
Giuseppe Zineddu e Gueye Papa
di VERONICA MATTA
Gueye Papa (Papy) e Giuseppe Zineddu, protagonisti dei loro sketch in sardo, nel bar dove nascono tante risate a Orani.
A Natale le storie migliori non hanno bisogno di effetti speciali. Bastano due persone, una lingua condivisa e il tempo lento dell’amicizia. In Barbagia, tra Nuoro e Orani, questa storia prende forma nel legame tra Gueye Papa, nato in Senegal nel 1966 e arrivato in Sardegna nel 1989, oggi residente a Nuoro, e Giuseppe Zineddu, classe 1976, allevatore di Orani e produttore di un ottimo pecorino semicotto che profuma di pascoli e stagioni antiche. Non è solo un’amicizia. È un piccolo laboratorio antropologico a cielo aperto, dove l’integrazione non si racconta per slogan ma si pratica ogni giorno, spesso ridendo. Gueye ha imparato il sardo con scioltezza, fino a coglierne le sfumature ironiche, le battute a bruciapelo, le prese in giro affettuose. In Sardegna la lingua non è soltanto comunicazione: è appartenenza.
«Chi si comporta bene in Sardegna – racconta Gueye – vive da Dio. In trent’anni ho imparato il sardo vivendo tra la sua gente e lavorando come ambulante. Imparo facilmente le lingue: parlo anche il bergamasco e il francese. Giuseppe è un uomo di grande cuore che mi ha sempre trattato come un fratello: quando mi regala il suo ottimo formaggio, mi sento davvero in paradiso. Sono in Sardegna dal 1989 e finché potrò resterò in questa terra ospitale». E quando Giuseppe lo punzecchia con l’umorismo tipico barbaricino, Gueye risponde col tempo giusto, dimostrando che l’integrazione passa anche — e forse soprattutto — dalla risata condivisa. Non c’è costruzione artificiale, non c’è marketing. C’è la vita quotidiana: il lavoro dell’allevatore, la confidenza tra amici dentro un bar, l’autoironia che disinnesca i pregiudizi.
«Un’amicizia nata dal niente – racconta Giuseppe – nella mia vita ho sempre cercato di aiutare il prossimo, soprattutto i meno fortunati, dando una mano in paese e regalando spesso i miei prodotti tipici. Con Papy – così lo chiamo – mi diverto: è una persona simpatica. Non ho mai avuto pregiudizi verso nessuno; anzi, credo che anche dagli errori si possa imparare a distinguere il bene dal male. Amo i bambini e credo nei valori semplici, quelli dell’amicizia e dell’aiuto reciproco».
La rete, spesso terreno di scontro, con Gueye e Giuseppe diventa spazio di riconoscimento. Si ride, sì, ma si osserva anche una Sardegna capace di raccontarsi senza folklore, con autenticità. Il sardo non è una barriera, ma una soglia: chi la attraversa non chiede permesso, viene invitato. Così la Sardegna, spesso terra di partenza, sa essere anche terra di arrivo.
A Natale, quando si tirano le somme dell’anno e si cercano segni di speranza, questa amicizia ricorda che l’incontro tra popoli non è un’eccezione, ma una possibilità quotidiana. Tra una battuta e l’altra, Gueye (Papy) e Giuseppe ci regalano qualcosa di raro: una risata che unisce e un esempio che resta. Non una favola, ma una storia vera. E forse è proprio questo il miglior augurio di Natale.
Views: 348






































































































Santo Natale a tutti voi e alle vostre famiglie