LA TAPPA NUORESE DEL VIAGGIO IN SARDEGNA DII ANTONIO NANI A FINE OTTOCENTO, CITTA’ DI DONNE SUPERBE E UOMINI ARDITI

Dopo aver visitato la Barbagia nel 1892 a bordo del “Flavio Gioia”, un piccolo e antiquato vapore a ruote, Antonio Nani riporta ricordi e impressioni del suo viaggio “Nella Sardegna Settentrionale” pubblicato a Treviso nel 1900.

Un volumetto ormai raro che raccoglie appunti già apparsi in appendice nella Gazzetta di Treviso quando il 20 aprile del 1899 Umberto I° e Margherita di Savoia presenziarono alla prima cavalcata sarda in loro onore.

Le pagine testimoniano l’amore che l’autore nutriva per la Sardegna “tanto bella e tanto infelice”, nella convinzione che, pur non potendo lenire le piaghe dei “poveri Sardi”, le sue pagine avrebbero attestato almeno la stima e l’affetto di chi, come lui, ha avuto il privilegio di conoscerli da vicino.

Da Civitavecchia Nani era giunto a Golfo Aranci viaggiando con due preti missionari Genovesi che intendevano evangelizzare gli abitanti dell’isola.

In Sardegna – si legge nelle sue pagine – non si viaggia in fretta di certo, ma si va sempre come ad un funerale e qualche volta il treno rallenta, così pare si stia sempre per fermarsi, senza scosse né bruschi movimenti, sì che sorge il sospetto lo facciano a bella posta per dar tempo al viaggiatore d’ammirare, con tutta sua comodità, la campagna sassosa”.

Nani giunse a Nuoro dopo aver visitato Sassari, Tempio e Macomer dove aveva ammirato la natura aspra e pittoresca, i nuraghi e le tombe dei giganti.

Definisce il capoluogo barbaricino “città paurosa per racconti di grassazioni di ricatti e sangue, ma in compenso dalle donne superbe e maestose, da uomini arditi… forse un po’ troppo”.

Racconta di donne vestite con l’antico costume nuorese e di uomini con su zipone di velluto celeste e panno rosso, di gruppi ragazze che si recano alla fontana di Istirita sorreggendo con le braccia alti vasi sulla testa che gli riportano alla mente le fanciulle ebree di Gerico al rientro dalle fonti con le anfore. A pochi passi dalla fontana gli viene indicato un grosso masso di granito collocato sopra un altro macigno, sa preda ballerina, così chiamataperché in tempi lontani oscillava al minimo urto.

Racconta che da quel promontorio si poteva ammirare Nuoro, a sinistra il monte Ortobene, le carceri ottocentesche a forma di anfiteatro (demolite nel 1975), dall’altra parte la caserma, “nel mezzo le case nere della città”. In fondo la Cattedrale di stile greco romano dedicata alla Madonna della Neve con due piccoli e slanciati campanili ai lati del frontone, simili a quelli seicenteschi che si vedevano nel Pantheon che i romani chiamavano orecchie d’asino, attribuiti al Bernini e abbattuti nel 1883 per volere del ministro Guido Baccelli.

L’autore si era fermato a prendere un caffè al bar Tettamanzi, un piemontese venuto a Nuoro mezzo secolo prima per lavorare come falegname nella chiesa della Madonna della Neve che si stava allora costruendo per opera di Fra Antonio Cano.

Il piemontese, “persona allampanata e bonaria”, si era sposato e stabilito in città, realizzando da solo l’attuale caffè. Artista di pregio, oltre ad aver costruito il biliardo, Tettamanzi aveva eseguito tutti i lavori interni nella bottega con specchi, intagli, colonne e vetri dipinti. Il soffitto in legno bianco con rosoni e medaglioni coperti da vetri che simboleggiano le diverse scienze ed arti. In quello centrale, una Minerva trattenuta dal bambino Cupido che abbraccia un Dio pagano. Agli angoli del soffitto, quattro fanciulle raffigurano le stagioni dell’anno. Arredato con piccoli sofà di velluto rosso, l’ambiente ancora oggi (attualmente chiuso per restauro) ricorda i caffè veneziani.

Dopo aver visitato Mamoiada e il santuario di San Cosimo, l’autore del volumetto conclude il suo viaggio passando per Sassari e Alghero prima di salpare il Tirreno.  

https://ortobene.net/

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