LA CONVENTION DEI GIOVANI EMIGRATI SARDI, VISTA DA DENTRO: IL RACCONTO DELL’ESPERIENZA DI ALGHERO

Ognuno in un aeroporto diverso, qualcuno in nave, altri già a casa, guardando fuori alla ricerca di quel familiare sciabordio di onde che ci ha accompagnato negli ultimi tre giorni. Passeggiando per il piccolo aeroporto di Alghero, finiscono così per me i tre giorni di Convention, tra saluti e sorrisi che accennano tristezza, a ricordarci quanti legami abbiamo stretto in così poco tempo.

Tra il 22 e il 24 Ottobre ad Alghero si è svolta, dopo 14 anni dall’ultima, la “Convention dei Giovani Emigrati Sardi”, tre giorni di laboratori, conferenze, dibattiti e aperitivi, fortemente voluti dall’ Assessora Desirè Manca, e dalla Regione Autonoma della Sardegna. Lo scopo ultimo, come espresso dal dott. Sechi il primo giorno di conferenza e ribadito anche dall’Assessora al lavoro, era “far crescere la nostra regione, intavolando relazioni tra voi giovani dentro e fuori l’isola, ma soprattutto promuovere il dialogo con le istituzioni, perché per risolvere i problemi bisogna fare rete”. Ragazzi da tutta Italia, e rappresentanti dei circoli da tutto il mondo, si sono riuniti nella “Piccola Barceloneta sarda” per partecipare ad un evento “importante”, e collaborare alla realizzazione di un documento da presentare alla Regione che potesse esprimere le criticità che la nostra generazione vive, e proporre soluzioni coerenti con i bisogni comuni.

Il 22 Ottobre si è aperta, nel Centro Pastorale di Alghero, la prima sessione introdotta dal dott. Marco Sechi, dell’assessorato al lavoro, con una breve presentazione del conteso da cui partivamo e un’infarinatura del programma dei tre giorni. Poco il tempo per le presentazioni, scandito da battute veloci, probabilmente volte a sottolineare il tono informale che trasmetteva apertura nei nostri confronti. Dopo i vari interventi, tra cui quello di Domenico Scala, della Consulta regionale dell’emigrazione sarda, che ha sottolineato l’importanza dei “circoli come luoghi sociali” e l’esigenza di aprirsi alle nuove generazioni, seguiti dalle varie associazioni di tutela, tra cui la FILEF, ACRI e “Fernando Santi”. Si sono poi alternate le presentazioni dei vari circoli dal mondo: prima fra tutti l’Argentina che ha commosso la platea ricordandoci “che la risposta alla domanda: e fra 20 anni?… dipende da noi ora, …, e che noi siamo la prova che le radici seppur lontane continuano a dare frutti.”; è stato poi il turno dell’Olanda che ha riportato invece l’attenzione su come stimolare il bisogno di appartenenza nei giovani emigrati. Successivamente il microfono è passato ai rappresentanti dell’Australia, Spagna, Belgio, Giappone, Canada, Polonia, Germania, Svizzera. Hanno fatto un timido saluto le rappresentanti del Brasile e infine ha preso parola l’Italia, che ha esposto un sondaggio che evidenziava le tematiche che avremmo affrontato successivamente. Chi più organizzato, chi impacciato, chi si aspettava di dover parlare davanti ad un pubblico, chi meno. Tutti hanno parlato, ed ogni parola suonava autentica e ogni sguardo trasmetteva il desiderio di condividere idee e opinioni. Il pomeriggio è continuato con un gioco detto “Bingo Umano”, a cura della FILEF, composto da domande che ognuno di noi doveva fare a persone diverse, una divertente ricerca di risposte per fare per primi “bingo!”. Abbiamo cominciato così a conoscerci. Tra cena e dopo cena abbiamo stretto ancora di più, partendo dalle solite domande di circostanza, sulle rispettive università e lavori, o sulla città d’origine, fino ad arrivare a risate assordanti, di quelle che ti fanno scordare che ore sono.

La mattina dopo un po’ assonnati ci siamo recati puntuali al porto, per il tour della città, che ci ha accolto con un feroce maestrale. Un pranzo con vista sulla spiaggia, e siamo volati di nuovo al Centro Pastorale per una breve e simpatica lezione di lingua sarda. Dopo il “coffee break” è iniziata la seconda sessione pratica, “Open space”, fulcro delle attività dei tre giorni, gestito da Rete Gaia. Abbiamo proposto circa 45 tematiche e ci siamo divisi in 12 gruppi di

dibattito, con lo scopo di scrivere ognuno un report da presentare alla regione il giorno seguente. Economia, Connessioni, Continuità territoriale, Politica, Ruolo dei Giovani, erano solo alcuni dei macro temi discussi. Purtroppo eravamo sempre un po’ stretti con i tempi, e in un’ora sola ogni gruppo ha dovuto stilare un documento il più possibile formale e completo. Le opinioni sull’esperienza si sono rivelate unanimi, un dibattito costruttivo, ognuno si è sentito libero di parlare, ma poco il tempo. Essere divisi per tematiche da noi proposte ha permesso che il dibattito non fosse forzato, ognuno parlava di ciò di cui voleva discutere, rendendo così la sessione decisamente produttiva, e il lavoro piacevole. Una nota dolente però la durata, una sola ora per pensare, dibattere e redigere il fine ultimo della convention, cioè le nostre proposte, paragonato alle ore di presentazioni che seppur necessarie sarebbero dovute passare in secondo piano, è sembrato alla maggior parte di noi un tempo insufficiente. Abbiamo tutti riconosciuto l’utilità dell’esperienza e la soddisfazione nel portarla a termine in un ambiente che ci ha fatto sentire accolti, anche se abbiamo dovuto fare tutto un po’ di corsa. Condivisi tutti i documenti siamo scappati in hotel per prepararci alla Cena Ufficiale al ristorante del Centro Congressi. Giacca, cravatta, tacchi e profumo, tra foto ufficiali con l’Assessora Desirè Manca e un buonissimo filetto di tonno scottato la serata passa velocemente, chiacchierando e scoprendo un po’ di più di ognuno di noi.

La mattina seguente ci ritroviamo al Centro Congressi Quarté Sayàl, per la sessione istituzionale della Convention, del 24 Ottobre. Prendiamo tutti posto e la Presidentessa della Regione Autonoma della Sardegna Alessandra Todde dà il via alla conferenza. “Ognuno di voi ha una storia, ma sono convinta che si porta dietro una parte di Sardegna. Siete qui, siete operativi, siete il presente!” esordisce, sottolineando l’importanza “dell’essere motori di questo cambiamento” e precisando la volontà di ascoltarci, di collaborare. Si susseguono gli altri interventi istituzionali. Tra i più interessanti: quello del Sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto, “non è un male fare esperienza, è un male non trovare le condizioni per tornare“, del Vescovo di Alghero-Bosa, che ci ha portato la sua esperienza di emigrato, e ultima l’Assessora Desirè Manca che fin da subito ha manifestato la sua volontà di venirci incontro. “Percepisco che vi sentite a casa e questo mi e ci spinge a coinvolgervi“. Ringrazia le istituzioni simbolo di una “legalità presente” e continua invitandoci: “parlate di voi,” non fermatevi davanti “a chi ha paura del nuovo” e ancora un appello: “chi vuole tornare non aspetti le condizioni perfette, ci aiuti a crearle e chi è indeciso sappia che qui c’è una regione pronta ad ascoltarvi!”. Un sentire condiviso, che vuole essere di stimolo, “non ha senso la politica senza una realtà viva, e voi ci siete. L’avete dimostrato con forza pochi giorni fa e oggi, mi avete fatto sentire orgogliosa di essere sarda.” Finalmente saliamo sul palco, prima le delegazioni dal mondo e poi noi. Ogni gruppo ha esposto il suo report, portando proposte concrete e un bisogno di chiarimenti, risultato dei numerosi dubbi che i dibattiti hanno evidenziato. Seppur il tempo per parlare era poco, ognuno di noi lo ha usato al meglio.

Avremmo potuto argomentare forse di più ma abbiamo riempito ogni minuto datoci a disposizione. Le istituzioni presenti si sono dimostrate disponibili e felici di risponderci, di avere un confronto. “Serve comunicazione, siamo molto più avanti di quanto possiate credere in alcuni campi, e abbiamo bisogno di voi per quelli dove non lo siamo” spiega la Presidentessa Todde. Un concetto condiviso anche dalla Consigliera regionale Camilla Soru, che con un gran sorriso ci invita ad avere fiducia in noi, “serve una rete per voi ma anche per noi. Le competenze le abbiamo dentro di noi, dentro l’isola, dobbiamo saperlo e raccontarlo.” Molti i progetti proposti, “bisogna lavorare sul back” spiega Umberto Ticca, Consigliere regionale, riferendosi al “Programma Master and Back”, “vogliamo diventare un luogo in cui qualcuno sceglie di venire, o restare.” Un’intenzione condivisa, quella che si percepisce, fatta di speranza e ascolto.

Tutto molto bello e condivisibile, adesso però aspettiamo solo che le azioni siano all’altezza della retorica, e se anche una sola parte di tutto quello che è stato detto diventerà concreto, allora avremo vinto tutti. Un’esperienza che ci lascia “molta ricchezza”, come ha espresso la Presidentessa Todde, che solo così sarà stata veramente utile. Tre giorni pieni, correndo per Alghero a suon di risate, dibattiti, sveglie presto e connessioni. Un ricordo prezioso che porteremo con noi, con la speranza di poterlo rivivere ogni anno.

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4 commenti

  1. Tiziana Deidda

    brava

  2. scusate Ma avete mandato ai circoli sardi in Germany qualche avviso

  3. Barbara Regina

    Franca Cidali c’è scritto anche nell’articolo. I giovani della Germania sono anche intervenuti a parlare. Erano di 4 città diverse.

  4. ❤️❤️

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