
di ERINO POLI
Partiamo da dati statistici. Secondo l’ISTAT in Italia vengono stampati più di 85.000 libri all’anno, cioè circa 7.000 libri al mese. In Sardegna circa 600 titoli annuali (dati AIE 2023). Siamo letteralmente invasi dai libri, ma le statistiche ci dicono anche, che i lettori stanno diminuendo e che a fronte di questa ricca offerta di libri, si legge veramente molto poco. L’ISTAT dichiara che nel 2022 solo circa il 40% delle persone, tra i 15 e i 75 anni, ha letto almeno un libro all’anno, dati confermati anche dall’AIE (Associazione Italiana Editori) e dall’AES (Associazione Editori Sardi).
Molti di questi libri sono auto-pubblicazioni o stampati da case editrici a pagamento, che probabilmente non verranno mai letti o letti solo da amici e parenti dell’autore.
Perché allora continuare a pubblicare a questo ritmo? In questo scenario sconfortante, quali sono le potenzialità di una fiera del libro in Sardegna? Che significato assume e quali capacità esprime?
A Nuoro durante la fiera regionale del libro sardo, svoltasi tra il 6 e il 9 novembre 2025, si è cercato di rispondere a queste domande. Quasi cinquemila persone, interessate e curiose, si sono aggirate tra i padiglioni, hanno partecipato agli eventi in programma, alle presentazioni, ai dibattiti e agli eventi collaterali (lo spettacolo teatrale Sono cresciuto a Babele di Giovanni Carroni e i Menu letterari dedicati a Grazia Deledda, Sebastiano Satta e Salvatore Satta). Molti visitatori attenti e competenti, molti autori e molti editori.
La fiera, organizzata dal comune di Nuoro e dall’AES, con il patrocinio della Regione e la partecipazione di Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo) e il festival Mediterranea, si è svolta nei locali del MAN, in pieno centro città.
L’esperienza è stata decisamente un’altra, rispetto al messaggio dei deludenti dati statistici. Non sembrava di assistere a un mercato, ma a una ricerca interessata di una nuova via per la cultura, una speranza condivisa, con la consapevolezza che i libri possono essere il veicolo per l’avvento di un nuovo umanesimo. Aggirandosi nell’esposizione c’era la possibilità di incontrare e parlare con gli autori dei loro libri, dei loro obiettivi, della loro vita in maniera immediata e semplice. Qualcosa di diverso, dalle grandi fiere di libri, fuori dal mercato della grande distribuzione e dei libri considerati come semplice merce, oggetto di guadagno e speculazione. Molti giovani vagavano tra gli stand, alla ricerca di un prodotto innovativo di qualità, in cui analisi storica e realtà quotidiana si mescolassero.
Nei quattro giorni di eventi si sono alternati oltre 30 incontri con gli autori, momenti di confronto e presentazioni molto partecipate. Importanti anche i dati di vendita. Di questo si è discusso durante il forum “Tutti i libri del mondo”, dedicato all’editoria del Mediterraneo e ospitato eccezionalmente in fiera, che ha riunito rappresentanti di diverse realtà regionali.
“Non possiamo che essere soddisfatti del risultato ottenuto, sia in termini di numeri, che di affetto e di vicinanza. Siamo colpiti anche dalla soddisfazione dei nostri associati, che sono presenti in modo autonomo e che hanno concorso fortemente al risultato dell’iniziativa. Sicuramente, il fatto che questa Fiera Regionale del Libro Sardo sia interamente autogestita è stato determinante, per il successo dell’iniziativa.” Così si è espressa Simonetta Castia, presidente dell’AES (che comprende trenta case editrici sarde) ai microfoni di Videolina.
“Il mercato dell’editoria sta riscoprendo l’illustrazione e i giovani devono crederci” ha affermato Toni Demuro, vincitore del premio Lore Ipsum, premiato durante la fiera.
“A un’isola e i suoi libri ho trovato un pubblico attento, che si è lasciato coinvolgere con entusiasmo, segno, per me, che c’è voglia di libri e di racconti, e, soprattutto voglia di incontrarsi”. Così ci ha detto Claudia Crabuzza, autrice del libro: L’eredità delle donne di Casa Lussu – Joyce Lussu e Giovanna Serri – ed. Archivi del Sud.
Insomma possiamo ancora credere nei libri e nella loro magia, per contrastare la paura di un futuro prossimo governato dall’intelligenza artificiale.
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