
di ANNA MARIA TURRA
Il Premio Ozieri di Letteratura sarda, che si conferma il più importante e longevo concorso sull’isola, è il settimo in Italia e nel 2026 festeggerà i suoi 70 anni di vita. Ufficialmente annuncia i vincitori con una diretta su Youtube presentata da Piersandro Pillonca.
A questa edizione hanno partecipato ben 85 autori con 96 componimenti scritti nelle tre sezioni bandite: 57 poesie, 23 racconti e 16 cantzones, ossia quelle costruzioni in versi figlie dirette della tradizione orale. La Giuria guidata dal docente universitario Dino Manca ha avuto modo di valutare tutte queste opere con osservazioni preliminari e successivamente con un profondo confronto dialettico a più livelli, dal quale è scaturita la classifica definitiva.
Teresa Piredda, Luciano Goddi e Antoni Nàtziu Garau si aggiudicano la 66ma edizione del Premio Ozieri. Giunto a questo traguardo importante, il Premio di Ozieri ancora una volta celebra la grande intuizione dell’ideatore Tonino Ledda con una cerimonia finale. Ma soprattutto è la festa della grande comunicazione letteraria in sardo e nelle altre lingue di Sardegna, che ha onorato autori e opere che anche quest’anno hanno saputo distinguersi per profondità e innovazione.
Premiati anche il linguista Michele Loporcaro, la cantante Maria Luisa Congiu, l’illustratore Manuelle Mureddu e lo scrittore Diego Satta.
Conquista il primo posto della sezione poesia “Antoni Sanna” la veterana Teresa Piredda nata ad Escolca, unica donna dei tre podi: canti disperati e orizzonti feriti caratterizzano la sua “Ingurtosus”. Ad essa andrà anche il Premio Emigrati. Nella sezione “Toninu Ledda”, riservata alla prosa, vince il professore di Orune Luciano Goddi, esordiente all’Ozieri, con il racconto dalla prospettiva di un bambino “Su catechìsimu de Madre Tilde”. Vince la sezione “Antoni Cubeddu”, bissando l’oro ottenuto alla 63ma edizione, s’arrepentista di Villaurbana Antoni Nàtziu Garau è un faro puntato sulla sofferenza del popolo palestinese con “Sa boxi muda de s’arrennegu”.
In seconda e in terza posizione troviamo i versi di Antonio Brundu con “A ube sun fughidos?” e di Domenico Battaglia con “Quiddu chi resta d’un fiòri”, le storie di Manuel Cherchi con “De campu e de tzilleri” e di Luca Sedda con “Ballos”, i canti in versi di Gianfranco Garrucciu con “Tu se’ maggjina d’amori” e di Sandro Biccai con “Ite coro?”.

Questi però non sono gli unici premi consegnati durante la cerimonia finale. A teatro sono infatti presenti gli ospiti speciali Michele Loporcaro, linguista e glottologo dell’Università di Zurigo che riceve il trofeo “Premio Ozieri”, Manuelle Mureddu, illustratore e scrittore nuorese a cui sarà dato il “Premio alla cultura”, la cantante etnopop Maria Luisa Congiu “Premio all’arte” e l’ex amministratore pubblico e scrittore di Ittireddu Diego Satta che si aggiudica il premio “Città di Ozieri”.
Michele Loporcaro è uno tra i linguisti più dotati della sua generazione, l’uomo che ha saputo integrare con efficacia la ricerca sul campo con le conoscenze teoriche della linguistica moderna, il suo lavoro viene riconosciuto non solamente dai linguisti romanzi perché è un esempio di metodo per tutti coloro che si avvicinano a questa disciplina considerandola la più dura delle scienze umane. Lui, sardo d’adozione, il sardo lo ha imparato. Quindi apre al nuovo le nuove conoscenze e il suo esempio mostra come chiunque voglia parlare con competenza di lingue neolatine, non possa esimersi dall’avere conoscenze strutturate anche della lingua sarda. Ritirando il trofeo Ozieri consegna un auspicio di scambi intergenerazionali con un suggestivo contributo al dibattito:
«Se la lingua sarda non viene parlata e trasmessa di padre in figlio sarà una lingua morta, qualcosa che si studia come una materia, esattamente come il latino, ma a cosa servirà se nessuno la parla?»
«Arriviamo a questa edizione – afferma il presidente dell’Aps Premio Ozieri Vittorio Ledda – portando ancora avanti il sogno di Tonino Ledda e rimanendo nel solco di quanto fatto da Antonio Canalis, storico segretario del Premio. Ringrazio tutti i poeti, la giuria, il nuovo segretario Marco Fenudi e il vicepresidente Pier Luigi Saba, nonché tutti i partner istituzionali che credono a questa grande esperienza letteraria».

Le storie dei concorrenti sono sorprendenti biografie, come ad esempio quella di Maria Luisa Congiu che nasce a Roma e ci vive fino ai 18 anni poi torna al paese paterno, Oliena, qui frequenta la biblioteca e studia i poeti estemporanei, la poesia sarda in genere, si riappropria della lingua e, con lo strumento della voce, comunica con il canto di valori della tradizione. Anna Cristina Serra, vicepresidente della giuria, sostiene che il Premio presenta diverse novità «Come Luciano Goddi che è stata una grande sorpresa per noi, in un momento storico in cui il Premio continua ad essere riferimento, come ha detto Dino Manca, è importante che continui una visione che spazia e pone la poesia come mezzo di comprensione di una realtà in continua trasformazione.» Poi come, in modo filologico, aggiunge « Non penso sia uno strumento per affrontare ma per far risuonare temi di attualità, come accade nel lavoro di Teresa Piredda che parla di violenza di genere o per Antonello Garau che usa uno schema formale tra poesia e canto.»
Marco Fenudi nel suo nuovo ruolo è anche direttore artistico del Premio Ozieri e precisa «La linea di indirizzo data dal direttivo dell’associazione Aps è quella di raggiungere tramite piattaforme multimediali un numero sempre maggiore di sardi, quelli sparsi nel mondo sono molto più numerosi di quelli sull’isola.»
E per poesia e letteratura, per materia rigorosa o verso libero, per queste pratiche che non si lasciano configurare in una pagina, in questa edizione del Premio letterario di Ozieri la lingua sarda è come la piena di un fiume. La potenza dei versi scritti e parlati trascende la vita. Raccontandola.
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