I VERSI DI CHICCHINU NEL POEMETTO DEL DOLORE E UNA MALATTIA VISSUTA NELLA VERGOGNA: FRANCESCO CUCCA E LA MORTE DELL’AQUILETTA

Franca Tanganelli

Dedicato a Maria Nieddu Tanganelli (1986-1956) il “Poemetto del dolore” Edizioni “Egles”, scritto da Francesco Cucca nel 1945, rivela tutto lo strazio di una madre per la prematura scomparsa della figlia Franca.

Francesco Cucca (1882-1947), detto Chicchinu, rimasto orfano all’età di 6 anni ha frequentato la famiglia Nieddu fino a quando è rimasto a Nuoro. Si sa poi che i suoi spostamenti sono avvolti da un certo mistero. Servo pastore a Fonni, garzone di cantina e minatore a Iglesias fino al 1902 quando cominciò ad accostarsi da autodidatta allo studio della letteratura, mentre in Tunisia si occupava di commercio di legname per conto della ditta livornese Lumbroso e poi in proprio.

Rientrato più volte in Sardegna, non ha mai perso i contatti con la sua gente. Socialista e anarchico, fu amico di Deffenu, Sebastiano Satta, Lipparini, Puccini, de Gubernatis, Paolo Orano e Grazia Deledda, autore di diverse opere e di molti inediti mai recuperati se non qualche frammento.

Nel 1939 una grave crisi finanziaria lo costrinse a stabilirsi a Roma lavorando come interprete, traduttore, insegnante di lingue straniere e consulente tecnico al ministero dell’Industria.

A Napoli, dove in seguito si era trasferito con l’incarico di ispettore dell’ENAL, morì di trombosi il 7 maggio 1947. Franca Tanganelli, figlia di Dante e Maria Nieddu, nata a Nuoro nel 1924 è scomparsa a 21 anni di TBC e di ignoranza quando era al terzo anno di lettere e filosofia a Cagliari.

A quei tempi la tubercolosi era gravata da pesanti pregiudizi perché contagiosa, sembrava colpisse le persone più fragili, più malnutrite. Tanti morivano perché non curati o mal curati in quanto non tutte le terapie di cui si poteva disporre erano risolutive.

Quando Franca si ammalò, Maria era già vedova e condivise questo “segreto” solo con la sorella Costanza, nascondendoloperfino all’altro figlio Ernesto che studiava medicina a Perugia. Nell’intimità familiare veniva curata con la frollata d’uovo, con una sorta d’ingessatura fatta d’albume sbattuto e quando usciva di casa le venivano fasciate le gambe con delle bende per simulare una frattura che giustificasse quello stato fisico molto debilitato. Nessuno doveva sospettare una TBC, perché se conclamata, veniva additata e allontanata perché veicolo di contagio.

Per tutto questo, la povera Franca non venne curata adeguatamente e presto andò incontro alla fine.

La morte della sorella è stata per Ernesto Tanganelli motivo di grande dolore e aveva avuto tanto da ridire sull’operato della madre e della zia. A 23 anni è stato il medico più giovane d’Italia, diventato un ottimo chirurgo specializzato in otorinolaringoiatria -, morì a 40 anni nel ‘62 in seguito alle conseguenze di un incidente stradale.

Cucca era amico di Maria, “alla quale dall’infanzia, sacra fratellanza mi lega” scrivenella dedica ai “canti di dolore e di rimpianti”.

Nei suoi versi, Chicchinu ricorda quanto fosse viva in lui “la dolce sera trascorsa accanto a te/ ai tuoi figlioli, Franca ed Ernesto” (L’incontro). Canta la “Bella fanciulla ardita/la cui dolcezza appare indefinita/in un volto che è tutta una canzone / Molt’era l’ansia di salire in alto/che in petto ardeva della giovinetta/sembrava un’imperterrita aquiletta/tesa a un sublime superiore assalto”. (L’Aquiletta).

Poi il poeta, dopo averla celebrata da viva, si chiede “Qual fatto avvero uccise la creatura a tutti prediletta? / Chi spezzò la sua ardente giovinezza? / Mentre il suo pensiero corre veloce al dolore di una madre che ha perso anzitempo la propria figlia “O Madre, o Madre! Sotto la terra fredda/ora giace con lei tutto il tuo amore/ o madre che facesti tuo dolore/quanto fu breve tuo supremo vanto”. (Morta).

Il poemetto si chiude con l’esortazione del poeta alla madre affinché cessi il pianto perché “un’alma non è disfacimento, non è salma, ma eternità che al nulla ci trafuga/la sua anima è una lampada votiva/che dà luce nel buio al tuo tormento”. Esortandola a prestare ascolto al canto della figlia che come una nenia le chiede “di proteggere l’altra pianta/ch’ora si strugge del tuo chiuso pianto” (Pianto).

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