
La Sardegna avvia ufficialmente il percorso che porterà alla realizzazione del primo Atlante della Sardegna nuragica, un progetto che unirà tecnologie avanzate, ricerca scientifica e partecipazione civica per mappare e tutelare i monumenti più antichi dell’Isola.
Alla base del progetto c’è un dato sorprendente: ancora oggi non esiste un censimento definitivo dei nuraghi.
“Si apprezza soltanto ciò che si conosce – ricorda Pierpaolo Vargiu, presidente dell’Associazione La Sardegna verso l’Unesco – Non sapere quanti siano esattamente significa non tutelarli abbastanza”.
Nell’evento clou della Settimana nuragica, ospitata negli spazi di Sa Manifattura a Cagliari, Regione, Università di Cagliari e Sassari, Crenos e Crs4 hanno presentato i primi risultati del progetto regionale sviluppato nell’ambito del Pnrr, presente la governatrice Alessandra Todde. Il fulcro della nuova infrastruttura scientifica è il geoportale “NuragicReturn”, che integra dati provenienti da droni, fotografie aeree, rilievi topografici, archivi storici e contributi delle comunità locali. Uno strumento capace di supportare la ricognizione dei siti e la valutazione dei rischi connessi ad alluvioni, instabilità del terreno, terremoti e fenomeni di degrado ambientale, diventando così un presidio per la protezione del territorio.
Il censimento provvisorio conta 10.387 monumenti in 9.410 siti, ma il quadro è destinato ad ampliarsi. La novità principale è l’archeologia partecipata: entro il 2026 i cittadini potranno segnalare nuovi siti, caricare immagini, correggere posizioni e contribuire alla costruzione di una banca dati condivisa.
Accanto all’Atlante continua il lavoro di AI Archeo-Hub, il primo polo italiano dedicato all’intelligenza artificiale applicata all’archeologia, creato con le Università sarde e la Duke University del North Carolina. Il centro svilupperà modelli per il riconoscimento automatico dei siti, ricostruzioni 3D e analisi predittive.
“Questo patrimonio non è solo un’eredità: è un’opportunità – sottolinea Vargiu – Il nostro patrimonio può diventare un motore di sviluppo culturale, economico e turistico. Un diamante prezioso rimasto troppo a lungo chiuso in cassaforte. L’Atlante dei Nuraghi non è soltanto un progetto tecnologico: è un gesto identitario. È il percorso con cui la Sardegna vuole finalmente raccontarsi al mondo, ma prima ancora a sé stessa. Perché si ama solo ciò che si conosce. E conoscere la civiltà nuragica significa restituire all’Isola il posto che le spetta nella storia del Mediterraneo e nell’immaginario globale”.
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