“VI RACCONTO MIO NONNO SALVATORE SATTA”: LA NIPOTE IGNAZIA, AVVOCATA, VIVE A TRIESTE MA NON DIMENTICA LE RADICI

Ignazia Satta

“Vivo a Trieste, città di mia nonna paterna Laura Boschian, ma in realtà in questa terra mi sento ospite. Anche se ho solo una parte di sangue nuorese mi sento molto più sarda, forse perché ho tratti tipicamente sardi, sia fisicamente che nel carattere”.

A dialogare con noi è l’avvocato Ignazia Satta, figlia di Filippo primogenito di Salvatore Satta.

Come ci si sente ad essere la nipote del grande giurista scrittore nuorese? “Da ragazza, per lungo tempo mi sono sentita un moscerino dinnanzi ad una montagna, poi crescendo ho trovato il mio spazio nel mondo e mio nonno è diventato una bellissima parte di quel che sono”.

Alla sua scomparsa lei aveva tre anni, che ricordo ha di lui?  “Di un Signore, nel mio ricordo è altissimo, che mi accoglie nel salotto di casa sua, sfila un cassetto da una madia intarsiata, tira fuori una scatola di cioccolatini e li offre a una timida Pocciolina (così mi chiamava) che ne prende uno”.

Come le è stato raccontato e come lo racconta ai suoi figli? “Mio padre non ne parlava molto, se non per elogiare questa grandezza inarrivabile, forse anche per lui non è stato facile confrontarsi con un genitore tanto significativo. Mia sorella lo ricorda sempre per la sua intelligenza veloce e al contempo schiva e complessa.Ai miei figli cerco di narrare le cose più belle e vive che mi sono state tramandate e che ho appreso del loro bisnonno. Il “piccolo” si chiama Giovanni proprio in memoria del nonno che si chiamava Giovanni Salvatore e la “grande” si è voluta iscrivere a Legge. Qualcosa, nonostante il passare del tempo, continua”.

Lei porta un nome tipicamente nuorese, Ignazia (Gonaria del GdG). Per Satta aveva un significato molto forte, cosa rappresenta per lei?  “In passato, da adolescente timida qual ero, ho sofferto molto per questo nome perché in continente è poco noto e non lo capiva mai nessuno, chi mi chiamava Grazia, chi Marzia, un pasticcio insomma. Poi ho scoperto che il mio nome è un lascito del nonno a me e alla sua amatissima Ignazia e cerco di portarlo al meglio. Nel GdG Salvatore scrive che Ignazia, in quell’incontro immaginario nel cimitero di Nuoro, dopo aver posato le mani sulle sue ginocchia come lui da bambino le posava sulle sue, gli ha chiesto la grazia. Ecco penso che forse il suo modo di darle la grazia sia stato non solo darle memoria nel GDG ma anche regalarle nuova vita assegnando il suo nome a qualcuno della sua discendenza e … è capitato in sorte a me! Per via del nome che ha chiesto mi venisse imposto, lui è sempre con me”.

Di recente, all’Isre ha dialogato in video conferenza con la studiosa Manola Bacchis e ha parlato di lui dinanzi ad un pubblico nuorese, cosa ha provato nell’immergersi in quella realtà dove è stato ambientato il GdG? “È stato un grande onore. Manola è una bellissima persona e una cultrice del nonno e il dialogo con lei è sempre “generatore”.

Cosa le ha trasmesso di Nuoro? “L’’immagine di un mondo intenso, meraviglioso per alcuni versi, ma anche difficile a tratti”.

Quale figura de “Il Giorno” l’attrae maggiormente? “Ignazia, per forza di cose. E anche la bisnonna, Antonietta Satta Carroni (donna Vincenza del GdG) mi incuriosisce molto. Quanto vorrei potermi fare una chiacchierata e scherzare un po’ con lei! Andare a trovarla proprio come faceva Ignazia, alleggerire il suo peso”!

La sofferenza per quanto di irrisolto gli è rimasto dentro per quel gesto d’amore (il viatico) rifiutato, gli peserà tutta la vita. “Ho versato infinite lacrime quando ho perso la mia dolce e triste madre, in età ancora immatura. La morte di una madre è la fine di ogni cosa. È un tormento umano indicibile, e durerà tanto quanto la vita” S. Satta all’amico B. Albanese – 27 febbraio 1973. Cosa direbbe oggi a suo nonno? “Che domanda difficile! Per attitudine cerco sempre il fiore anche dove sembra ci sia solo il deserto. In questo caso forse per confortarlo gli avrei detto che siamo molto più del nostro passaggio in terra e aver dedicato alla sua mamma tante pagine nel GdG è stato un grande riscatto per la bisnonna, un grande riconoscimento”.

Laura Boschian racconta l’incontro con Satta. Che effetto le fa rileggere quella pagina sublime della loro storia? “È meraviglioso, ogni volta che la rileggo mi commuovo. Laura l’attribuiva alla Provvidenza intesa in senso Capograssiano ovvero “un orario ferroviario minuzioso, immenso, sovraumano nel quale tutte le coincidenze sono previste e stabilite”.

Cosa le è rimasto impresso di lei? “La sofferenza per il vuoto che Salvatore ha lasciato alla sua morte. L’avevo sempre vista tutto sommato “allegra”, una nonna molto attiva e invece mi ha confidato – negli ultimi anni prima della sua morte – che conviveva con questo profondo dolore mai sopito”.

Avere fra le mani il manoscritto del GdG che emozione le suscita? “Provo un misto di gioia, curiosità per persone che non ho mai avuto la fortuna di poter conoscere. Allo stesso tempo anche un po’ di cupezza, ogni lettura mi dice tanto dell’animo del nonno che sentiva sulle sue spalle la somma del dolore universale”.

Pensa che oggi Nuoro sarebbe diversa senza il GdG? “Aiuto! Le domande difficili aumentano. Questo forse me lo sa dire meglio lei che abita a Nuoro. Quello che rilevo da “forestiera” è che comunque Nuoro è fiera di Salvatore Satta e questo è molto bello”. 

Esistono altri inediti e saranno mai pubblicati? “Non che io sappia”.

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