QUANDO E’ IL GESTO ARTISTICO A CELEBRARE LA VITA NEL PROGETTO DI FRANCESCA APEDDU: SEGNALI DALL’AVANPOSTO N.13 A SEUI

di fronte è Francesca Apeddu

Si è svolta la prima veglia artistica partecipata a Seui, si chiama Arti che vegliano ed è un progetto relazionale-esperienziale di Francesca Apeddu a partire dagli attitus, le tradizionali lamentazioni funebri sarde, ormai quasi del tutto scomparse.

Veglia alla Veglia ha avuto luogo a Seui provincia dell’Ogliastra, l’uno e due novembre 2025 nella sede Avamposto N. 13, gemmazione della Fabbrica di Kimbe, messa a disposizione dall’architetto Salvatore Carboni, una delle figure che si muove negli interstizi e negli spazi di confine dell’arte contemporanea in Sardegna. Salvatore Carboni in p’Arte Kimbe torna a far parlare della creatività dell’isola ospitando questa significativa esperienza di arte concettuale che accoglie le istanze della materia di dottorato di Francesca Apeddu, maestra patrocinata dai conservatori di Ferrara, Pescara, Trieste, Udine e dall’Ente Teatrale Regionale Friuli-Venezia Giulia.

«Non si è trattato di uno spettacolo – spiega Kimbe – piuttosto di un rito collettivo, artistico e umano come metafora di una cultura che sta scomparendo, (o nella migliore delle ipotesi in veloce trasformazione che sta perdendo per strada i codici interpretativi). Una forma di restituzione alla comunità che ci ospita, uno strumento con il quale l’artista rigenera e fa memoria d’ascolto.»

«Veglia alla Veglia è stata la prima restituzione artistica del mio progetto di dottorato e, al tempo stesso, un’indagine sulle possibilità rituali e relazionali dell’arte. Ha coinvolto artisti con competenze diverse — musicali, visive e tecniche — insieme ai cittadini di Seui, tra cui spicca Kimbe, a cui sono particolarmente grata e senza il quale l’idea non avrebbe potuto prendere forma. Lo spazio della veglia è stato un luogo di interazione in cui artisti e comunità potessero incontrarsi oltre le consuete categorizzazioni, un tempo in cui il valore è l’incontro e dove il gesto sonoro si fa dono e memoria condivisa. »

A spiegarlo è Francesca Apeddu che ha ideato il progetto artistico e punta a riscoprire il valore sociale dei riti funebri, attraverso lo sviluppo di una pratica relazionale, rispettosa e creativa, che favorisca un dialogo profondo e che determini un’influenza reciproca tra artisti e comunità. «Il lavoro è nato da un’urgenza di cura e rapporto: verso le memorie, i corpi e le realtà che hanno dato alla luce le tradizionali lamentazioni funebri sarde, is attitus ormai quasi del tutto scomparse.»

Anche conosciuti come attitidos, erano i gesti e il canto lamentoso che le prefiche sarde (attitadoras) usavano mettere in scena durante la veglia funebre. Il rito si svolgeva in una stanza della casa allestita secondo canoni ben codificati, con il letto al centro, rifatto con il miglior corredo, la salma vestita con il suo abito migliore (spesso quello del matrimonio), i piedi direzionati verso la porta per “aiutare l’anima del morto a lasciare l’abitazione”. Durante le ore diurne, la casa rimaneva aperta così che parenti e compaesani potessero rivolgere il loro estremo saluto al defunto, esercitando una presenza silenziosa o drammatica a seconda del momento o della propria indole. Le donne erano chiamate a cantare, soprattutto quelle conosciute per possedere “il dono”. Il canto era in rima, improvvisato, e poteva descrivere il morto nel suo carattere, il suo mestiere, i suoi possedimenti, le relazioni che aveva avuto, episodi specifici della sua vita, una narrazione di come fosse deceduto o di ciò che avveniva durante la veglia stessa. S’attitu era una lamentazione molto espressiva, animava le emozioni dei presenti, costituiva il momento di massima condivisione del dolore e aiutava i dolenti a sopportare il peso dell’assenza del caro nelle prime ore della sua dipartita.

Francesca Apeddu si diploma al conservatorio di Sassari con Carmelita Scano, ottenendo successivamente un master di II livello in musica da camera, il diploma di merito dell’Accademia Chigiana, l’abilitazione all’insegnamento ed il diploma accademico di II livello in flauto e in didattica dello strumento sotto la guida del Trio di Parma e di Wendy Allen. Nel 2013, con la chitarrista Maria Luciani, fonda il Duo Cordas et Bentu che vince diversi concorsi internazionali, incide dischi e matura una crescente sensibilità verso le proprie origini. «La mia ricerca nasce dall’intimo desiderio di relazionarmi in maniera autentica e non stereotipata con la mia terra, – spiega Francesca Apeddu – i suoi prodotti culturali e le persone che la abitano. La restituzione è stata intesa come un gesto di cura e amore verso di essi»

Al progetto apparteneva anche una residenza artistica ideativa dall’8 al 13 agosto 2025 che ha dato corpo alla Veglia alla veglia e durante la quale gli artisti si sono confrontati con i cittadini di Seui rispetto al tema e alla sua restituzione. La residenza ideativa è stata preliminare anche alla realizzazione di tre composizioni, eseguite in prima assoluta dal Duo Cordas et Bentu in diversi momenti della veglia: Trasfigurazione di Michele Ragone, Immagini per un rito funebre frammentato di Elia Perinu e Guida al canto di Gaia Aloisi. Oltre a tali opere musicali, la veglia ha ospitatoVolumi, candele di ghiaccio dell’artista visivo Francesco Marcone e Memorie celesti, trittico fotografico dell’artista visiva Sofia Salerno, anch’esse concepite in seno alla residenza estiva.

Un lavoro che ha visto alternarsi fasi di ricerca sul campo con interviste alle anziane custodi del rito, ricerca bibliografica e produzione di output artistici, e che sottolinea il valore coesivo del rito funebre e la sua capacità di aiutare una comunità a superare il dolore per la perdita. La ricerca si interroga sulla possibilità che l’arte, in una fase storica di negazione dell’assenza, possa invece accompagnare attraverso di essa, offrendo la possibilità di una sperimentazione rituale che trascenda la morte dello stesso rito funebre.

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3 commenti

  1. salvatore carboni

    Bellissimo e interessante articolo, quello di Anna Maria Turra,
    che da Valore e Dignita alle opere agli atti e anche agli artefici che operano ai margini della “Cultura” uficiale in quella zattera alla deriva nel M. Medierraneo che molti chiamano SARDEGNA

    Salvatore Carboni in p’Arte Kimbe

  2. Cristina Fiorenzo

    Francesca sei grande.

  3. Brigida Laurenzana

    Bravissima

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