UN GRIDO DI DENUNCIA CONTRO LA BRUTALITA’ DEI CONFLITTI, LA GUERRA E’ ANCHE LA NOSTRA INDIFFERENZA: ALESSANDRO DI BATTISTA SCUOTE LA SARDEGNA

Un monologo intenso, crudo, privo di filtri. Alessandro Di Battista ha portato al Teatro Civico di Assemini una riflessione tagliente sulla guerra e sulle sue conseguenze, in un incontro che ha scosso profondamente il pubblico. Sala gremita, cittadini di ogni età e provenienza, un silenzio carico di tensione emotiva. Il giornalista e attivista ha scelto di non addolcire la realtà: immagini forti, testimonianze visive di bambini mutilati, medici senza mezzi, vite spezzate. Di fronte a quelle scene, la sala si è ammutolita. Non era solo la rappresentazione dell’orrore: era un atto d’accusa verso la narrazione dominante, un invito a rompere il velo dell’indifferenza. “Non possiamo più ignorare”, ha affermato Di Battista, mentre scorrevano sullo schermo volti segnati dalla disperazione. “Quando ci giriamo dall’altra parte, diventiamo complici”.

Senza ricorrere esplicitamente alla metafora della caverna di Platone, Di Battista ha guidato il pubblico in una riflessione sulla realtà percepita e quella reale, sul ruolo dei media e sulla distorsione sistemica dell’informazione. L’obiettivo: spingere lo spettatore a guardare oltre, a cercare la verità dietro la propaganda, a non accettare passivamente le versioni ufficiali. Ma il suo intervento non si è limitato alla denuncia. È stato soprattutto un appello all’azione perché la libertà non si conquista chiudendo gli occhi ma affrontando la verità, per quanto dolorosa. E la guerra non è solo là fuori: è anche qui, nella nostra capacità – o incapacità – di reagire. A fine serata, il messaggio era chiaro: svegliarsi, informarsi, esporsi. Perché il primo passo per fermare l’orrore è smettere di considerarlo un problema altrui.

Ai giornalisti italiani – e sardi in particolare – che hanno scelto di voltarsi dall’altra parte, che hanno barattato la verità per un posto comodo nel recinto del potere, questo monologo lancia un messaggio scomodo ma necessario. C’è una vergogna che vi cammina accanto, silenziosa e persistente: è quella della banalità del male, che non urla, ma si insinua nei titoli omertosi, nei silenzi calcolati, nelle domande mai fatte. Non serve censurare per essere complici: basta scegliere cosa non raccontare. Quando la guerra viene filtrata, edulcorata, ignorata – e con essa la sofferenza di chi la vive – non si fa solo un torto alla professione. Si tradisce la missione del giornalismo stesso: dire la verità, anche quando fa male. Di Battista ci ha ricordato che non c’è neutralità possibile davanti all’orrore. E chi sceglie di restare in silenzio, o peggio ancora di giustificare, non è spettatore. È parte attiva di un sistema che prospera sulla menzogna e sull’indifferenza.

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3 commenti

  1. 🤣Di Battista e verità, due termini che non possono stare insieme!
    Spero per l’editore a proprie spese che ne abbia stampato poche copie.
    Che c’entra poi su Tottus in PARI?

  2. Gli hanno provati tutti i leccapiedi ora gli resta Di Battista. Sardi inutili

  3. Sebastiano Catte

    Mi dispiace ma un propagandista che difende le ragioni di un regime criminale (mi riferisco alla Russia di Putin) non merita alcun rispetto

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