UNA FIABA PER OGNI EMOZIONE: ROBERTA NIEDDU PROSEGUE LA SUA CARRIERA LETTERARIA CON UN ALTRO LIBRO DI FIABE

Roberta Nieddu

Roberta Nieddu con Una fiaba per ogni emozione – Edizioni Amicolibro ci riporta nel mondo fantastico della fiaba, con delle storie che ci insegnano come affrontare la vita.

Roberta cosa significa per te scrivere? Scrivere per me è tutto. È un modo efficace per comunicare dei messaggi particolari che possono essere difficili da veicolare oralmente. Scrivere è donare. Lo scrittore quando compone qualsiasi genere di opera, sta donando ai lettori le proprie emozioni, i propri sentimenti e, soprattutto, i propri desideri. È come se si mettesse a nudo senza nessuna vergogna, come se volesse svelare una parte di sé che prima faceva fatica a emergere. Io quando scrivo mi sfogo e mi diverto allo stesso tempo. Riesco a comunicare le mie emozioni e cerco di regalare qualcosa. Non sono un’educatrice e non voglio avere la presunzione di insegnare, ma vorrei semplicemente far arrivare al cuore dei lettori un messaggio positivo e spero utile. Scrivere è anche un modo per liberarsi. Può essere utile quando si è tristi o arrabbiati. Del resto si dice che lo scrittore, così come il pittore, quando è giù di morale dà il meglio di sé. Quindi penso che scrivere sia davvero una vocazione e bisogna farlo col cuore, non solo con la mente.

Consentire al lettore di sognare e vivere la gioia del lieto fine quanto è importante? Parto col dire che il lettore è una figura fondamentale per lo scrittore. Si può scrivere per se stessi, ma se lo scrittore vuole comunicare qualcosa, ha necessariamente bisogno del pubblico. Parlando in generale, non tutte le storie hanno un lieto fine. Diciamo che la fiaba, essendo un genere per l’infanzia, anche se io dico sempre che le fiabe sono per tutte le età, deve avere un lieto fine ed è giusto che lo abbia, perché offre una speranza in una realtà, la nostra, che fatica davvero tanto a conquistarselo. È fondamentale far sognare il lettore. La fiaba è un genere che tende a staccarsi dalla realtà, anche se io personalmente adoro inserirci tematiche quotidiane e realistiche. Allo stesso tempo però ritengo utile che esista un genere letterario come questo, che ci permetta di evadere anche solo per un attimo dalla realtà, anche solo per cinque minuti, perché ci consente di assaporare quella felicità che desideriamo e che magari fatichiamo a conquistarci.

Chi ti raccontava le fiabe? La fiaba era il cavallo di battaglia della mia amata nonna. È grazie a lei se le scrivo ed è a lei che ho voluto dedicare il mio secondo libro. Nonna amava raccontare le fiabe, sapeva conquistare tutta la mia attenzione e la mia curiosità. Non importava quante volte avesse raccontato la stessa storia, lei l’avrebbe raccontata un milione di volte, sempre con lo stesso entusiasmo, sempre con la stessa passione. Il ricordo più bello che ho di lei è quando, alle elementari, rientravo da scuola e tutti i giorni andavo a pranzo a casa sua. C’era il tavolo apparecchiato, lei che cucinava ed io seduta col mio piatto. La pasta al sugo era all’ordine del giorno, ma non era un vero pranzo senza le sue storie. Era quello il momento della fiaba: io, lei, i piatti di pasta caldi e una bella fiaba che accompagnava quelle prelibatezze. Nonna era la regina delle storie. Anche lei amava le fiabe, ma non aveva bisogno di leggerle, le conosceva benissimo e secondo me era anche capace d’inventarne.

Cosa ti aspetti dai tuoi lettori? Forse è più facile chiedersi cosa si aspettano i lettori da me ma, pensandoci, io spero semplicemente che accolgano i miei messaggi e magari si divertano. Vorrei che nel momento in cui leggono le fiabe, nel caso degli adulti, guardassero nel loro cuore, cercassero in ogni angolo e, finalmente, una volta trovato, riabbracciassero il bimbo che è in loro. Perché lui o lei è sempre lì. Quel bambino e quella bambina non sono mai andati via, ci sono momenti in cui li dimentichiamo e forse loro gridano affinché noi ci accorgiamo di loro, ma noi siamo talmente presi dai nostri impegni che ce ne dimentichiamo. E la fiaba è proprio il modo migliore per ricordarci di quel bambino e abbracciarlo dicendogli: “Scusa se a volte mi dimentico di te, ma io lo so che tu sei sempre lì e non mi lasci mai”. E poi vorrei che il lettore sognasse, magari s’immaginasse di essere uno dei miei personaggi, quello che l’ha colpito di più, o che pensasse a cos’avrebbe fatto lui in quella situazione; che si arrabbiasse con quello che l’ha fatto innervosire per il suo comportamento o che s’innamorasse del principe o della principessa. Insomma che provasse a entrare nella fiaba. Vorrei riportare le persone ad amare la lettura.

Views: 51

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

2 commenti

  1. Roberta Nieddu

    Grazie di cuore ❤️

  2. Daniela Porqueddu

    Che bella intervista. Fatta con il cuore. Bravissime ❤️❤️❤️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *