KOKORO: I SUONI TRA MENTE E CUORE DI VERONICA MEREU RACCONTATI IN UNDICI BRANI

Veronica Mereu

KOKORO, parola giapponese che unisce i concetti di cuore e mente, è il titolo dell’album d’esordio della cantautrice Veronica Mereu. Pubblicato in formato fisico da Radici Music Records, questo primo progetto in studio è il frutto di un lavoro intenso e profondamente personale: Testi e musiche portano la firma di Veronica, la quale ha lavorato anche alla produzione artistica e agli arrangiamenti musicali insieme al musicista e produttore Simone Belfiori.

KOKORO è composto da undici brani cantati in italiano, inglese e francese. Le canzoni nascono da un’urgenza narrativa autentica: storie ispirate ad esperienze autobiografiche, e riflessioni su storie collettive veicolo di temi universali, come l’amore, la libertà, la spiritualità e l’impegno sociale.

Canzoni come Oltre la regola, Universo femminile e Ribelle e fragile indagano le sfumature dell’amore e delle relazioni, mentre Passione eterna, Can you feel it e Perdere te si legano ai temi della natura e della connessione con ciò che ci circonda. Brani come La Mosca e Libera, invece, si fanno carico di una critica sociale lucida e potente, affrontando ingiustizie, ipocrisie e violenza con sensibilità e forza espressiva.

Intervista a Veronica Mereu

Nella realizzazione di “Kokoro” hai scelto di abbracciare diversi generi musicali e lingue: cosa ti ha guidata in questa direzione e qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso questa contaminazione di stili e culture? La fusione di stili e generi musicali è una cosa che riflette molto il mio modo di vivere la musica, sia da ascoltatrice che da esecutrice. Ho una formazione classica, ma ho sempre amato spaziare e nutrirmi di stimoli musicali diversi, esplorando e studiando nuovi repertori.Nell’album c’è quindi questo background musicale e la scelta di un genere piuttosto che un altro è interconnessa anche al testo e al significato di ogni brano, così come l’idea degli arrangiamenti musicali.Anche la scelta di una lingua per me non avviene in maniera casuale ma è fortemente legata all’espressività, all’atmosfera e quindi alla resa del brano.Ogni lingua ha un proprio suono e il modo in cui puoi giocare, anche ritmicamente, con la singola parola e con la metrica di un testo può essere più efficace talvolta in altre lingue, a seconda di quello che ti serve e che desideri realizzare.Se prendiamo ad esempio il brano “BONBON”, è stato determinante, nel corso della sua creazione, il gioco ritmico-sonoro nato con alcune parole francesi (tra cui proprio la parola “Bonbon”) e anche il genere musicale che avevo scelto per raccontare la storia è di chiara ispirazione Jazz Manouche, quindi per me il francese non poteva che essere la lingua perfetta.Mi piace muovermi in maniera libera nella scrittura e nella composizione dei miei brani e mi piace trovare il modo più efficace per rendere al meglio quell’input creativo come lo sento o lo visualizzo.Posso dire comunque che è l’italiano la lingua con cui trovo la mia naturale dimensione quando scrivo.

I brani dell’album affrontano temi profondi come la ricerca personale e il sociale: c’è un episodio o un’esperienza personale che ti ha particolarmente ispirata? Ce n’è uno che senti più vicino oggi? L’album contiene alcuni elementi autobiografici sparsi qua e là nelle canzoni, storie collettive o anche qualche racconto di fantasia. Laddove viene a mancare il vissuto personale, vi è comunque una forma di condivisione emotiva, un’empatia nei confronti di storie e temi che possiamo sentire vicini, che vogliamo raccontare, supportare e quindi condividere.Sì, tra i brani ispirati alle esperienze personali ce n’è uno al quale sono molto legata il cui titolo è “Oltre la regola”: è un pezzo interamente autobiografico che racconta di una giovane storia d’amore e della sua evoluzione e trasformazione in un’altra autentica forma d’amore, un amore diverso, un legame molto profondo e fraterno, consolidato negli anni.Nel brano si parte quindi da una storia personale per poi parlare di un tema universale in cui tante persone potranno ritrovarsi; il brano è una celebrazione dell’amore in ogni sua forma, gesto e sfumatura, libero da regole, ovvero da modelli predefiniti. Non esiste una maniera unica di vivere l’amore e con questo brano ho sentito l’esigenza di promuovere l’autenticità e la libertà di espressione all’interno delle relazioni, incoraggiando le persone a essere fedeli a se stesse e ai propri sentimenti.

Hai curato personalmente testi, musiche e produzione artistica: qual è stata la sfida più grande nel dare forma autonoma e completa a questo tuo primo progetto discografico. Da questo progetto discografico ho imparato moltissimo sia a livello musicale sia a livello umano ed è stato un vero e proprio “viaggio”, così amo definire questo lungo percorso che è cominciato diversi anni fa, intorno al 2018, con le prime pre-produzioni, quando avevo in mano una decina di canzoni scritte anni prima (alle quali poi si è aggiunta un’altra manciata nel corso degli anni della produzione), quando ancora non avevo un’idea ben chiara della direzione che avrebbe preso questo lavoro.È stato un percorso bello e complicato allo stesso tempo perché i tempi si sono dilatati tantissimo per tanti motivi e la pazienza è stata la virtù che più ho dovuto affinare per poter vedere realizzato questo mio progetto.

La collaborazione all’album

Insieme al mio collega Simone Belfiori, con il quale abbiamo lavorato alla produzione artistica e abbiamo dato forma agli arrangiamenti musicali nota per nota, strumento per strumento, con pazienza e cura e con una grande voglia di ottenere il risultato migliore possibile affinché potesse venir fuori l’idea più autentica di ogni brano, c’è stato un bellissimo percorso di crescita e di preziosa condivisione artistica. Simone, oltre che la sua competenza, ha mostrato una non comune sensibilità all’ascolto, cosa decisamente non scontata, ed è stato capace di cogliere a fondo quella che per me era l’esigenza e l’essenza di ogni brano e credo che questa fosse una delle prime sfide più importanti da realizzare nella prima fase. Un’altra bella sfida è stata la bellissima esperienza di registrazione in studio con Marti Jane Robertson e Michele Giuseppe Rovelli e con un gruppo eccezionale di musicisti, amici e colleghi. Ci sono state diverse difficoltà (legate anche al periodo covid), ma è stata una grandissima botta di adrenalina e gioia e ciò ha dato un senso a tutte le belle fatiche di preparazione.

In questo progetto discografico, si è cercato di curare ogni dettaglio dall’inizio alla fine del percorso, ma devo dire che è stato molto importante per me seguire anche l’istinto per capire realmente quello che volevo e con chi potessi condividere questo viaggio, prendendomi il giusto tempo per mettere in ordine le idee e, come dice il titolo dell’album, trovare il giusto equilibrio tra “cuore e mente”.

Un caleidoscopio musicale

L’album è un crocevia di generi musicali, con una predominanza di Pop e Canzone d’autore, ma anche sprazzi di Jazz Manouche nel brano francese Bonbon, echi Folk in La Mosca, Elettro Pop in Libera, fino al sorprendente Funky-Blues in Cuore compostabile e il Pop-Soul-Funky ottimista in Enjoy it. Completano il quadro atmosfere più acustiche e intime, come quelle di Perdere te.

Registrato tra Cagliari e Quartu Sant’Elena, l’album si distingue per una produzione attenta e raffinata. Il lavoro di Marti Jane Robertson, che ha curato mix e mastering, ha restituito un suono coeso e di grande impatto emotivo. Le numerose collaborazioni con musicisti locali hanno arricchito il disco senza snaturarne l’essenza: un’opera sincera, libera, fuori dalle logiche del mercato, e profondamente personale.

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