
di GUIDO GARAU
Francesca Ziccheddu, 54 anni, è presidente dell’Asgop, l’associazione sarda dei genitori di bambini con tumori e leucemie. Lei stessa ha vissuto l’incubo con suo figlio, che oggi ne ha 17 ed è guarito. “Dopo una tragedia c’è chi vuole dimenticare, e chi invece lotta”. Lei da dieci anni ha scelto di lottare.
Il mio calvario è iniziato nel 2014, una leucemia fulminante – racconta. Parte delle cure a Cagliari, parte a Roma. Lì ho visto la differenza: un polo pediatrico che segue il bambino a 360 gradi, con tutto ciò che serve. In Sardegna no, manca soprattutto una terapia intensiva pediatrica dedicata. Siamo un’isola, e questo complica tutto: un temporale, e non parti. La Costituzione dice che tutti i bambini italiani hanno gli stessi diritti, ma qui non è così.
L’Asgop che cos’è? Siamo genitori accomunati da una tragedia. Non tutti i bambini ce la fanno, ma molte mamme restano con noi anche dopo, per aiutare gli altri. Facciamo progetti in reparto: parrucchieri, volontari, attività nelle scuole per sensibilizzare. Abbiamo una casa in via Businco, la offriamo gratis alle famiglie che vengono da fuori Cagliari. A volte aiutiamo anche economicamente. Ma la battaglia vera è politica: parità di cure per i bambini sardi.
Quanti casi all’anno? Circa 40 nuovi pazienti. Numeri relativamente bassi, all’interno del sistema sanitario, ma dietro ogni caso c’è una famiglia intera sconvolta: fratelli, nonni, tutti. Il reparto ha oggi 8 posti letto, ma la delibera ne prevede 15. Personale calibrato su 8, tutti in sofferenza. E manca la terapia intensiva pediatrica: per un’emergenza, devi sperare che arrivi qualcuno da fuori.
C’è un caso che vi ha segnato particolarmente? Sì, drammatico ed emblematico. Una bambina, nel 2025: emergenza chiamata, ma non è arrivato nessuno in tempo. Lei non c’è più. Abbiamo una causa in corso per questo. Chiediamo massima urgenza, perché non succeda più.
E la soluzione che proponete? Vogliamo che l’oncoematologia pediatrica entri dentro la struttura del Brotzu. Lì ci sono già tutte le specialità pediatriche, tranne la terapia intensiva. Integrarci significherebbe mobilità interna del personale, percorsi solidi, protetti dalle delibere regionali che cambiano con ogni Giunta. Ogni volta che arriva una nuova amministrazione, i passi avanti si azzerano. Siamo stanchi.
C’è stato un incontro al Brotzu. Che aria tirava? Serpeggiava sempre la stessa domanda: cosa si fa adesso? Ma la Giunta attuale, con Alessandra Todde, si è espressa favorevolmente. Nutriamo qualche speranza in più: vogliamo credere che il polo pediatrico sarà una priorità. Dal 1° gennaio 2026 dovrebbero partire percorsi strutturati, con guardie fisse, urgenze coperte, personale stabile.
Lei come reagisce a tutto questo? C’è chi dimentica, chi no. Si reagisce in modi diversi. Dal 2016 mi occupo dell’associazione, e non dimentico. Siamo per la sanità pubblica, sempre. La gestione deve essere nell’interesse del malato, non di logiche politiche o economiche. I posti letto sembrano legati a spartizioni. Noi combattiamo per questo da anni. I bambini non possono aspettare.
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con affetto a tutti voi
i migliori Auguri di Buon Natale e per un 2026 sereno, prospero ed in buona salute.
BUON NATALE