
Giovanni Deidda
di VERONICA MATTA
Assemini è sempre stata ceramica. Non per slogan o installazioni monumentali, ma per mani sporche d’argilla, per fatica quotidiana, per botteghe attive giorno e notte. Giovanni Deidda lo ricorda raccontando la figura del padre Gaetano, vasaio storico, “figlio d’arte” nel senso più autentico: un artigiano capace di innovare davvero, motorizzando il tornio nel dopoguerra e insegnando il mestiere a tanti, senza mai perdere il legame con la concretezza del lavoro. Eppure, quella ceramica autentica oggi sembra sopravvivere più nei ricordi che nelle scelte pubbliche. Già nel 1975 Deidda denunciava, sulle pagine del primo numero de L’Eco di Assemini, la lenta agonia dell’artigianato: «giovani in cerca di lavori più sicuri, artigiani incapaci di fare cooperazione, concorrenza al ribasso che impoveriva tutti». Un’analisi dura, autocritica, ma onesta. Oggi, a distanza di decenni, quelle parole suonano drammaticamente attuali. «Allora c’era l’arte – tuona Deidda – oggi spesso resta solo la pubblicità. La fama inganna, la bravura no». La polemica si accende sugli ingressi del paese: «La “brocca della sposa” – dichiara l’artigiano – non appartiene alla tradizione asseminese, è oristanese. Ad Assemini esistevano altri simboli: is màrigas froridas, le brocche d’uso quotidiano, il cavallino da tetto, simbolo identitario, protettivo, profondamente radicato nella storia del paese, come le fonti testimoniano.

Oggi invece prevalgono opere legittime, ma non rappresentative. Un ingresso dovrebbe raccontare chi siamo stati». Da qui il tema più ampio della gestione culturale. ««È davvero vergognoso – sottolinea Deidda – che Assemini non abbia ancora un Museo della Ceramica, mentre città come Nuoro ne vantano uno da anni. Il futuro della ceramica asseminese dipende anche da questo: dalla capacità delle amministrazioni di comprendere che la ceramica non è solo arredo urbano, ma cultura, radice e identità. Collocare un’opera all’ingresso del paese non è un gesto neutro: è una dichiarazione. E oggi, quella dichiarazione racconta poco di Assemini e molto delle sue contraddizioni. Sarebbe fondamentale istituire una commissione artistica per valutare i progetti di arredo urbano proposti da ceramisti e artisti, evitando così di trasformare simboli identitari in elementi anonimi o peggio, in brutture». Una riflessione condivisa anche da Angela Zoccheddu (C.M.A. Oristano), che richiama alla necessità di interventi nello spazio pubblico correttamente contestualizzati: «Lo spazio urbano – dichiara l’esperta – va compreso e studiato con attenzione: è necessaria una riflessione che non sia polemica, ma profondamente professionale. Ogni intervento nello spazio pubblico rappresenta una crescita culturale e progettuale e racconta i territori per ciò che realmente sono. La scelta – spiega Zoccheddu – di collocare la brocca della sposa all’ingresso della città di Assemini ci obbliga a una riflessione più ampia. Questo manufatto è infatti storicamente e culturalmente legato alla tradizione ceramica oristanese ed è uno dei simboli identitari di Oristano. Quando si progettano e si realizzano interventi di arredo urbano, al di là della loro valenza estetica, è fondamentale contestualizzarli correttamente. In caso contrario si rischia di indebolire, se non perdere, la valorizzazione dei manufatti che contraddistinguono storicamente le città e le loro ceramiche tradizionali. È quindi indispensabile – conclude l’artigiana – conoscere e rispettare le normative che regolano i marchi di tutela e interrogarsi sul rischio di trasformare simboli identitari fortemente connotati in elementi generici, svuotandoli del loro significato storico e culturale. Usare simboli identitari di altri territori rischia di indebolire il valore delle ceramiche tradizionali locali».
Assemini con i suoi numerosi ingressi urbani, potrebbe diventare un paesaggio ceramico diffuso, capace di accogliere tutti i progetti dei ceramisti locali senza gerarchie né esclusioni, che raccontino la storia e i saperi della ceramica asseminese. L’assenza di un museo o di un centro espositivo condiviso rappresenta, ormai da troppi anni, un vuoto simbolico che rende più fragile il racconto dell’identità della città. Certamente valorizzare i manufatti tradizionali significa conoscere e riconoscere l’arte che ha reso Assemini una vera Città della ceramica.
Views: 146






































































































Credo che la tradizione sia importante quanto l’estro creativo e i tre ceramisti che hanno studiato il progetto hanno cercato di creare un connubio tra questi due elementi. Ogni ceramista ha la sua visione e il suo stile ed è giusto così. Per quanto riguarda l’assenza di un museo della ceramica sono assolutamente d’accordo, è una grave mancanza per la città di Assemini. Si spera che in un prossimo futuro anche questo vuoto venga colmato. La collaborazione e l’apertura a nuove idee sono importanti per fare crescere qualunque progetto.
Complimenti Gianni Deidda, sei un grande capolavoro, ti abbraccio 🤗❤️❤️
Ciao Gianniiii
Bravissimo Ceramista Ciao Gianni 🤗
Ciao Giovanni, spero che la città riesca a ritrovare la sua identità ceramica. Forza Assemini! 👏
Grande maestro un grande onore per il nostro paese di assemini ajooiii
Bravissimo
Mitico Gianni, maestro bravo, generoso nell’insegnamento della sua arte e di una grandissima simpatia e allegria. Ricordo con piacere il corso di ceramica ,che ho avuto l’onore di seguire con lui
Nn ha tutti i torti ,la conoscenza della cultura del nostro paese è una prima tappa per una vera conoscenza delle nostre radici
Gianni….unico…😘
Gianni amico e maestro mio del cuore!! Spero di vederti presto
bravo
Ciao Gianni!!👍🏼💪🏼❤️