LA TRADIZIONE DE “SU FOGU DE SANT’ANTONI” CELEBRATA DAL CIRCOLO SARDO ‘PEPPINO MEREU’ DI SIENA

Oltre 200 sardi che vivono in Toscana si sono stretti in un abbraccio collettivo nei locali della cooperativa culturale ricreativa di Ponte a Tressa

Non è stata una serata qualunque quella che ha raccolto sabato sera intorno al fuoco di Sant’Antonio tante famiglie sarde che vivono e lavorano in provincia di Siena, ma un’occasione particolare di incontro e condivisione delle tradizioni dell’isola che, anno dopo anno, si rinnova grazie all’iniziativa del Circolo “Peppino Mereu”.

In Sardegna, infatti, quelli tra il 16 e il 18 gennaio non sono giorni qualunque, ma un’occasione di profonda connessione con le proprie radici che si anima intorno ai tanti, grandi fuochi accesi in onore del Santo: tenerla viva lontano da casa assume dunque un significato particolare, tra orgoglio e nostalgia.

In molte zone della Sardegna, i festeggiamenti per Sant’Antonio segnano anche l’inizio del Carnevale. È in questa occasione che fanno la prima uscita in pubblico le maschere tradizionali, figure enigmatiche e potenti che affondano le radici nei riti pagani dell’isola; tra le più celebri, i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada che, muovendosi in processione attorno ai fuochi con i loro passi cadenzati, rappresentano il dualismo di luce e oscurità, bene e male, incarnando l’antico legame dell’uomo con la natura. Queste performance non sono semplici spettacoli, ma autentici riti collettivi, in cui la comunità si immerge in un’atmosfera sospesa tra passato e presente.

Sabato sera il nuovo Parroco di Monteroni d’Arbia Padre Silvano Porta ha dato il via ai festeggiamenti con la benedizione solenne della pira accesa, a cui è seguita una processione benaugurale spontanea intorno al fuoco, a sottolineare che questa celebrazione non è solo una festa, ma un rituale collettivo che, tra sacro e profano, illumina le notti invernali e scalda i cuori.

Le fiamme, alte e vibranti, sono un simbolo di purificazione e rinnovamento, un omaggio al Santo che, secondo la leggenda sarda che rielabora il mito di Prometeo, rubò il fuoco dagli inferi per donarlo agli uomini: nell’antichità l’uomo, non conoscendo l’esistenza del fuoco, era costretto a sopravvivere al freddo. Sant’Antonio Abate allora si recò all’inferno con il suo bastone di ferula e il suo maialino, ma venne bloccato dai diavoli; solo il maialino riuscì ad entrare e i diavoli furono costretti a chiedere a Sant’Antonio di riprendersi l’animale. Il santo riuscì ad avvicinare alla brace il bastone di ferula, che a diretto contatto col fuoco si annerisce ma non brucia, conservando al suo interno il fuoco: a quel punto richiamò il maialino e uscì. Una volta sulla terra, al santo bastò soffiare sul suo bastone per farne scaturire delle scintille che si sparsero per tutta la terra, donando il prezioso elemento agli uomini.

Quest’anno in particolare la partecipazione all’evento è stata calda e numerosa: dentro i locali della cooperativa di Ponte a Tressa sono stati allestite ben 5 lunghe tavolate per oltre 200 soci, ai quali è stata servita un’ottima cena a base di prelibatezze dell’isola, seguita da musiche e balli tradizionali. L’organizzazione dell’evento, perfezionata nel corso degli anni, è stata attenta e ne ha permesso la perfetta riuscita, grazie all’apporto dei soci presenti in cucina e al servizio, aiutati quest’anno da alcuni giovani scout della zona.

Come di consueto, la serata è stata anche l’occasione per acquistare i prodotti fatti arrivare freschi per l’occasione dalla Sardegna e per rinnovare il tesseramento al Circolo per l’anno nuovo, che continua anche online: tutti i dettagli sul sito web alla pagina https://www.circolopeppinomereu.it/contatti/.

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