
Carla Frau
di ALESSIA VACCA
Originaria di Arbus, Carla Frau, classe 1985, è laureata in Farmacia all’Università di Cagliari. Da oltre dieci anni vive all’estero, attualmente a Berlino, dove lavora nel campo della ricerca biomedica. Di recente ha ricevuto due prestigiosi riconoscimenti internazionali: uno in Florida dall’ASIP (American Society for Investigative Pathology) per la sua eccellenza nella ricerca epatica, e un altro ad Amburgo dall’ISSCR (International Society for Stem Cell Research) per il suo progetto sulle cellule staminali.
La sua attività si concentra sullo studio del fegato, l’unico organo in grado di rigenerarsi, caratteristica già nota in epoca antica, come nel mito di Prometeo. Il suo obiettivo è comprendere i meccanismi cellulari alla base della rigenerazione, soprattutto quando questa viene compromessa da patologie come la cirrosi, per sviluppare terapie alternative al trapianto. Frau fa parte di un gruppo di ricerca chiamato Terapia Ponte, che lavora proprio su queste strategie.
A Berlino da due anni, la studiosa ha avuto modo di apprezzare soprattutto l’ambiente di lavoro, carico di stimoli e internazionalizzazione: riguardo alla questione di genere nella scienza, riconosce che le disparità esistono e sono di ampio respiro, soprattutto ai vertici, ma si ritiene fortunata: «Il mio è un team composto in gran parte da donne e il merito è sempre al centro delle scelte professionali», racconta Frau, «Fare questo mestiere non è sempre stato il mio sogno: da bambina non avrei mai risposto “la scienziata” alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”, ma la passione è nata nel tempo, in particolare durante la tesi di laurea. Oggi considero la ricerca il lavoro più bello del mondo».
A proposito dei premi vinti, Carla racconta di due conferenze importanti: una in Florida, dedicata esclusivamente al fegato, dove è stata selezionata per presentare il suo progetto, e un’altra ad Amburgo, sul tema delle cellule staminali, dove ha ricevuto un ulteriore riconoscimento, un Premio di Merito, a testimonianza del suo impegno nella ricerca sulle cellule staminali e delle loro applicazioni nella medicina rigenerativa.
Infine, un messaggio ai giovani: «Lo studio non è una punizione, ma una chiave per aprirsi al mondo. La scuola pubblica è un’opportunità preziosa: scoprite le vostre doti e usatele per diventare chi volete essere», conclude la scienziata.
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