TRA FUGA DI CERVELLI E SERVIZI SANITARI LONTANI ANCHE CENTO CHILOMETRI: SARDEGNA, LA “TRAPPOLA DI SOTTOSVILUPPO DEI TALENTI”

Un rapporto severissimo e autorevole, dettagliato e basato su oltre 60 indicatori mette in luce le profonde criticità strutturali che affliggono la Sardegna, che viene definita una regione bloccata in una vera e propria “trappola di sviluppo dei talenti”. Il documento, intitolato “Rethinking Regional Attractiveness in the Italian Region of Sardinia”, è stato redatto dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) nell’ambito del programma “Rethinking Regional Attractiveness”, un’iniziativa volta ad aiutare i decisori politici (‘policy makers’) a capire come attrarre al meglio talenti, investitori e visitatori. La pubblicazione è stata realizzata con il supporto finanziario dell’Unione Europea (Ue) e della Commissione Europea e ha il patrocinio della Regione Sardegna.

L’analisi dell’Ocse, che utilizza il modello Regional Attractiveness Compass, sottolinea come l’isola, la seconda più grande del Mediterraneo, sia minacciata da un grave declino demografico causato da un alto tasso di disoccupazione giovanile e da un forte esodo di forza lavoro qualificata. QUeste sfide sono esacerbate dalle barriere di connettività e dall’accesso limitato all’assistenza sanitaria e all’istruzione. I dati economici e sociali dipingono un quadro allarmante che posiziona la Sardegna tra le regioni “meno sviluppate” d’Europa per la distribuzione dei fondi di coesione Ue.

L’economia sarda mostra bassa produttività, sotto-investimento in Ricerca e Sviluppo e alta disoccupazione giovanile rispetto alle tendenze nazionali e dell’Ue. Il Pil pro capite è di 29.504 dollari, nettamente inferiore alla media nazionale di 40.898 dollari. La regione si affida pesantemente alla pubblica amministrazione (24,5% del Valore Aggiunto Lordo) e all’agricoltura (3,6%), mentre il settore manifatturiero ad alta produttività è sottorappresentato (solo 5,1%). La spesa interna lorda in Ricerca e Sviluppo (R&S) è un punto dolente: con soli 182 euro pro capite, la Sardegna è ben al di sotto delle medie italiana (439 euro) e Ue (742), evidenziando un chiaro gap negli investimenti in innovazione.

Quanto agli investimenti la Sardegna ha registrato livelli di Investimento Diretto Estero (Ide) cosiddetti greenfield che si sono allineati alla media nazionale nel periodo compreso tra il 2008 e il terzo trimestre del 2022. Tuttavia, il rapporto evidenzia una forte concentrazione di tali investimenti in pochi settori strategici. Il settore delle energie rinnovabili si distingue, assorbendo l’82% degli Ide. Questi investimenti sostanziali riguardano in particolare i parchi eolici offshore galleggianti, l’eolico onshore e l’energia solare. La regione ha ricevuto anche investimenti precedenti nelle comunicazioni e nei trasporti e magazzinaggio, insieme a flussi più recenti nei settori alimentari e delle bevande.

La Sardegna detiene il primato negativo del tasso di fertilità più basso d’Italia (0,95 nel 2022), sceso da 1,11 nel 2014. Questo basso tasso di natalità è un motore fondamentale del declino demografico della popolazione. L’isola sta perdendo i suoi laureati: tra il 2013 e il 2022, più di 7.500 laureati sardi hanno lasciato l’isola per destinazioni internazionali, mentre 15.672 si sono trasferiti in altre parti d’Italia. Il tasso di disoccupazione giovanile è particolarmente elevato, raggiungendo il 27,5%, indicando difficoltà nell’integrare le generazioni più giovani nella forza lavoro. Solo il 17,4% della popolazione possiede un’istruzione terziaria, collocando la Sardegna tra il 5% inferiore delle regioni Ue.

I problemi di attrattività sono esacerbati da gravi lacune nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. Sanità e Coesione Sociale: Nonostante l’alta densità di medici, l’accesso alle cure specialistiche è estremamente limitato, evidenziando una forte disparità territoriale. I residenti sardi si trovano mediamente a 99,4 km dai servizi di cardiologia ospedaliera—la distanza maggiore in Italia e quasi tre volte la distanza mediana Ue di 34,4 km. La Sardegna ha la quota più alta nel Paese di popolazione che rinuncia alle cure mediche (13,7%) a causa di lunghi tempi di attesa o ostacoli economici, quasi il doppio della media nazionale. Il tasso di povertà è del 27,8%, posizionando la regione tra il 10% delle regioni più povere dell’Ue.

Le infrastrutture di trasporto insufficienti (stradali, ferroviarie e aeree) collocano la regione nel terzo inferiore della classifica italiana e Ue. La Sardegna sconta un divario digitale: solo Cagliari offre una delle reti internet con le performance più elevate in Italia, mentre il Sud Sardegna affronta velocità internet medie approssimativamente inferiori del 50% rispetto al parametro di riferimento nazionale. Questa lacuna ostacola le opportunità di lavoro a distanza e l’imprenditorialità basata sulla tecnologia.

Nonostante le criticità, l’Ocse riconosce che il ricco capitale culturale e naturale e il vivace settore turistico offrono opportunità, in particolare:

Sviluppo territoriale: L’opportunità di ospitare l’Einstein Telescope (ET) a Sos Enattos (Nuoro) è un’impresa scientifica trasformativa che si prevede genererà oltre 6 miliardi di euro in attività economica e creerà più di 36.000 posti di lavoro durante la fase di costruzione.

Transizione verde: L’82% degli IDE greenfield è già concentrato nelle energie rinnovabili. La Regione ha delineato che la quota maggiore del suo budget (il 34% dei 1,5 miliardi di euro totali) per il ciclo di programmazione 2021-2027 sarà dedicata ai progetti di transizione green.

Turismo: Sebbene l’attrattiva turistica sia forte, è caratterizzata da alta stagionalità, con quasi il 50% dei pernottamenti concentrati in luglio e agosto. È fondamentale diversificare l’offerta per promuovere un turismo sostenibile, tutto l’anno, sfruttando il capitale naturale e culturale delle aree interne.

Rafforzamento amministrativo: Per affrontare i ritardi nella spesa dei fondi (solo il 47% dei quasi 5 miliardi di euro del PSC 2000-2020 è stato speso entro settembre 2024), l’Ocse raccomanda di rafforzare la capacità delle amministrazioni regionali e locali e di istituire uno sportello unico (one-stop shop) per l’attrazione degli investimenti.

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