
Giovanni Canu
di LUCIA BECCHERE
“Il suo forte primitivismo arcaico e il motivo dominante che emerge dalla cultura della donna-madre, scompaginano a priva vista il visitatore” scrive Domenico Fumagalli, Presidente MacLula, sull’artista Giovanni Canu in mostra al Museo Arte Contemporanea Lula dal 18 ottobre 2025 al 1° marzo 2026.
Nato a Mamoiada, maturità artistica a Torino dove ha frequentato i primi anni dell’Accademia Albertina, Canu ha completato gli studi all’Accademia di Brera di Milano con una tesi sulle avanguardie sovietiche.
A Nuoro si era fatto subito notare per le sue originali qualità artistiche. “Agivo quasi d’istinto” – confessa -, tanto che Raffaelo Marchi, mio mentore, mi definiva pittore naif”.
Dall’ottanta a Milano, dove vive, si dedica alla scultura chiudendo definitivamente con il figurativo. “Ho deciso di attingere da ciò che più mi apparteneva della mia cultura nuragica, il megalitismo – dichiara -. Il cemento armato mi permette di lavorare la scultura dalle grandi dimensioni legata ad alcuni movimenti della Land Art, arte che si sviluppa anche nel paesaggio urbano, una scultura da vivere dentro l’opera”.
Nel 1985, finanziata dalla regione Sicilia, ha realizzato una scultura di 2 metri per 14, con pietra lavica dell’Etna, acqua e fuoco, esposta nel parco delle terme di Arcireale.
Nel ‘90 ha creato un’opera in cemento armato di 6 m per 16 dal titolo “Percorso della scultura dal minimale all’arcaico”, esposta al museo archeologico di Milano. Si visita dall’interno come in un viaggio dentro l’utero materno e alla fine del percorso, una struttura di 2m per 4 in bronzo poggia su una vasca d’acqua simulando il liquido amniotico. L’opera richiama al pozzo sacro e in particolare a quello di Santa Cristina. “Partendo dagli archetipi del megalitismo – spiega -, ho realizzato opere con marmi, graniti, basalto e acciaio, forme d’arte che si sviluppano quali creazioni cosmiche nello spazio, dal titolo “archetipi cosmici”, sempre alla ricerca di quel riferimento al nuragico che mi porto dentro tanto che i critici di Milano mi hanno definito scultore arcaico”.

Di recente, Giovani Canu ha donato al Comune di Lula una scultura in ferro, “Simbolo dello spazio cosmico”, mentre al MacLula ha fatto dono di un’opera in marmo “Monte Albo”, che si può ammirare nello spazio antistante.
Nelle sue opere il simbolo materno si coniuga con una versatilità d’interpretazioni e forme. Quale il messaggio artistico? “Il Pozzo Sacro, dove venivano depositati i bronzi d’adorazione dell’acqua, è fondato sull’elemento spazio con riferimenti alla pietra, all’acqua e alla natura, rappresentava anche la donna, elemento femminile importante, da lì il titolo alla mia opera “percorso dentro l’utero materno”, che rimanda alle viscere del nostro pianeta. Quello che si sviluppa nel ventre materno è l’universo embrionale che ho chiamato “ventre della terra”, dove nasce anche l’attività vulcanica. Una mia opera presente al MAC è intitolata “Eruzione vulcanica” perché richiama a tutto quello che si genera nel sottosuolo, che è vita”.
Che cosa rappresenta la raffigurazione materna? “Il simbolo femminile rappresenta ogni mia attività, l’esistenza stessa dell’essere umano. Dall’embrione materno si sviluppa l’universo, il genere umano e io ho cercato di rappresentare l’origine della specie umana”.
Le sue sculture si mostrano legate ora col ferro, ora col rame ora con la lana. Cosa significa questa legatura?
“Alla base di tutto c’è una ricerca di rapporto materico tra pietra e filo di lana, filo di ferro e corda. È l’aspetto di compressione della materia, il filo che comprime la materia e trattiene la forma. Rispecchia anche il mio legame con la vita, con la terra e con l’idea di madre. Sono braccia sottili con le quali le due materie si legano e si comprimono. Molte opere hanno per titolo “Abbraccio”. Ecco sono forme e elementi della natura che si legano in un abbraccio. Tutto questo rimanda alla mia fase figurativa quando la stretta di mano e l’abbraccio nel saluto veicolavano un significato molto forte. È un proiettare l’umano nella materia. In fondo nel mio periodo figurativo c’era il disegno embrionale della mia scultura”.
Che cosa rappresenta quel periodo per lei? “Èstata una tappa importante che non si discosta affatto dall’artista di oggi. Quello che sto facendo adesso è materico, rappresenta una forma più matura del figurativo espresso in modo diverso”.
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