JANAS: FATE O STREGHE? A COLLOQUIO CON MARIA GRAZIA LIGIS, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “JANAS DI MAIST’E”

Incontriamo Maria Grazia Ligis, ideatrice e presidente dell’associazione Janas di Maist’e, con sede a Gergei, nata dall’associazione Maist’e sempre di Gergei, che si occupa di divulgare la cultura sarda e tiene corsi pratici di mestieri tradizionali, quali la tessitura. Siamo molto curiosi di scoprire questo mondo pieno di magia e simbolismo.  Iniziamo subito.

Chi sono le janas di Maist’e? Le Janas di Maist’e sono al momento un gruppo di ventotto donne, tutte volontarie, provenienti da molti paesi della Sardegna, con l’obiettivo di riuscire a coinvolgere anche adolescenti e giovani donne. La nostra associazione ha sede a Gergei ed è nata otto anni fa, quando eravamo solo in otto. Il nostro scopo è tramandare i mestieri, far conoscere le tradizioni della Sardegna e i territori, il nostro in particolare.  Vissute in epoca pre-nuragica, le Janas facevano molte cose, erano maestre tessitrici, facevano il pane: sono loro che hanno inventato il “lievito madre”, erano maestre nel “Su ballu tundu”, ballavano e cantavano.  Da qui è nata la mia idea, perché, da tessitrice quale sono, vedevo in loro la rassomiglianza con me stessa. Quindi, io dico sempre: non sono io che ho trovato loro, ma sono loro che hanno trovato me, altrimenti probabilmente non mi sarebbe mai neanche balenata quest’idea.

Nelle vostre esibizioni ci sono molti simbolismi, cosa rappresentano? Le leggende raccontano le tradizioni, la storia: ogni maschera sarda è legata a un periodo storico particolare della Sardegna, di un paese, di una località. Quindi, è dalle leggende che noi abbiamo costruito la nostra esibizione.  Ogni cosa che facciamo ha un significato. Ad esempio lo scialle. Le Janas passavano tutto il giorno a tessere nelle loro Domus e uscivano solo quando scendeva la notte, perché avevano la pelle talmente bianca che si bruciava al sole.Ecco perché, nelle nostre sfilate, teniamo uno scialle nero ricamato sopra la testa, a mo’ di ombrello, per ricordare questa particolarità. Noi le rappresentiamo così. Nessuna di noi all’inizio era ricamatrice, quindi per essere pronte da subito, abbiamo iniziato comprandoci degli scialli ricamati a macchina, che non sono però i nostri. Pian piano infatti, ci siamo messe tutte a ricamare, anche chi non aveva mai preso un filo e un ago in mano. Possiamo dire che le Janas sono maestre che ti spingono a imparare.

Quali altri elementi scenici utilizzate? Ancora la leggenda racconta che le Janas camminando facessero un suono molto lieve di campanellini ed è per questo che quando passiamo, anche noi, abbiamo questo suono. A volte usiamo i legnetti. I legnetti battuti insieme ricordano il battito del telaio. Sono delle piccole “is cascias” quelle dove dentro c’è il pettine (“su pettini”), che rappresentano parti del telaio tradizionale orizzontale sardo, per la battitura e la compattazione della trama del tessuto. Un tac, tac, secco che noi riproduciamo con questi legnetti. Poi, aiutiamo un pochino la coreografia, grazie a un mio amico che ha un tamburo, ma semplicemente per fare scena.Durante l’esibizione facciamo anche il fuoco. Abbiamo delle erbe in mano: rosmarino, alloro, lavanda, perché loro purificavano l’area e curavano con le erbe. Quindi, incendiamo questa sorta di mazzetti di erbe e a un certo punto, alcune ragazze, non tutte, si fermano e danzano intorno al fuoco, nel fumo dei profumi selvatici.

Cos’altro fate? Cos’altro faccciamo? Io faccio “l’acchiappo” dell’uomo, cioè la caccia all’uomo. Un uomo qualsiasi o un uomo già designato. Io sono la Jana-maista, sono la maestra, quindi lo posso fare solo io. La Jana-maista tradizionale, non voleva mai che le sue Janas venissero guardate troppo. Quindi, quando io vedo un uomo che guarda troppo, parto verso di lui, con lo scialle lo acchiappo, lo tiro dentro il cerchio di donne, il cerchio di donne si stringe, mentre io là sotto lo marchio.

Il marchio che cos’è?Praticamente è preso da un pezzo di leggenda in cui la Jana-maista aveva visto un viandante a cavallo, che si era soffermato troppo davanti a una domus, incantato dal bianco di un telo che le Janas avevano steso. La Jana-maista, arrabbiata, l’aveva rincorso, buttato in un fosso e gli aveva succhiato il sangue.

Io, non potendo succhiargli il sangue, cosa faccio? Lo marchio in fronte, riproducendo i segni che si trovano nelle domus de Janas. Lo marchio con il nostro segno. È una cattura, è il marchiato, perché lui ha osato guardare le Janas, che non doveva guardare. E poi c’è un’altra Janas che gli fa un segno rosso nella guancia, che rappresenta il sangue, dove io teoricamente l’ho succhiato. Questa è una scena che piace moltissimo alle persone che assistono ai nostri eventi.

E l’abbigliamento? Il costume l’ho inventato io. Come è nata nella mia testa l’idea delle Janas, così è nato il modello del costume. Il colore no, perché in tutte le leggende loro vestivano di rosso e porpora, avevano uno scialle ricamato d’oro e d’argento. Il nostro è solo oro e io l’ho riprodotto con un modello che ho immaginato.

Anche questo ha il suo perché. Il nostro costume è una sorta di camicione, un camicione che assomiglia molto alla camicia dei costumi sardi. Siccome le Janas sono state le prime abitanti, si può pensare che i costumi sardi siano copiati dai vestiti delle Janas.

Un’ultima curiosità: perché sono sparite? Sono sparite quando si sono rese conto che in questo mondo la malvagità dell’uomo aveva preso il sopravvento. Loro prima vedevano tutto il mondo buono. In qualche leggenda si racconta un fatto decisivo: avevano passato tutto il giorno tessendo, sono uscite a ballare in piazza e mentre ballavano, sono state derubate nelle loro domus. Lì, si erano veramente rese conto che l’uomo era diventato malvagio e avido e da allora non si erano più avute tracce delle Janas.

In conclusione: le Janas sono streghe o fate? Sono streghe se davanti hanno persone cattive. Sono fate se davanti si rendono conto che c’hanno delle persone buone. Io sono, perlopiù, una fata. La chiacchierata è finita, ma abbiamo capito che ogni volta che le Janas appaiono, si rinnova la speranza che qualcosa d’importante si può fare in questo nostro malandato mondo, trasformare l’impossibile in possibile, ripartendo dalle nostre tradizioni e dalla nostra cultura. Questo è ciò che le Janas, maestre di vita, insegnano ai giovani.

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2 commenti

  1. Grazie❤️❤️🥹

  2. Annalisa Atzeni

    Grazie di cuore ❤️❤️❤️❤️

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