pragmatismo e al cinismo. In questo scenario i poeti avranno la grande ed eroica responsabilità di custodire la purezza dell’anima umana, l’integrità del sentire. Pensando la poesia come una religione, i poeti sono come dei sacerdoti, investiti del sacro compito di tenere accesa la fiamma delle emozioni. Ahimè, oggigiorno la poesia non è uno dei generi letterari più amati, è indice un mercato letterario poco florido, ma sarà pronta a ritornare e far risplendere l’Umanità, un po’ come le braci che covano sotto la cenere e sono pronte a risplendere in fiamme al giusto soffio di vento. Quindi, che futuro avranno i poeti? Semplice: i poeti salveranno il mondo.
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