LA DOTTORESSA TATIANA LAI, ESEMPIO DI DEDIZIONE E PROFESSIONALITA’: LA COMPETENZA UMANA PER LA SIMDO (SOCIETA’ ITALIANA METABOLISMO, DIABETE E OBESITA’)

Tatiana Lai

Vibo Valentia ha ospitato il 24° Congresso Nazionale della SIMDO, la Società Italiana Metabolismo, Diabete e Obesità, che ha rappresentato uno dei momenti più significativi degli ultimi anni per la comunità scientifica italiana impegnata nella cura delle patologie dismetaboliche. Tra le novità più importanti emerse durante i tre giorni di lavori, si è discusso con grande attenzione di una proposta innovativa e di forte impatto sociale: garantire l’accesso gratuito ai nuovi farmaci per i pazienti in difficoltà economica. Si tratta di terapie in grado di salvare vite e migliorare significativamente la qualità di vita, ma che spesso rappresentano un lusso fuori dalla portata di molti. La proposta, al centro del dibattito, ha sottolineato la necessità di coniugare innovazione scientifica e equità sociale, un tema che ha attraversato tutta la tre giorni del congresso.

Oltre a questa iniziativa, il congresso – guidato dal presidente SIMDO, dottor Giancarlo Tonolo, e dal presidente del congresso, dottor Giuseppe Crispino – ha ribadito con forza il ruolo centrale della multidisciplinarità nella cura di malattie complesse come diabete e obesità. Medici, psicologi, infermieri, dietisti e specialisti dell’obesità hanno discusso di percorsi integrati, evidenze scientifiche, terapie personalizzate e nuove tecnologie, dimostrando come un approccio collaborativo e coordinato possa davvero fare la differenza nella vita dei pazienti. L’Italia, primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come malattia cronica, si trova oggi di fronte a una rivoluzione nella gestione delle cronicità, e la SIMDO conferma il suo ruolo di riferimento nazionale, anticipando bisogni, modelli organizzativi e strategie innovative.

In questo scenario complesso e in evoluzione, emerge con forza la figura dell’infermiera Dottoressa Tatiana Lai, referente scientifica infermieristica della SIMDO e professionista di riferimento nel territorio del Distretto Sociosanitario Sarrabus Gerrei – Area 4 di Muravera. Conosciuta in tutta la Sardegna sud-orientale, la dottoressa Lai rappresenta un esempio di dedizione, professionalità e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti, riuscendo a coniugare esperienza clinica, innovazione e umanità.

La sua vocazione nasce molto presto. «Non è stata una scelta casuale», racconta. «Già da bambina sapevo che avrei voluto fare l’infermiera. A sedici anni ero immersa nello studio, nelle prime esperienze formative in corsia. La mia scelta è sempre stata chiara: aiutare le persone e farlo nella mia comunità». Da quel momento, la dottoressa Lai ha costruito un percorso professionale lungo e articolato, fatto di studio, esperienza, aggiornamento continuo e una crescita costante che l’ha portata a conseguire un master di coordinamento all’Università di Firenze e successivamente una laurea magistrale in Scienze Infermieristiche, affrontando con determinazione il bilanciamento tra lavoro, studio e famiglia. «È stato impegnativo – spiega – ma voglio dimostrare che si può conciliare tutto. Richiede sacrificio, ma dà enormi soddisfazioni e consente di crescere come persona e come professionista.»

Tra i momenti che hanno segnato più profondamente il suo percorso, la nascita del primo figlio resta indimenticabile. «Da infermiera mi sono trovata paziente. Ho vissuto in prima persona fragilità, attese, bisogno di sicurezza. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto sia fondamentale costruire percorsi chiari, umani e rassicuranti. Da lì è nata la spinta a migliorare la professione e a definire percorsi assistenziali più efficaci.»

Oggi la dottoressa Lai porta la sua esperienza e competenza all’interno della SIMDO, coordinando la parte infermieristica scientifica dedicata a diabete, obesità e patologie metaboliche. «Il nostro ruolo – spiega – non è più soltanto tecnico. Siamo presenti nella vita dei pazienti, accompagniamo la loro gestione quotidiana, ci occupiamo di educazione terapeutica, di comunicazione inclusiva e di medicina di genere. Ogni decisione clinica deve tenere conto della persona nella sua interezza».

Quando si parla di sfide professionali, la dottoressa Lai non nasconde le difficoltà. «La carenza di personale, la retribuzione più bassa rispetto alla media europea, la complessità della gestione delle malattie croniche rendono difficile attrarre nuovi giovani verso la professione. Eppure, è proprio qui che servono persone motivate e preparate. La cronicità richiede continuità, competenza e passione. Senza infermieri preparati e motivati, la qualità dell’assistenza non può essere garantita.»

Il congresso ha anche evidenziato l’impatto delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche sulla pratica quotidiana. La dottoressa Lai spiega come oggi il lavoro dell’infermiere in diabetologia sia “sartoriale”: ogni paziente ha bisogni, caratteristiche e contesti diversi, e il percorso di cura deve essere costruito attorno a lui. Follow-up costanti, supporto quotidiano e monitoraggi continui sono strumenti indispensabili per valutare l’aderenza alle terapie, l’efficacia dei farmaci e le condizioni psicologiche del paziente. «La tecnologia ha trasformato il nostro lavoro – sottolinea – sensori, microinfusori, dispositivi digitali e la telemedicina hanno cambiato completamente la gestione della malattia. La diabetologia è stata tra le prime specialità a usare la telemedicina durante la pandemia. Oggi, ogni giorno, accompagniamo i pazienti nell’utilizzo di strumenti sempre più sofisticati, istruiamo, aggiorniamo, sosteniamo.»

Per la dottoressa Lai, tuttavia, la tecnologia non è tutto. «Serve ascolto, tempo, relazione. La cura non è solo tecnica: è presenza costante, sostegno, educazione, empatia.» E aggiunge: «Quello che resta nel cuore è il legame con i pazienti, la fiducia reciproca, la possibilità di essere accanto a chi attraversa momenti difficili.»

Il futuro, secondo la dottoressa Lai, passa anche dalla medicina di prossimità. «La prossimità è fondamentale: la Casa della Salute e l’Ospedale di Comunità di Muravera rappresentano il modello verso cui stiamo andando. Strutture organizzate in modo integrato, con forte presenza infermieristica, dove il paziente cronico trova un punto di riferimento stabile. Servono professionisti preparati, motivati e costantemente aggiornati.»

Alla domanda su quale consiglio darebbe ai giovani che vogliono intraprendere la professione, la dottoressa Lai risponde con fermezza: «Non mollate. La professione richiede preparazione, passione, studio costante. L’infermiere oggi è un professionista intellettuale, capace di costruire percorsi educativi, clinici e relazionali. Siate pronti a diventare una forza nuova per la sanità italiana.» Ai pazienti, invece, dedica un messaggio che sintetizza la sua filosofia: «Ogni persona va trattata come un parente, una persona cara. Rispetto, dignità, ascolto: sono i pilastri del mio lavoro. Dare e ricevere rispetto è la base di tutto. Questa è la mia professione da 33 anni, e voglio viverla con onore e passione.»

La dottoressa Lai evidenzia un principio semplice ma essenziale: in diabetologia, l’assistenza infermieristica non è soltanto supporto tecnico, ma cuore pulsante della cura, capace di garantire continuità, ascolto, empatia e sicurezza ai pazienti, giorno dopo giorno.

Il congresso di Vibo Valentia ha quindi confermato che il futuro della cura di diabete e obesità si gioca su più fronti: innovazioni scientifiche, terapie personalizzate, tecnologia, formazione continua e multidisciplinarità. Ma la storia dell’Infermiera Dottoressa Tatiana Lai ricorda che, al centro di ogni progresso, rimangono le persone: i pazienti che chiedono aiuto e i professionisti che rispondono con competenza, umanità e passione.

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