LA MAGIA DELLA RICERCA DI NUOVI ORIZZONTI: TERESA PORCELLA CAGLIARITANA TRAPIANTATA A FIRENZE, LAUREA IN FILOSOFIA DEL RINASCIMENTO

L’aria è tiepida, fresca quanto basta per trarre un po’ di refrigerio dopo una giornata intensa, la cornice è quella della ventesima edizione del Festival Tuttestorie all’Exma in via San Lucifero in un sabato sera di inizio ottobre dove Cagliari mostra il suo lato più vivace ed elettrizzante. Teresa Porcella arriva con appresso un borsone e il viso sorridente dopo aver tenuto uno dei suoi laboratori per i bambini: classe 1965, cagliaritana trapiantata a Firenze in cui ha conseguito la laurea in Filosofia del Rinascimento per poi specializzarsi in progettazione editoriale, il suo è un percorso all’insegna della poliedricità e del desiderio di mettersi in discussione senza timore. Un desiderio che possiedono tutti coloro che rifuggono le etichette, le generalizzazioni e non hanno alcuna intenzione di restare confinati nella propria zona comfort.

L’ampio spazio dell’Exma è permeato dal vociare allegro e gioioso dei bambini insieme ai loro genitori, sembra quasi una serata d’estate all’insegna della spensieratezza. Teresa, seduta in un tavolino appartato circondato dal verde indossa una maglia nera e un maglioncino rosso e un paio di occhiali con striature rosse da cui si intravedono due occhi attenti e brillanti, ha capelli castani media lunghezza, modi eleganti. Mentre sorseggia un crodino fresco accompagnato da gustosi popcorn, riflette con attenzione sul suo cammino artistico e umano ricco di esperienze significative. «Ho sempre avuto un inquadratura razionale e al contempo uno spiccato estro artistico», racconta. «Proprio per questo motivo scelsi il liceo scientifico – nello specifico il Michelangelo – subito dopo le scuole medie, in modo tale da poter sviluppare entrambe le mie inclinazioni».

La sua passione per l’arte, lei che artista lo è a tutto tondo in quanto autrice, musicista specializzata nel violino e nel canto a cui si aggiunge anche lo studio della danza classica, rinascimentale e del flamenco, ha radici lontane. «Quando avevo otto anni», spiega, «facevo parte della compagnia di mimi con cui mimavamo intere opere liriche. Il teatro per me è stato un colpo di fulmine, l’ho sempre amato tantissimo in tutte le sue sfaccettature già da bambina, come ad esempio il teatro dialettale».

Dopo il diploma di maturità scientifica e un anno di studi universitari nel capoluogo, prende la decisione di trasferirsi a Firenze dove tuttora risiede. «Avevo bisogno di mettermi il mare alle spalle e di voltare letteralmente pagina. Andare a Firenze mi ha sicuramente arricchito umanamente e culturalmente, oltre ad avermi fornito un’impronta molto solida dal punto di vista storico. Oltre a essermi laureata e successivamente specializzata in progettazione editoriale, mi sono anche diplomata alla scuola di archivistica e in solfeggio. Sono altri due tasselli della mia formazione che mi hanno consentito di maturare».

Nella sua carriera sono tanti i riconoscimenti di prestigio ottenuti come il premio al concorso nazionale di poesia Oreste Pelagatti, il Premio Procida Elsa Morante-Il mondo salvato dai ragazzini, la menzione speciale al Premio Rodari, oltre al Premio Andersen come editor nel 2015 e nel 2018 con le collane di poesie ‘’Il suono della conchiglia’’ e ‘’Rivoluzioni’’. Eppure, nonostante un cursus honorum di spessore, Teresa Porcella non si sofferma su questi aspetti, né ostenta una preparazione culturale con fare saccente bensì va in tutt’altra direzione: pesa le parole con parsimonia, sa essere colta e al contempo diretta, senza perdersi in elucubrazioni fini a se stesse e senza dire nulla di più di ciò che è necessario per esprimere ciò che pensa. Ho uno sguardo dolce velato da quel pizzico di malinconia che si portano dentro tutti coloro che vanno oltre la superficie delle cose e il suo modo di porsi lo testimonia appieno.

Tra i suoi autori di riferimento spicca Italo Calvino, di cui nel 2025 ricorrono i quarant’anni dalla scomparsa. «Di Calvino ho sempre amato il fatto che guardasse la scrittura con occhio esterno», sottolinea, «senza paura di tagliare ciò che è superfluo. Inoltre ho sempre amato tantissimo il fatto che abbia lavorato molto sul fantastico, dandogli una dignità letteraria alta. Mi affascina tantissimo il suo sperimentalismo che gli ha permesso di mettersi sempre in gioco. Il primo libro suo che ho letto è stato, come credo per tanti altri, ‘’Marcovaldo’’, se non erro a darmene una copia nel periodo delle scuole medie fu mio cugino».

Immancabile un riferimento a sua nonna materna Teresa Mundula – di cui porta il nome – a cui ha dedicato anche uno spettacolo curato nei dettagli, tra le personalità più influenti della storia cagliaritana – e non solo – per ciò che concerne l’ambito culturale. «Mia nonna Teresa era in grado di mettere a proprio agio tutti, senza mai invadere lo spazio degli altri. Delle sue poesie ho sempre amato la loro ritmicità e la musicalità che sono in grado di evocare». La sua passione per la letteratura per l’infanzia risale agli inizi degli anni Novanta. «Fu un qualcosa di inaspettato anche per me», ricorda, «in quel periodo seguivo un corso di lettura ad alta voce, incentrato interamente sui libri per ragazzi. Da lì mi sono appassionata e mi si sono aperti davvero orizzonti che mai avrei immaginato».

Un’altra sua grande passione, sin da bambina, è rappresentata dalla musica. «Amo tantissimo cantautori come De André, De Gregori oppure artisti cileni quali Victor Jara e Violeta Parra, in grado di legare la poesia alla musica, creando un insieme magico. Fondamentale per me sono stati anche compositori come Bach e Pergolesi, in quanto la musica classica ha rappresentato per un un bagaglio formativo essenziale che mi ha dato tanto».

Dall’Exma ci si sposta verso la Basilica di Bonaria, silenziosa e suggestiva come di consuetudine, illuminata dalle luci tenui di una notte dove i pensieri si tramutano in riflessioni da custodire gelosamente. E, a proposito di riflessioni, una non poteva che essere rivolta a Cagliari. «Non vivo più qui ma ci torno spesso, a tratti anche per periodi abbastanza lunghi un po’ come adesso. Quando torno a Cagliari capisco il perché sono andata via, al contempo quando sono a Firenze ne sento la mancanza. Amo di Cagliari la dimensione dei silenzi, che ho sempre coltivato e che mi permette di scavare a fondo, cogliendo nuovi lati di me che non conoscevo».

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