LA TRILOGIA DI PINOCCHIO, UN LIBRO PER GRANDI E PICCINI: UN’IDEA NATA DALLA PENNA FANTASIOSA DI ROBERTO BRUGHITTA

Carmen Salis e Roberto Brughitta

Roberto Brughitta, come nasce l’idea?

La Trilogia di Pinocchio nasce dall’esigenza di Emanuela Imprescia di partire con il promuovere la donazione del midollo osseo dagli alunni più giovani, come da tempo si fa nei paesi del nord Europa. Il midollo per salvare suo figlio Alessandro era infatti arrivato da una ragazza germanica poco più che maggiorenne, Emanuela si chiese se un gesto così importante a quell’età non fosse frutto di un’educazione alla donazione maturata nel tempo. Partita addirittura dagli ultimi anni della scuola primaria, fu durante un evento ADMO, Associazione donatori midollo osseo, svoltosi a Bolzano, che suggerì di usare la forza di Pinocchio, ossia quel potere misterioso che a oggi ha fatto sì che ci siano più di 260 traduzioni sparse nel mondo. Fu così che nacque il piccolo racconto Trucioli di cuore, contenuto all’interno de La Trilogia di Pinocchio. A Emanuela chiesi però una condizione: lo avremmo scritto a quattro mani. Per quanto potesse raccontarmelo non sarei riuscito a descrivere meglio di lei il periodo passato in quella camera sterile con il figlio, in attesa del miracolo. 

Emanuela Imprescia e l’Admo, un impegno che porta fiducia e risultati

Conobbi Emanuela tramite una pagina Facebook che aveva creato per dare una finestra sul mondo esterno a suo figlio, un bimbo con una grave forma di leucemia, ricoverato in attesa di un possibile trapianto. Mi stupì il suo modo di comunicare, semplice e potente allo stesso tempo. Inoltre, per arrivare a tutti senza cadere in nessuna forma di pregiudizio, quando ci fu il periodo più critico, non chiedeva di pregare, ma di cantare. Fu così che mi ritrovai in casa da solo e con gli occhi lucidi a cantare Il cerchio della vita del Re Leone. È passato tantissimo tempo ormai da quel 28/3/2012, giorni in cui conobbi di persona Emanuela, al tempo solo una donna con una forza tale che solo una mamma disperata può avere, ma la sua energia non si è mai spenta, anzi. Dal 2013 è la presidentessa dell’ADMO Alto Adige e insieme a un nutrito gruppo di volontari, con eventi in piazza, incontri nei teatri ma soprattutto nelle scuole, esegue una campagna di sensibilizzazione per la donazione del midollo osseo che ha portato a risultati eccezionali. 

Quanto è importante parlare di donazione ai bambini?

È molto più che importante, oserei dire necessario. Il periodo che va dai 6 ai 12 anni è caratterizzato come quello dove l’apprendimento è maggiore. Per tale motivo bisogna sfruttarlo per far sì che il bambino possa immagazzinare più informazioni possibili ma, soprattutto, quella consapevolezza che una volta raggiunta la maggiore età non possa prendere solo la patente, ma come il più importante dei supereroi entrare a far parte di quella banca dati che un domani potrebbe salvare una vita o, ancora, sempre per lo stesso scopo, diventare un donatore di sangue. Potrebbe sembrare qualcosa di impossibile, ma posso garantirvi che questa è la strada giusta, in quanto ho potuto assistere di persona a come giovani ragazzi non solo hanno compreso il messaggio, ma sono divenuti a loro volta messaggeri, parlandone in famiglia e spesso spingendo genitori o fratelli maggiori a diventare donatori. A Confermare la potenza del messaggio, nei giorni scorsi Emanuela mi ha comunicato che in Sicilia una ragazza che interpretò il Gatto nel teatro di Altamura, in una rappresentazione ispirata a Trucioli di cuore, donerà a novembre e salverà la vita del suo fratello genetico in chissà quale paese del mondo.

Un libro che mette in campo una squadra di persone che hanno un fine comune

La meraviglia di questo piccolo grande progetto è proprio questa. Di Emanuela abbiamo detto tanto, doveroso però è anche ricordare Giuseppe Pisano, un dirigente medico con la passione del disegno. Prima di disegnare una scena, la legge così attentamente che spesso è grazie a lui che scopro dei particolari che durante la lettura mi erano sfuggiti. Parlo soprattutto del racconto originale di Pinocchio ovviamente, che grazie al fatto che sia ormai svincolato da diritti d’autore, abbiamo potuto inserire nella Trilogia. Grazie a Giuseppe sono stati inseriti ben trenta splendidi disegni a colori. Che dire poi di Ivano Argiolas? Lo conobbi durante un incontro con degli studenti dell’ultimo anno di un liceo scientifico. Prima di iniziare a parlare chiese chi di loro quel giorno avrebbe donato il sangue. Tra una trentina di persone si sollevò timidamente una mano, lui allora esclamò: “Sono morto”, alludendo al fatto che una sacca di sangue non è sufficiente per una trasfusione, quindi cominciò subito dopo a parlare di Talassemia. Alla fine rifece la stessa domanda, ma questa volta le mani sollevate superarono la dozzina. Il lavoro di Ivano va avanti da anni con una dedizione assoluta, addirittura si è offerto di recarsi in America a fare da cavia per una cura sperimentale che purtroppo non è andata a buon fine ma che ha comunque dato un grande contributo alla ricerca. Io non ho fatto altro che avere la fortuna di incontrare queste persone nel mio cammino e penso seriamente che questa sia un’ottima squadra per il nostro fine: la donazione. Adoro il termine “dono” al contrario della parola “baratto” non ci si aspetta nulla in cambio. Nessun donatore infatti, sia di sangue che di midollo, riceverà mai un grazie dalla persona che lo riceverà, mai gesto fu più nobile.

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