
Roberto Ziranu
di LUCIA BECCHERE
“Faccio un mestiere che amo. Vivere di arte e di emozioni è un privilegio. Creare vuol dire dare e ricevere. Dico grazie per tutto questo”.
Così si racconta lo scultore di Orani Roberto Ziranu che dopo aver esposto i “Dodici Graffi” all’ISRE di Nuoro, ha allestito la personale “Oltre l’infinito” con 30 opere inedite, aperta al pubblico presso l’ex Pinacoteca di Assisi dove già nel 2019 si era fatto conoscere con “Anima Ferrosa”, da qui il titolo al suo libro.
“Oltre l’infinito” vuol dire viaggiare molto lontano, al di là di ogni limite umano. Le ali che sorvolano i cieli e le code delle balene che attraversano gli oceani rappresentano i misteri del mondo a noi sconosciuto. Ali e code, cieli e abissi: metafora della vita.
“Uccelli e balene – dice Ziranu -, attraversano gli oceani e non conoscono confini, non necessitano di passaporti. Ho dedicato alcune mie opere a Gaza, con l’invito all’uomo ad abbattere i confini fra i popoli. Qui sta la forza dell’arte che riesce a scuotere le coscienze con la sola immagine”.
L’arte è speranza, anche quando si cade fino a toccare il fondo, bisogna sapersi rialzare e tornare a volare e sorvolare i cieli.
Il giorno successivo all’inaugurazione della mostra, ad Assisi ha avuto luogo la “Marcia della pace”. “Sono stato alcuni giorni in Palestina – ricorda Ziranu -. dove ho avuto il piacere d’incontrare il sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati che, presente ad Assisi in quella circostanza, è venuto a visitarla. Un incontro molto significativo”.
Al suo arrivo ad Assisi, Roberto Ziranu è stato ricevuto da don Marco Moroni custode del convento al quale ha consegnato un’opera di cinquanta centimetri dedicata al Santo raffigurante una rondine stilizzata mentre spicca il volo, realizzata in ferro forgiato e fiammato che poggia su una radice di ginepro.
“Accarezzavo questa idea dal 2020 – spiega l’artista -, un periodo difficile della mia vita e se oggi riprendo a volare, in qualche modo, devo molto a San Francesco”.
Cosa prova nel modellare il ferro? “Racconto me stesso e ciò che vivo in quel momento. Gli scrittori raccontano coi libri, i musicisti con le note, l’artista con la materia che modella e anima. Plasmo con passione una materia povera che cambia forma e colore fino a farla vivere e parlare. Pur avendo dedicato 35 anni a questo lavoro e pur essendo la materia sempre la stessa, ogni volta provo nuove emozioni.
Le vele e i corpetti creati in omaggio alla mia terra, oggi sono in giro per il mondo. Adesso le ali e le code, sono pronte a spiccare il volo per proseguire il viaggio. A partire dal 2026 le opere verranno esposte in Italia e all’estero”.
Cosa le ha dato questa ultima fatica? “Per fare una mostra c’è tanto lavoro dietro ma non penso mai al profitto.
Il silenzio di quel luogo sacro mi ha arricchito di nuova linfa, di serenità e completezza interiore, di maggiore consapevolezza di me stesso. È stato come intraprendere un lungo viaggio perché queste ali solcheranno i cieli e le balene attraverseranno gli oceani per raccontare i valori universali dell’arte”.
Un desiderio? “Portare questa rassegna in Palestina”.
Chi è Roberto Ziranu? “Mio padre, mio nonno e mio bisnonno erano fabbri, penso di essere un predestinato che racconta il ferro in un modo nuovo. Venti anni fa ho lasciato le ringhiere e le testate forgiate per dedicarmi alla scultura, dove imprimo tutto il mio intimo sentire. Questa materia mi appartiene, la trasformo imprimendo il segno dei miei cambiamenti interiori pur rimanendo sempre Roberto Ziranu, un ragioniere mancato per aver seguito il suo istinto”.
Consiglieresti ai giovani di fare il tuo mestiere? “Non credo di poter insegnare qualcosa se non raccontare il mio percorso di vita. Solo se credono in loro stessi, ce la potranno fare”.
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grazie di cuore.
La mia nuova mostra un racconto intimo, solo chi ha toccato gli abissi lo può capire.
Quelle Code ci insegnano che si può cadere , si può scendere in basso ma poi si ritorna a galla e si può persino tornare a volare