‘ANIMALI DI PASSAGGIO’ DI DAVIDE MADEDDU: UN LIBRO DA CUI EMERGE TUTTO L’AMORE PER I NOSTRI AMICI ANIMALI

Davide Madeddu

Davide Madeddu col suo Animali di passaggio-Edizioni Montag ci fa immergere in un luogo meraviglioso, dove l’essere umano non ha accesso, poiché i veri protagonisti sono loro, gli animali.

Davide, come nasce l’idea di questo libro?

Inizialmente, avevo in testa di scrivere un libro sui gatti, volevo che fosse un libro sepolcrale alla maniera dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master: una serie di ritratti brevi di gatti che si risvegliano in una sorta di limbo dal quale osservare con rancore la Terra e i suoi abitanti umani. Non so perché avessi in mente proprio una storia del genere, onestamente ne avevo (ne ho) altre cui tenevo maggiormente, eppure ritrovandomi in quella che Virginia Woolf intitolava “Una stanza tutta per sé” (ovvero il fatto che mi trovassi senza lavoro a Carloforte durante la pandemia, in una casa dalla quale potevo osservare il mare tutti i giorni, con tanto tempo a disposizione da impiegare in qualche modo, e io l’ho fatto scrivendo, cucinando ed esplorando l’isola), a un certo punto mi sono ritrovato a scrivere la storia di Claudio, il mio vero gatto, e mi sono accorto che la narrazione aveva preso una piega diversa dalle intenzioni e soprattutto mi sono accorto che si poteva intravedere un motivo conduttore da adattare a tutte le storie che poi avrebbero composto il libro.

E al posto di parlare soltanto di gatti, ho deciso di parlare di tutti gli animali che in qualche modo hanno segnato la mia esistenza e da loro son (ri)partito.

Perciò a Claudio si sono aggiunti il mio pesce rosso di quand’ero bambino alle elementari, un cavallo conosciuto in una fattoria dove ho lavorato per oltre un anno, un topo, una lucertola, un cormorano… tutti animali realmente esistiti (e nel caso di Claudio ancora esistenti e lunga vita a lui!) e non ho più voluto evidenziarne il livore, bensì una mancanza, una sorta di trauma che si sono trascinati dietro dalla vita terrena e che ora, trovandosi in Paradiso, possono discutere e superare grazie all’intercessione di Dio, che è un elefante-psicologo.

Il resto lo hanno fatto le fonti che ho messo in dialogo, perché quando si scrive non si è mai soli con se stessi, con noi ci sono le innumerevoli opere scritte dall’uomo e dalla donna, quelle che si sceglie di interpellare e quelle che si lasciano fuori, ma anche i film, le musiche, i ricordi, le chiacchierate che riaffiorano mentre si scrive.

Ho cercato, insomma, di unire quei puntini e sono venute fuori le storie che compongono il libro e che sono tutte legate le une alle altre per comporre, qualcuno pensa e lo penso anch’io, una sorta di romanzo di formazione, ciclico e favoloso, nel senso che appartiene alla favola, perché i protagonisti sono animali parlanti, che incarnano vizi e virtù umane, ma con l’unica differenza sostanziale che al termine di ogni racconto non inserisco una morale: il lettore e la lettrice possono trarla da sé.

Quali sono i messaggi che desideri comunicare ai tuoi lettori?

Innanzitutto, cerco partecipazione emotiva, sia in chi ha già avuto o ha esperienza di vita con gli animali, sia in chi non ha ancora sperimentato tale fortuna.

Vorrei che ognuno cercasse all’interno di questo libro il suo animale, Claudio è il mio gatto, ma il Paradiso lo trasfigura, lo rende, almeno nelle intenzioni, un gatto universale, totemico, il prototipo di gatto. Chiunque può vederci il proprio animale domestico o sovrapporci l’idea che ha di gatto, platonicamente direi.

Alla base del libro c’è un profondo rispetto della vita e una visione sacrale della stessa e mi auguro vivamente che il mio libro possa contribuire a farla vedere in modo analogo anche agli altri.

Quell’effetto di gioia e amore per la vita che un libro come Siddharta (Hermann Hesse), ad esempio, veicola così bene! Spero di essermi avvicinato un pochino anch’io a quell’ideale, ecco.

Tra tutte le storie che hai raccontato, che riguardano questi animali, a quale sei più legato?

Questa è una domanda difficile, perché la prima risposta che viene da dare è anche la più scontata: sono legato a tutti indiscriminatamente, ma sarebbe una bugia, anche i genitori hanno un figlio preferito, anche se non lo ammetterebbero mai.

Sono legato, per motivi soprattutto stilistici, per come mi sono venute certe storie, a Zoe, la rana / Il cormorano / Lupa.

La storia che mi fa piangere ogni volta che la rileggo è sicuramente quest’ultima: Lupa, pastore tedesco meraviglioso che viveva nel campeggio dove ho lavorato per diverse stagioni quand’ero più giovane.

Ma onestamente l’animale al quale sono più legato è Claudio, il mio gatto, perché abbiamo un bellissimo trascorso assieme in Slovacchia, dove l’ho adottato, e perché è l’unico animale ancora in vita tra tutti quelli presenti nel libro e anche se non ci si deve dimenticare dei morti, è verso i vivi che ci dobbiamo impegnare maggiormente, ovviamente.

Quali sono le emozioni e le sensazioni che provi quando scrivi?

Dipende da cosa scrivo, mi è capitato di scrivere numerose puntate di podcast per un’azienda di Milano e a seconda dell’argomento ho provato voglia di viaggiare ed evadere; nostalgia per luoghi mai visti, persone mai conosciute, tempi mai esplorati; divertimento e gioia; paura del futuro e vagheggiamento di un passato irrecuperabile.

Ora sto scrivendo un nuovo libro e la sensazione che provo è di “schiacciamento”, mi sento inadatto all’opera che mi sono prefissato di realizzare e l’argomento mi intristisce spesso, mi spaventa, ma mi sta anche aiutando a fare chiarezza e mi permette di studiare tanto, il che è un privilegio.

Quando ho scritto Animali di passaggio mi sono ritrovato spesso a commuovermi, perché stavo scavando nella memoria personale e famigliare, ma ho anche risistemato episodi della mia vita che richiedeva di essere metabolizzati. Direi che è stato parecchio terapeutico.

La difficoltà maggiore è stata “sparire” come autore nella scrittura, pur provando a inserirci una “firma”, soprattutto nelle parti più liriche del testo.

Perché legare gli animali a un argomento così intenso e profondo come l’esplorazione di ciò che accade dopo la morte, che oggi si fa fatica ad affrontare?

La risposta è nella tua domanda e nell’introduzione al libro: proprio perché è difficile affrontare il tema della morte (a me terrorizza onestamente) credo che sia più facile farlo per interposta persona (gli animali) e schermandosi dietro la scrittura.

Il senso di queste pagine è cercare conforto nel lutto, senza chiudersi in un loop di dolore, ma capendo che ogni morte è in realtà una trasformazione, un passaggio da uno stato a un altro. Sia fisicamente che, mi auguro, spiritualmente.

Gli animali del libro evolvono, costantemente, e con loro anche Dio si rinnova, perché nulla è fermo.

Inoltre mi piace pensare che i nostri amici animali siano felici da qualche parte dove possiamo rincontrarli.

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5 commenti

  1. Davide Madeddu

    Grazie di cuore Roby Nieddu per l’intervista e grazie a TOTTUS IN PARI per la pubblicazione su:

  2. Bello il libro bello tu ❤️

  3. Roberta Nieddu

    Grazie a te Davide 😍 bellissime considerazioni, intense ed emozionanti
    E’ un libro fantastico

  4. Patrizia Casula

    Bellissimo libro!!!🥰

  5. Brava!

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